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CRISI DI MAGGIORANZA COMUNE ROVIGO

Troviamoci dal notaio. Altre strade fanno solo perdere tempo

Nadia Romeo, capogruppo del Pd, invita i consiglieri delusi, arrabbiati, sconfortati a fare “l’unica cosa giusta e sicura per il futuro: dimettersi”

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ROVIGO - L'amministrazione Bergamin terminerà di sicuro, e sarà fatta una lista: chi lo ha sostenuto, in maniera irresponsabile, e chi ha avuto il coraggio, anche se all'ultimo momento, di dimettersi, facendo qualcosa di buono per la città.
“Cosa c’è da dibattere in aula? Dal notaio si va e cinque minuti dopo si è risolto il "caso Bergamin" e di questa fallimentare amministrazione”.

Nadia Romeo, capogruppo del Pd, si rivolge col pensiero ad Ivaldo Vernelli, consigliere comunale di “Italia in comune”, che alle consultazioni del sindaco (LEGGI ARTICOLO) ha tirato fuori dal cilindro una mozione di sfiducia da far firmare a tutti i consiglieri che ci stanno. “Una bella mossa teatrale di Vernelli, ma la mozione di sfiducia porta a far scadere i termini, verrà approvato il bilancio e poi arriverà il commissario. Un modo per prendere tempo. Col rischio che nel frattempo la maggioranza si ricompatti”.

“Approvato il bilancio che senso ha mandare a casa Bergamin? - questa volta Romeo si rivolge a Matteo Masin - Il bilancio è una manovra politica e quello che potrà produrre Bergamin sarà frutto di giacchette tirate, farà tanti "mucchietti" per fare tante piccole cose per far contenti tutti”. “E’ lampante che un commissario qualsiasi, anche alla prima esperienza, farà sicuramente meglio, perché destinerà le risorse (poche) per la città per i cittadini, gestendo anche le emergenze, senza timore e senza suggerimenti dall'esterno”.

Romeo fa i conti. Servono 17 firme per andare dal notaio e chiudere definitivamente questo “brutto ed imbarazzante capitolo per Rovigo”. “Noi della minoranza siamo undici, più Borella, Goldoni, Zanotto, Dolcetto, e i tre di Obiettivo Rovigo che si sono tirati fuori dalla maggioranza. Siamo addirittura 18, senza contare Antonio Rossini, eletto nella lista Tosi in minoranza, da sempre filo Bergamin, e Matteo Masin, nota stampella dei primi cittadini, lo fu anche per Bruno Piva. Non a caso Masin è soprannominato il ‘soccorso rosso’ da quel che resta della maggioranza”.

E’ giusto andare a votare a maggio 2019. E’ giusto non perdere altro tempo, ripartire con velocità perché se non andiamo dal notaio il bilancio sarà frutto di inciucio”. “Perché Paolo Avezzù non di dimette da presidente del consiglio?”. “Una mozione di sfiducia non lo salverà dalla sua responsabilità di essere stato al fianco di Bergamin, lui e il gruppo Obiettivo Rovigo sono responsabili quanto il sindaco di tutto quello che non è stato fatto”. Avezzù d’altro canto fa sapere che dal notaio non andrà: “ho gia dato col notaio” dice.

“Alla città serve un investimento serio sulla città. Pensiamo al commissario Ventrice che nel 2015, prima delle elezioni che poi hanno portato alla vittoria di Bergamin, aveva risolto il debito di Polesine acque, il parco Maddalena sarebbe aperto, aveva risolto il caso Unipol. Bergamin ha bloccato tutto”.

"Se si potesse contare sui due consiglieri della minoranza Rossini e Masin ce la faremmo, anche senza Avezzù, ma invece si sa come sono le cose. Glielo spiegherà Masin ai cittadini di Granzette perché il "suo" sindaco che ha bloccato via Munerati è ancora lì al suo posto”.
Articolo di Mercoledì 6 Febbraio 2019

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