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25 APRILE

Lo strazio delle venti giovani morti di Villadose

Ricordato dal sindaco Pierpaolo Barison e dal presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese l'eccidio avvenuto 77 anni fa alla casa del pastore, dopo i rastrellamenti di Ceregnano

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VILLADOSE (Rovigo) - 20 sono i nomi scolpiti nel marmo all'interno del cimitero di Villadose dei morti ammazzati dalla barbarie nazifascista del 25 aprile 1945 quando, mentre le truppe alleate stavano dilagando nella pianura padana e stavano attraversando il Po, un reparto di militari tedeschi rastrellò una ventina di uomini nei pressi di Lama Polesine, nel comune di Ceregnano.

La colonna di ostaggi venne fatta quindi sfilare per le campagne polesane fino a quando non fu fatta fermare presso una casa vicino al cimitero di Villadose. Qui gli ostaggi, eccezion fatta per uno che fu salvato dall'intervento di un farmacista, vennero prelevati a gruppi di tre e fucilati lungo il muro del camposanto.


Dopo la partecipazione delle autorità alla messa presso la chiesa parrocchiale di Villadose il corteo per la commemorazione ufficiale del 25 aprile ha deposto una corona presso il monumento dei caduti in cimitero e un mazzo di fiori presso la cosiddetta casa del pastore. E' stata inaugurata la lapide dedicata al centenario del milite ignoto al quale Villadose ha conferito la cittadinanza onoraria e le celebrazioni si sono concluse presso il monumento dei caduti con gli interventi del presidente della Provincia di Rovigo Enrico Ferrarese e del sindaco di Villadose Pierpaolo Barison.

"Onorare i nostri caduti non è un esercizio di semplice pietà. E' un esercizio di memoria che ci fa ricordare chi siamo e le ragioni profonde del vivere - ha ricordato il sindaco Barison - Vivere non si scrive con le parole ma con i progetti. Vivere è un verbo che si coniuga soltanto con gli atti. Vivere non è legato a quanto vivi ma a come vivi.

Questo dà senso alle morti strazianti di tanti giovani caduti nella seconda guerra mondiale. Questo dà senso alle tantissime morti di oggi per effetto di questa pandemia che ci affligge. Non gettiamo nel cestino questa memoria. Per noi. Per loro.

Stringiamoci in questa memoria. E' quello per cui tutti hanno combattuto: per un noi da costruire, per un noi imperfetto ma umano, per un noi senza confini radicato nel loro sangue" ha concluso il primo dittadino.

Subito dopo presso la sede comunale è stata inaugurata la mostra "Oltre il volo c'è di più" realizzata a cura dell'Istituto comprensivo di Villadose.

Alla mattinata si è unita la Banda musicale di Villadose, l'associazione Protezione civile di Villadose, l'associazione Lagunari truppe anfibie, la sezione Anpi di Villadose e l'associazione nazionale Combattenti e reduci.
 
Articolo di Lunedì 25 Aprile 2022

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