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CRISI DI MAGGIORANZA ROVIGO

Tutti lo vorrebbero a casa, ma per il momento Bergamin rimane dov'è

Massimo Bergamin incontra i commissari di Forza Italia e Lega Piergiorgio Cortelazzo e Fausto Dorio, che non decidono di staccare la spina, ma si aggiornano alla prossima settimana

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ROVIGO - Il sindaco di Rovigo Massimo Bergamin ha incontrato alle 15.00 nella sede di Acquevenete a Monselice quelli che potrebbero essere i suoi angeli salvatori per continuare nella sua esperienza di primo cittadino del comune capoluogo della provincia di Rovigo.

Non è in atto un giudizio sul merito dell'operato di Bergamin, ma una riflessione sulla opportunità da cogliere in chiave politica. La Lega vorrebbe andare al voto già a maggio di quest'anno ed è pronta a gettare a mare l'esperienza di un sindaco che si è logorato da solo isolandosi dal partito, mai convolto nelle scelte strategiche, che non ha portato alcun beneficio d'immagine all'ex sindacato del Nord, oggi partito sovranista al Governo del Paese assieme ai Cinquestelle.

Forza Italia è timorosa di "tradire" un'alleanza con la Lega che potrebbe vederli di nuovo insieme, in un momento in cui gli azzurri contano poco, mentre il neo Carroccio vola, ma al di là dei numeri, il partito fondato da Silvio Berlusconi, ha persone che sul territorio che fanno politica da decenni, conoscono quando trasformarsi, possono chiamare bianco ciò che sembra nero.

Ed allora, anche se la Lega vorrebbe staccare la spina ad un sindaco che non è più della Lega, un sindaco pronto a ricorrere al soccorso rosso, un sindaco che crede di poter comprare protezione elargendo incarichi che se non ci sono, si possono creare, vedi il caso del direttore generale di Asm spa (LEGGI ARTICOLO), Forza Italia afferma, pensando di fare bene, per voce di Piergiorgio Cortelazzo, che "loro" non andranno dal notaio per far dimettere i propri consiglieri, "Non siamo dei codardi" afferma.

Sempre "loro" come Forza Italia non firmeranno la mozione di sfiducia proposta dalla minoranza, ma sembrano comunque consapevoli che Bergamin non avrà futuro come sindaco.

Praticamente Bergamin non ha i numeri per andare avanti, non vuole dimettersi, almeno finchè non gli venga prospettata una "promozione" da qualche parte, ma la sua ex maggioranza alleata non si assume la responsabilità di mandarlo a casa.

L'atteggiamento è abbastanza normale quando le dinamiche di un territorio sono affidate a persone "da fuori" che decidono senza vivere le difficoltà di una città come Rovigo bloccata da anni e senza prospettiva fino al prossimo maggio 2020, e se i due commissari di Lega e Forza Italia non hanno deciso oggi, venerdì 8 febbraio, di liberare Rovigo dal sindaco Massimo Bergamin, ci riproveranno la prossima settimana.

Nel mentre, per la seconda volta, è stata consegnata da Fausto Dorio a Bergamin la richiesta che lui ha affermato di non aver mai ricevuto, ma che ha da lunedì scorso sul tavolo: programmazione puntuale delle attività fino a maggio 2020 e revisitazione completa, da subito, delle partecipate dipendenti dal comune di Rovigo, ovvero niente Alessandro Duò in Asm spa, nemmeno Ivano Gibin in Ecoambiente ed in Polaris.

Bergamin afferma di non accettare veti personali sulle figure scelte da lui, nel mentre la minoranza ha fissato il notaio per la raccolta delle dimissioni ed il gruppo di Obiettivo Rovigo sembra essere pronto ad aggregarsi solo nel caso in cui non riceva sufficienti garanzie per incarichi a proprio beneficio.
Articolo di Venerdì 8 Febbraio 2019

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