Condividi la notizia

BADIA POLESINE (ROVIGO)

Le foibe non sono un’invenzione, purtroppo

Alessandro Wurzer ritiene sia giusto conoscere i fatti per acquisire consapevolezza degli eventi che hanno portato al giorno del ricordo 

0
Succede a:

BADIA POLESINE (RO) - Sul caso scatenato dall’intervento su facebook di un membro dell’associazione nazionale partigiani d’Italia di Rovigo ed ampliato dai media tanto da far intervenire Luca Zaia e lo stesso ministro Matteo Salvini (LEGGI ARTICOLO), Alessandro Wurzer (profugo istriano) ha voluto esprimere un punto di vista pacato ma veritiero testimoniando che “Le foibe non sono un’invenzione storica, purtroppo”.

Ha anche dato una chiave di lettura originale delle commemorazioni affermando che “Più che ricordare sarebbe giusto conoscere i fatti  per acquisire consapevolezza degli eventi evitando di scivolare in una rappresentazione della vendetta psicologica dei buoni sui cattivi. Capire la storia può aiutare a superare l’istintiva contrapposizione da stadio che crea odio e non favorisce il ricordo oppure produce una reazione opposta di noia”. 

In effetti Alessandro, la cui madre fu internata in un campo di prigionia per il solo fatto d’essere italiana, ha amaramente constatato che, da quando si è istituito il “Giorno del ricordo” (nel 2004 con la legge 94), l’attenzione si è via via affievolita e la celebrazione di quell’orribile pagina di storia è divenuta un guscio vuoto in cui riversare contrapposti pregiudizi fino ad arrivare al negazionismo. “Il ricordo deve essere un ricordo consapevole, non può essere imposto e men che meno pilotato”ha proseguito Wurzer che ha ravvisato l’origine di quel dramma nelle scelte discutibili dei politici di allora chiamando in causa perfino Churchill che, promettendo a  Draza Mihailovic capo dei "Cetnici" un confine post bellico sull’Isonzo incoraggiò  le successive  pretese espansionistiche del maresciallo Josip Broz Tito nuovo interlocutore notoriamente foraggiato dagli alleati Anglo-Americani in funzione anti Sovietica.  In altre parole la verità è complessa e non può essere declinata a questo o quel pregiudizio. Quello delle foibe (le cavità carsiche ai confini orientali d’Italia)  fu, in ogni caso, una delle pagine più crudeli del dopoguerra (basti pensare che molti vi finirono probabilmente ancora vivi). 

“Per dare una dimensione di quello che accadde nei giorni della liberazione - ha proseguito Wurzer - basti rammentare che Tito volle occupare prima Trieste che Fiume, anche se la città era più lontana dalla Jugoslavia; addirittura le sue truppe si scontrarono con alcuni soldati del contingente neozelandese, i primi Alleati che arrivarono a Trieste  poi l'incidente fu ricomposto ma nelle foibe sono stati ritrovati anche i resti di soldati neozelandesi”. Furono vicende politiche tormentate e, per certi versi oscure, che si conclusero solamente con il trattato di Osimo del 1975 che finalmente sancì lo stato di fatto di separazione territoriale venutosi a creare nel Territorio Libero di Trieste a seguito del Memorandum di Londra (1954). “Tuttavia - ha concluso Wurzer - la veridicità di quelle tristi vicende non ammette confutazioni anche se, per ovvi motivi anagrafici, la generazione che lasciò Istria, Fiume e la Dalmazia sta scomparendo e con lei anche quelli che erano stati la lingua, le tradizioni, la vita e l’incanto multiculturale di quelle terre: quel microcosmo adriatico dove la cultura italiana si mescolava a quella slava, greca, ebraica ed albanese. Il 10 febbraio renda almeno omaggio alle vittime innocenti di quelle barbarie”. 

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Giovedì 31 Gennaio 2019

Condividi ora la notizia con i tuoi amici

Oggi in Spettacoli e Cultura

La tua opinione conta!

Contribuisci alle discussioni quotidiane con gli altri utenti di RovigoOggi.it