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MOSTRA BADIA POLESINE (ROVIGO)

La Rosa Bianca, giovani tedeschi contro il nazismo

Omaggio agli studenti universitari guidati dal professore di filosofa Ludwig-Maximilian che diffondevano volantini inneggianti alla resistenza contro la dittatura nazista tra il 1942 e il 1943. Allestimento di Livio Zerbinati

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BADIA POLESINE (RO) - Sabato 16 febbraio nella sala civica Gidoni, preceduta la sera prima dalla proiezione del film La Rosa Bianca - Sophie Scholl di Marc Rothemund, con i saluti introduttivi del presidente della biblioteca civica Bronziero Annalisa Marini, si è aperta ufficialmente al pubblico la mostra dedicata ai Volantini del movimento studentesco di resistenza al nazismo la Rosa Bianca

Curata e allestita da Livio Zerbinati, la  mostra intende rendere omaggio a quegli studenti universitari guidati dal professore di filosofa Ludwig-Maximilian che diffondevano volantini inneggianti alla resistenza contro la dittatura nazista tra il 1942 e il 1943. Con l’entusiasmo della giovane età, già nell’estate del 1942, gli studenti di medicina Hans Scholl e Alexander Schmorell scrissero e diffusero i primi quattro “Volantini della Rosa Bianca” a Monaco di Baviera ammonendo: “Chiunque non si impegna nella liberazione della Germania dalla dittatura nazionalsocialista, è corresponsabile!”. Il quinto volantino, “Richiamo a tutti i tedeschi”, comparve nel gennaio 1943 e venne diffuso in gran numero in diverse città tedesche e austriache. In esso, fra l’altro si leggono frasi sorprendenti e profetiche sul futuro quali: “Soltanto la cooperazione su larga scala dei paesi europei potrà creare le basi sulle quali poggerà la ricostruzione” e ancora “La Germania del futuro dovrà essere uno stato federale”. 

Dopo la sconfitta di Stalingrado, l'ottimismo e l'euforia convinsero il movimento de La Rosa Bianca che ormai la fine della guerra fosse prossima spingendoli a diffondere il loro sesto volantino rivoluzionario scritto dal professor Huber, che richiamava tutti ad insorgere contro il governo. Sophie Scholl prese la decisione di salire in cima alle scale dell'atrio e lanciare da lì gli ultimi volantini sugli studenti sottostanti. Venne denunciata da un bidello alla Gestapo che, rintracciati tutti i membri della resistenza, dopo un sommario processo della Corte Popolare di Giustizia che li condannò nell’autunno del 1943, in soli cinque giorni furono giustiziati. Nel luglio del 1943 Thomas Mann rese onore al gruppo dai microfoni della Bbc mentre  l’aeronautica britannica lanciò cinque milioni di copie del sesto volantino sulle città del nord-ovest della Germania. “La mostra - spiega Zerbinati -  è composta da sobri panelli plastificati prodotti in bianco e nero per raccontare che ci fu una opposizione intellettuale e colta, seppur minoritaria, contro la follia della dittatura. Ci racconta anche che la resistenza tedesca non è stata così sparuta come si potrebbe supporre se, dalle cifre dell'Istituto di storia contemporanea di Monaco, i nazionalsocialisti uccisero più di 130.000 tedeschi, rinchiudendo centinaia di migliaia di persone in campi di concentramento e più di un milione di tedeschi furono sottoposti agli interrogatori della Gestapo”. 

E’ altrettanto giusto, però, precisare che già dalla scelta del nome “Rosa Bianca” il movimento esprimeva un pensiero elitario ed aristocratico (almeno nei primi quattro volantini) e che solo negli ultimi due (non a caso con intestazione diversa) veniva indicata una prospettiva democratica e federalista, comunque, grazie al sacrificio delle loro vite, assursero a simbolo dell’indipendenza spirituale e della libertà tedesca. Per la cronaca va altresì ricordato che, a causa dell’ispirazione religiosa del Movimento, solo dopo la caduta della Ddr e del muro di Berlino i verbali degli interrogatori da parte della Gestapo furono divulgati in quanto ritenuti prima difformi dall’idea che l’opposizione al nazismo dovesse essere prerogativa comunista. 

Autore del volume "Tempo della storia, tempo della memoria. 25 aprile 1945, l’eccidio della famiglia Rossi", Livio Zerbinati ha dedicato la vita all’approfondimento degli aspetti sociali e politici dell’età contemporanea nella nostra zona recuperando testimonianze che sarebbero altrimenti sfuggite alla memoria collettiva. Storie minori ma non per questo meno interessanti, come quelle dei tre Tedeschi dissenzienti che trovarono rifugio, con diversa fortuna,  nelle famiglie della zona.  

La mostra rimarrà aperta fino al 24 febbraio dal lunedì al sabato dalle 16 alle 19 e la domenica dalle 10 alle 12.30.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Lunedì 18 Febbraio 2019

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