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RUGBY TOP12

Impressioni dalla tribuna Quaglio

Il plauso agli avversari di sempre. Il derby tra FemiCz Rovigo e Petrarca Padova visto dalla tribuna

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ROVIGO - Sembra proprio che per quest’anno non ce ne sia per nessuno, sembra. Sinceramente a mia memoria non ricordo di aver assistito ad una partita di rugby dove si sia mosso così tanto il pallone con un campo così pesante. Forse solo quella volta, nel dicembre del 2009, quando il primo Rovigo di Umberto Casellato dava del filo da torcere alla super corrazzata Toulon allenata da Tana Umaga e composta a referto dai vari Johnny Wilkinson, Manuel Contempomi e Sonny Bill Williams. Quella volta fu una giornata particolare quando giocatori, staff, presidente e tifosi (e Luca Guerra) si presentarono allo stadio muniti di badili per spalare la nave dal sacro campo e permettere così l’incontro previsto per le ore 14.00. Quel giorno ho ringraziato il Signore di esser nato in pianura, vivere in montagna dev’essere una faticaccia! Fu una sconfitta più che onorevole, solo 7 a 30, ma quello che i ragazzi del Rovigo seppero dimostrare fu pazzesco. Forse aiutati dalle condizioni del campo ghiacciato, seppero tenere testa allo squadrone francese fino quasi al termine della partita.

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La partita giocata domenica scorsa dal Rovigo mi ha fatta provare tutta la gamma di emozioni che una partita incerta possa riservare al suo pubblico. Dal delirio di onnipotenza dopo la prima e istantanea meta, e dopo aver visto la strategia di gioco di Umberto, impostato sul movimento del pallone, fino alla paura dall’essere raggiunti dal nostra avversario, che si era improvvisamente risvegliato dopo che, per errore, gli avevamo mostrato un fianco scoperto. Ma quest’ultima impressione è durata solo poco tempo. Poco dopo il Rovigo di Umberto Casellato ha mostrato tutta la sua natura genuina, vera e sincera, quasi selvatica. A tratti sembra quasi di leggere fra i giocatori la voglia di battaglia di un toro imbufalito che vede rosso, oppure nei tre quarti si scorgono le caratteristiche dei cavalli selvatici che liberi scorrazzano e corrono liberi e felici per le prateria dell’Arizona. Ma forse mi piace solo fantasticare.

Ovviamente ci sono ancora dei meccanismi da aggiustare, e anche se non si riuscirà a vederli aggiustati per bene, Umberto, da vecchia volpe, riuscirà a trovare qualche strategia vincente tale da sopperire a queste lacune, di questo ne sono ciecamente convinto.

Domenica poi si è celebrata la presenza n.150 di una colonna storica della Rugby Rovigo: Edoardo Lubian. Edoardo è un tipo di giocatore di rugby tipo “Made in Rovigo”, uno che non ha mai avuto paura di mettere il viso e le mani nel fango per prendere quell’accidenti di pallone ovale e portarlo al di là della linea bianca che segna i pali per far felice la sua città, prima ancora che se stesso. Un giocatore generoso, corretto come un chirurgo, anzi un farmacista, e orgoglioso della propria maglia, squadra, città. Poi c’è stato il tempo per festeggiare il m.o.m. Matteo Ferro, capitano coraggioso e saggio di questo splendido Rovigo di quest’anno, giuste tutte le scelte fatte domenica.

Alla fine del match c’è stato anche i momento per il nostro avversario, il nostro alter ego. Il Petrarca Padova incarna da sempre il nostro “noi stessi” da superare del nuotatore o del corridore, la nostra prova maiuscola che ci promuove o ci boccia come un professore all’Università. Hanno la maglia nera come quella degli All Black, in loro omaggio, e a tratti ne incarnano anche lo spirito, al di sopra delle righe. Superarli in un incontro ufficiale rappresenta un gran prova di maturità per il Rovigo di ogni campionato, e molto spesso la sconfitta o la vittoria ne segna sempre il destino prossimo. 

Il saluto dei suoi giocatori al pubblico di casa alla fine della partita ha dimostrato tutta la stima e il rispetto che essi hanno verso il Rovigo, stima e rispetto ricambiata dagli scroscianti applausi della Quaglio.

Stefano Padovan

 

   

 

Articolo di Martedì 5 Febbraio 2019

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