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ROVIGO E I RODIGINI

“Omaggio ai nostri grandi vecchi”

Roberto Magaraggia ricorda i bei tempi andati, quando la dignità era l’essenza stessa di una vita di sacrifici

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“Ringrazio il cielo per essere nato e vissuto in un’epoca irripetibile. Ho fatto in tempo a vedere che si arava con i buoi, come ai tempi di Giulio Cesare. Ho visto calpestata dall’uomo la magica luna esaltata nel superlativo “Canto notturno” di Leopardi. Ho imparato tantissimo dai contadini, non tutti in possesso della licenza elementare, che si raccomandavano al loro capo locale del sindacato di Bagnolo Po, Arnoldo Casarotto, per essere assegnati a operare in campagna dai miei. Per il trattamento loro riservato. Ho avuto alle spalle una grande famiglia. Di gente onestissima, rispettata e posso affermare benvoluta. Chi si alzava il mattino presto, per lavorare, pensava solamente ad operare al meglio. Diventava un onore accudire le vacche, tenere pulita la stalla. O ogni altro lavoro nei campi. E non per far piacere ai miei genitori e zii, ma per loro stessi. Per la loro dignità. Quanta saggezza ho assorbito nei loro comportamenti. O dalle loro poche parole pronunciate. Ci si esprimeva solo se si aveva qualcosa da dire che valesse più del silenzio. Quanta semplicità e pulizia vi era nella loro abitazione, spesso composta da due stanze, che occupavano assieme ai figli. La loro parola data era un impegno, un contratto.

Mi commuovo ancor oggi, a distanza di tantissimi anni, quando mi reco al cimitero e transito accanto alle loro tombe. Mi sembra sentire le loro voci: chiamare quel bambino che ero io. Li saluto, li abbraccio, li ringrazio. Mi fermo, li osservo nei loro ritratti, depositati rigorosamente in bianco e nero sulle lapidi, e immortalati mentre indossavano l’unico vestito che li aveva accompagnati durante la loro decorosa esistenza, e ho la sensazione che mi sorridano. Ne incrocio, di questi anziani che hanno costruito questo Paese che noi stiamo lentamente demolendo, al supermercato, a passeggio per Rovigheto. Mi basta un’occhiata per capire la loro vita fatta di sacrifici e dignità. Quella di riuscire a vivere, e far vivere con le loro pensioni non certo all’altezza dei sacrifici compiuti, figli e nipoti. Mi commuovo pensando che anno dopo anno ne vedrò sempre meno, perché questa è l’esistenza. La stessa che ci pone in questi tristi giorni a cospetto di questa ciurmaglia di mezze tacche che sta rappresentando la farsa in Comune a Rovigo. Una carnevalata”.

Roberto Magaraggia
Civica Rovigo
Articolo di Giovedì 7 Febbraio 2019

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