AMPLIAMENTO DISCARICA DI SANT’URBANO
Rischio Pfas nell’acqua dell’Adige, e dunque negli acquedotti del Polesine
Grido di allarme dagli ambientalisti della Bassa padovana: “Fermiamo l’ampliamento per abbattere i Pfas”. La rete idrografica su cui insiste la discarica confluisce nel fiume di confine tra le due province di Padova e Rovigo
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“A maggio 2018 - spiegano i comitati in un comunicato - il Comune di Sant’Urbano è stato inserito nella mappa dei comuni veneti a rischio Pfas. La Gea srl (società che gestisce la discarica,) si è prontamente attivata per realizzare un impianto (unico nella Regione), per il trattamento del percolato e l’abbattimento dei Pfas”. In realtà si tratta della richiesta di ampliamento di circa 1 milione di metri cubi di rifiuti, mascherato da “riconformazione morfologica della copertura finale della discarica”. Il progetto, già bocciato nel 2015 dalla Regione Veneto per l’opposizione dei Comitati e degli amministratori comunali dell’epoca, viene ora sfacciatamente ripresentato”.
E’ la collocazione della discarica a rendere sensibili le associazioni ambientaliste che cercano un assist anche nei territori limitrofi, come accadde quella volta del progetto della diga sull’Adige appena a nord di Badia Polesine. I Pfas rischiano di entrare nelle falde dell'Adige e nell'atmosfera, nel sistema irriguo delle culture di Lusia e in un ambiente finora indenne perché non ancora raggiunto dagli sversamenti del vicentino.
“La discarica - spiegano - insiste su un’area caratterizzata dalla presenza di un fitta rete idrografica compresa tra il canale Gorzone e il fiume Adige, che alimenta gli acquedotti delle province di Padova e Rovigo e dove persiste il rischio d’alluvioni. Questo progetto di ampliamento non riguarda quindi solo Sant’Urbano, ma tutto il territorio”.
Ivaldo Vernelli, consigliere comunale a Rovigo di Italia in comune, si sta mobilitando: "La preoccupazione si estende dunque anche alla qualità dell’acqua dell'Adige che alimenta l'attingimento idropotabile di circa 200 mila persone.
Invito tutti a contrastare l'ennesima speculazione che mette in secondo piano le preoccupazioni dei cittadini per la salute e l’ambiente. Tutti i consigli comunali che hanno a cuore la qualità delle acque dell'Adige debbono approvare una mozione per inserirsi come soggetto interessato alla Valutazione di impatto ambientale".
D’altra parte l’allarme lanciato dalle associazioni industriali venete, Confindustria Veneto in primis, è chiaro, servono impianti di smaltimento di rifiuti industriali speciali perché le aziende non sanno più dove tenerli, gli impianti di smaltimento sono pochi rispetto al fabbisogno oltre al fatto che le procedure di smaltimento sono complesse e la filiera non funziona come dovrebbe.
Per il comitato popolare Lasciateci Respirare di Monselice, di Terre nostre Veneto e dell'associazione L’altra Este, un’alternativa c’è: “Chiediamo di procedere con il percorso “rifiutizero” evitando così inceneritori e discariche, che per gli affari di pochi, devastano l’ambiente e minano la salute di migliaia di persone.
Fermare questa “discarica tattica regionale” costringerebbe ad accelerare il percorso virtuoso nella gestione dei rifiuti”.
“Intanto si scopre che Acquevenete - conclude Vernelli - già smaltisce nei propri depuratori l'ingente percolato di Taglietto e Sant'Urbano, discariche redditizie per chi attrae rifiuti speciali.
A noi restano viabilità compromessa, cattivi odori, rischi per la salute, Tari alle stelle”.
Articolo di Venerdì 8 Febbraio 2019
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