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POLITICA COMUNE ROVIGO

Opportunismo contro senso di responsabilità

Silvia Menon si rivolge ai colleghi di opposizione, secondo lei la mozione di sfiducia e l’approvazione del bilancio sono tutte scuse per ottenere più tempo ed evitare le elezioni di maggio 2019 

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ROVIGO - “Il sindaco è già senza una maggioranza. Adesso la scelta è se farlo cadere entro il 23 febbraio, che significa andare ad elezioni a maggio 2019 ed un commissariamento di soli 3 mesi, oppure tenerlo in vita fino al 24 febbraio, che vorrebbe dire elezioni nel 2020 e un anno e 4 mesi di commissario prefettizio”. 

Sono i due scenari che Silvia Menon, consigliere comunale di minoranza, prospetta in queste settimane di caos amministrativo che vedono il sindaco Massimo Bergamin senza più una giunta (LEGGI ARTICOLO) e nel tentativo di ricostruire le alleanza anche senza una maggioranza con i vari gruppi politici che non lo sostengono più. Nemmeno la minoranza sembra volere questo (LEGGI ARTICOLO). Unico gruppo fedele è proprio Presenza Cristiana (LEGGI ARTICOLO), oltre ad Antonio Rossini (lista Tosi). Lega, Forza Italia e il gruppo Obiettivo Rovigo (che si è dichiarato fuori dalla maggioranza) hanno espresso a chiare lettere in un documento i requisiti necessari per ripartire, documento che è nelle disponibilità del sindaco da un paio di settimane. Il sindaco ha deciso di aprire le “consultazioni” per provare a trovare un accordo di fine mandato proprio con le minoranze, gli indipendenti, i fedelissimi di Presenza cristiana e il gruppo Lega. Consultazioni che, almeno ieri, hanno visto non un sindaco propositivo, ma un sindaco in ascolto.

Menon si rivolge ai colleghi consiglieri di minoranza. “A optare per il commissariamento fino al 2020 è chi non vuole dare la parola ai cittadini, chi teme il voto dei cittadini come la finta minoranza che desidera un anno in più per organizzare la campagna elettorale. Questo sindaco ha avuto 4 anni. Possibile non sia riuscito a fare nulla in 4 anni? Il suo tempo è scaduto. Qui c’è solo da fissare un appuntamento con il notaiochi non viene vuol dire che è un opportunista e preferisce Bergamin alle elezioni. I cittadini però lo devono sapere. Devono conoscere i nomi di chi si prende la responsabilità di continuare ad affidare a questa “armata Brancaleone” il governo della città. La strada della mozione di sfiducia di Vernelli è lunga e fatta proprio per dilatare i tempi. Richiede tempi tecnici che rischiano di farla slittare a dopo il 24 ed inizierebbe il solito ‘mercato delle vacche’”. 

Secondo Menon quindi la mozione di sfiducia serve solamente a procrastinare la durata dell’amministrazione, “inqualificabile che abbiamo già sfiduciato ad ogni consiglio comunale. Anche la storia dell’approvazione del bilancio di Masin è solamente una scusa ed è penoso ascoltarla da chi dovrebbe far parte dell’opposizione. Si è reso conto ora Masin che il sindaco di Rovigo è il suo vicepresidente in AcqueVenete? Poteva rinunciare a fare il consigliere anziché paventare come leggittimo impedimento il fatto di essere dipendente di AcqueVenete quando gli fa comodo. Il bilancio preventivo è stato già ultimato dagli uffici e inviato alla Giunta che doveva dare ultima approvazione. Serve comunque un mese per portarlo poi in consiglio (15 giorni agli uffici per redigere i documenti allegati, 10 giorni per fare emendamenti, 5 giorni per il parere sugli emendamenti). Sono tutte scuse per ottenere più tempo e pensare alle “careghe”. La realtà è che far cadere il sindaco entro 23 febbraio significa andare ad elezioni a maggio, con un commissario che amministra per 3 mesi e che destinerà tutte le risorse alle cose più necessarie come strade e manutenzioni. Le risorse non sono perdute, anzi è molto probabile che il commissario faccia meglio di Bergamin e dei suoi ex assessori”. 

Articolo di Mercoledì 6 Febbraio 2019

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