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IMMIGRAZIONE ROVIGO

Forte preoccupazione per le conseguenze delle nuovo Decreto sicurezza

Incontro in Questura di Cgil, Cisl e Uil: una misura che aumenterà irregolarità e lavoro nero

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ROVIGO - “Irregolarità, lavoro nero, insicurezza: saranno questi gli effetti del cosiddetto “Decreto sicurezza” in Italia e in Polesine in particolare”. Lo sostengono le segreterie di Cgil, Cisl e Uil di Rovigo dopo un incontro in Questura dedicato al tema immigrazione. I sindacati esprimono unitariamente forte preoccupazione per le conseguenze delle nuove norme sul futuro di tante persone che da anni vivono e lavorano nel nostro territorio. 

Sulla legittimità costituzionale di queste misure, in merito in particolare ai principi di accoglienza e integrazione, sono state da più parti sollevate riserve, ad esempio, sull’inapplicabilità di certe norme si è già espresso il Tribunale di Milano. Le norme contenute nel decreto Sicurezza infatti, prevedono il rispetto di requisiti alquanto rigidi per ottenere la conversione o il rinnovo del permesso di soggiorno rilasciato per motivi umanitari. Nella sola provincia di Rovigo, i permessi rilasciati per motivi umanitari sono stati 178 nel 2018 e 145 nel 2017.

“L’abrogazione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, parzialmente sostituito da “permessi speciali” per casi particolari – dicono Pieralberto Colombo, segretario Cgil Rovigo, Francesca Pizzo, Cisl Padova Rovigo e Riccardo Dal Lago Uil Rovigo – avrà in Polesine effetti particolarmente gravi. Non essendo espressamente prevista, ma nemmeno vietata, la possibilità di conversione in permesso per attesa di occupazione, tutti i lavoratori stagionali che da anni vivono nel nostro territorio si trovano esclusi da ogni forma di tutela, essendo temporaneamente privi di un contratto di lavoro nel momento della scadenza temporale del permesso. Ciò metterebbe in forte difficoltà non solo questi lavoratori, ma le stesse imprese che, da tempo, ricorrono all’utilizzo di questa manodopera stagionale.

Per la stessa Questura di Rovigo, che non ha avuto indicazioni precise sull’argomento, allo stato attuale la richiesta per conversione del proprio permesso di soggiorno in permesso rilasciato per attesa occupazione, è considerata “irricevibile”. E dato che non ci sarà alcuna risposta in forma scritta di quanto sopra da parte delle autorità, non ci potrà essere nemmeno la possibilità di fare ricorso legale. 

In buona sostanza, tutti coloro che chiedono la conversione di un permesso di soggiorno abrogato per legge, dovranno presentare contestualmente un contratto di lavoro in corso di validità per ottenerne uno nuovo. Senza contratto di lavoro, nessun permesso nuovo, senza permesso di soggiorno nessun nuovo contratto di lavoro. La situazione quindi di questi lavoratori, attualmente inoccupati a causa della stagionalità del lavoro agricolo o turistico, che si vedono impossibilitati a convertire il proprio permesso di soggiorno diventa quindi insostenibile.

A meno che, non si chieda il rinnovo di quello esistente sperando di rientrare nella casistica “casi speciali” prevista dal decreto. Coloro che non rientreranno nei “casi speciali” e non potranno convertire il proprio permesso per assenza temporanea di un contratto di lavoro, perderanno il diritto di risiedere legalmente sul territorio italiano.

“Rimane quindi l’incertezza per quello che accadrà ai lavoratori stagionali una volta scaduto il contratto. Il rischio è quello che migliaia di persone, senza diritti né prospettive, ma già integrati nelle nostre città, andranno ad ingrossare le fila dei lavoratori irregolari e ad alimentare il caporalato e il lavoro nero”.

Infatti, nell’impossibilità di ottenere un titolo regolare di soggiorno e un’accoglienza dedicata, i richiedenti asilo con le loro famiglie saranno esposti al lavoro irregolare, ai ricatti e allo sfruttamento, con conseguenze pericolose anche sul piano della sicurezza. Inoltre il decreto non affronta la questione di chi nel nostro territorio ha aperto una posizione all’Inps, paga i contributi, attende il riconoscimento dello status di rifugiato e ora perde ogni diritto, o si vede raddoppiare i tempi per avere una risposta alla domanda di cittadinanza”.

Le Organizzazioni Sindacali allora chiedono ai soggetti istituzionali direttamente coinvolti nella gestione del tema immigrazione in tutte le declinazioni amministrative e burocratiche di rivolgere al Ministero degli Interni un interpello che possa chiarire le modalità di applicazione corretta di una legge che allo stato attuale sembra destinata a causare più problemi di quanto dica di risolverne».

Articolo di Lunedì 11 Febbraio 2019

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