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POLITICA ROVIGO

Bergamin prova il reset della giunta per evitare la sfiducia

Situazione critica in Comune. Il gruppo degli otto consiglieri della Lega mettono alle strette il primo cittadino. O reset o protesta ad oltranza

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ROVIGO - Si è preso qualche ora di riflessione il sindaco Massimo Bergamin, chiuso nel suo ufficio di Palazzo Nodari, nella mattinata del 31 gennaio. E ne ha motivo di dover pensare a come gestire quanto gli sta capitando attorno. Il gruppo consiliare della Lega, gli otto del partito che l’hanno sempre sostenuto e protetto in questi quattro anni di giravolte e inchini senza mai essere coinvolti in qualsivoglia decisione e in giunta, ha chiesto il reset della squadra di governo e dei vertici delle società partecipate. Una richiesta operativa che la Lega fa assieme a Forza Italia, ma che per il Carroccio ha ormai un significato di merito.

O reset o sfiducia con l'incognita delle dimissioni. Alla fine Massimo Bergamin ha deciso per la sopravvivenza: tutti a casa gli assessori e un po' di tempo per ricostruire la maggioranza.

I quattro assessori nominati dal sindaco, Alessandra Sguotti, Federica Moretti, Stefano Falconi e Susanna Garbo, viene sottolineato che fanno parte del “gruppo Bergamin” e non del gruppo Lega. Quindi quattro nomine che spettano al partito di maggioranza più numeroso. Assessori che ad altri gruppi politici, come Forza Italia, Obiettivo Rovigo e Presenza cristiana, è stato permesso di scegliere, ma alla Lega no.

Non è solo una questione politica. “Tutto è bloccato: - osserva qualcuno - lavori pubblici fermi, sociale fermo, polizia municipale sotto bersaglio, viabilità nel caos”. Della questione polo natatorio da almeno 6,3milioni di euro non si sa nulla. Il progetto del recupero dell’ex Maddalena, sempre che non cada il governo e che la disposizione non sia cambiata, se ne riparla tra anni. I negozi in città chiudono uno dietro l’altro, mentre le buche sono ancora lì, e si intende spendere soldi pubblici per una festa di carnevale privata al teatro Sociale. Le famose giravolte di Bergamin nella gestione rifiuti e nella fusione dei gestori delle acque (aveva da portare avanti il no del consiglio comunale, invece è diventato vicepresidente della nuova società), esponendo la maggioranza e il gruppo della Lega in primis a mandare giù bocconi assai amari, sono difficili da dimenticare per tutti. Dall’altra parte la Lega è forte a livello nazionale, mai come ora.
Un voto a maggio non spaventerebbe il gruppo Lega. Anzi. Comunque vada sarà Bergamin a decidere.

A bocce ferme le possibilità del primo cittadino erano solo tre.

Primo scenario. Il sindaco accetta il reset richiesto: sacrifica amici e persone a lui care e di fiducia per preservare l’amministrazione, fa quello che gli viene chiesto e il gruppo di maggioranza si ricompatterebbe con energia e voglia di fare bene fino a primavera 2020. La sua immagine in qualche modo potrebbe guadagnarne: il figliol prodigo è sempre ben visto e apprezzato.

Secondo scenario. Il sindaco non accetta il reset, piuttosto che essere sfiduciato si dimette entro il 4 febbraio. Qui scattano i 20 giorni in cui potrà fare retromarcia. Se il sindaco pensasse di ritirarle il 25 febbraio, sicuramente scatterebbe lo scenario numero tre. Se invece il sindaco non le ritira entro il 24 febbraio, il comune andrà al voto a maggio. Lui non perderebbe la fiducia degli attuali amici in giunta e nelle partecipate, ma, a meno di offerta ristoratrice, questa scelta è un totale ko a livello personale. Agli occhi dei cittadini sarebbe l’ammissione di non avercela fatta. Poco male. La gente apprezza di più uno sbaglio ammesso, che una posizione suicida col prosciutto sugli occhi.

Scenario numero tre. Se entro il 4 di febbraio Bergamin non si dimette scatta la mozione di sfiducia, dal momento in cui viene presentata il consiglio comunale va convocato entro 10 giorni, se votata diventa subito effettiva, per cui basta che la mozione sia votata entro il 24 febbraio per mandare a casa Bergamin e ritornare alle urne a maggio. D’altra parte Lega dice di avere un candidato interessante come nuovo sindaco, questo la dice lunga sulla sua determinazione. In questo panorama anche il voto del consiglio provinciale del 3 febbraio gioca un ruolo importante. Ogni singolo voto dei consiglieri rodigini pesa più di quello degli altri, e c’è chi aspetta di contare quanti consiglieri voteranno l’unico candidato del comune di Rovigo, il leghista Michele Aretusini, per capire i “traditori”.

Bergamin ha deciso per la strada più semplice, mandare a casa tutti gli assessori ed ha proceduto ad azzerare la Giunta Comunale con decreto sindacale n.2 del 31.1.2019
 
“Si è ritenuto di dover procedere alla revoca della nomina dei componenti della Giunta Comunale, dando atto che, tale revoca si basa su valutazioni di opportunità politica-amministrativa a seguito di verifica politica e che non si tratta di atto sanzionatorio, né di atto che riguarda motivi personali o professionali legati ai singoli assessori, ma di un provvedimento dettato oltre che da valutazioni politiche anche a garanzia della coesione e della unitarietà della azione di governo con il preciso obiettivo di perseguire con piena efficienza il programma politico e di rilanciare l’azione politico-amministrativa nell’esclusivo interesse pubblico, a favore della cittadinanza e nel rispetto del buon andamento e della imparzialità della Pubblica Amministrazione”.
Articolo di Giovedì 31 Gennaio 2019

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