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TEATRO SOCIALE ROVIGO

Quanta bellezza nella tragedia di Otello 

Uno dei maggiori successi del Balletto di Roma per la coreografia di Fabrizio Monteverde in scena il 3 febbraio. Roberta De Simone e Vincenzo Carpino protagonisti. Pubblico entusiasta

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ROVIGO - Affascinante e applaudissimo spettacolo quello di Otello del balletto di Roma andato in scena al teatro Sociale giovedì 3 febbraio 2019. Riallestimento di uno dei maggiori successi della compagnia che Fabrizio Monteverde, uno dei migliori autori italiani di danza contemporanea, ripropone nella versione originale per il tour 2019. In questa versione, il coreografo (e scenografo) rivisita il testo shakespeariano lavorando sugli snodi psicologici che determinano intreccio tra i protagonisti Otello, Desdemona e Cassio.

Sono in 12 i danzatori in scena, sei coppie, più Desdemona di Roberta De Simone, e il protagonista Otello di Vincenzo Carpino.

Lo spettacolo sviscera il rapporto uomo donna, un rapporto violento in cui la donna è succube e gli uomini dominano. Il conflitto tra i sessi vede sul palcoscenico gli uomini danzare davvero, con passi ricchi di slancio, sembrano volare, aiutati dai “cappotti volanti” in dotazione, mentre le donne hanno movimenti ridotti e contriti, dimessi, a volte sofferenti.

Il torbido contrasto viene accentuato dall’uso di due colori il rosso e il nero. 

I passi a due sono commoventi. Il primo tra i due protagonisti li vede tuffarsi l’uno nell’altro, ma appare anche il gesto accennato delle mani di lui sul collo di lei, la gelosia e il sentimento di possesso presenti. Nell’ultimo passo a due, quello che porta all’omicidio, lui non la vuole più, la rifiuta, lei non capisce perché, usata e gettata come un oggetto. Ritornano i passi del primo duetto ma tutti scombinati.

Bravi i due protagonisti, anche tutto il corpo di ballo se la cava bene, apprezzato il danzatore di Iago. 

Su tutti però vince Monteverde. Sarà un riallestimento ma la danza è sublime, l’avvicendarsi della storia è chiaro pur nella complessità delle coreografie, l’alternanza dei passi è avvincente pur nella ripetizioni dei temi singoli e di gruppo, la precisa identità psicologica dei protagonisti, la musica scelta, di Antonin Dvořak dal quartetto dell’Americano e dal trio, è perfetta per la trama e i sentimenti espressi; le scene essenziali, immediate per individuare il “porto franco” di uomini, donne e situazioni; il coordinamento in un tutt’uno con i costumi di Santi Rinciari e il light designer Emanuele de Maria fanno di questo balletto, uno spettacolo con la s maiuscola. 

 

 

Articolo di Venerdì 1 Febbraio 2019

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