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ROVIGO VERSO IL VOTO NEL 2019

La maggioranza di Massimo Bergamin si ferma a 7, compreso sindaco ed un tosiano

Il summit in municipio a Rovigo si rivela un fallimento. La visita di Gianantonio Da Re numero uno della Lega in Veneto sortisce l’effetto opposto su cui il primo cittadino contava

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ROVIGO - E' stato un fiasco. Fallita l’operazione di salvataggio in extremis di Giantonio Da Re a favore di Massimo Bergamin. Le firme raccolte tra le Lega a sostegno di Bergamin sono solo due. Non 8. Il gruppo che sostiene il sindaco non esiste più.

Defezione anche di Presenza Cristiana che si chiama fuori dalla partita, rifletterà questa sera fa sapere Silvano Mella, “Certo tutte le richieste sono state disattese. Il gruppo guida non può essere ridotto a due consiglieri” dice Mella.
L'altro alleato, ovvero Forza Italia, tramite Piergiorgio Cortellazzo commenta: “Non ci siamo, altro che oceano, qui manca proprio l’Abc del fare politica”. Degli alleati del 2015 rimane poco altro.

I consiglieri della Lega, che si sono già espressi dopo aver avuto l'ok della sezione e dei consiglieri eletti (LEGGI ARTICOLO) sono stati convocati alle 16.30 in municipio da Gianantonio Da Re, segretario veneto del partito di Salvini, e sono usciti verso le 18. Fabio Benetti, Nicola Marsilio, Luca Gabban, Giancarlo Andriotto, Stefano Raule non hanno firmato il documento sottoposto loro da sindaco e segretario nazionale. Neppure l'ultimo arrivato, nel gruppo, Andrea Denti ha firmato. La pressione era palese: o firmano o sono fuori dalla Lega, si diceva in mattinata a Palazzo Nodari. Alle 18.35 escono dall’ufficio del sindaco anche Da Re e Stefano Locatelli, coordinatore nazionale della Lega per gli enti locali: "Siamo fiduciosi" dicono a denti stretti, ma è chiaramente una frase di circostanza.
Le uniche due firme a disposizione del sindaco sono di Riccardo Ruggero e di Michele Aretusini che commenta: “Se nazionale e federale mi chiedono di fare una cosa io la faccio” si giustifica il consigliere provinciale. Ruggero non parla ed è chiaramente scosso e nervoso. “Di Aretusini, come gruppo Lega, ce lo aspettavamo. Ruggero è giovane e va bene così” affermano gli altri del Carroccio. Il documento che avremmo dovuto firmare a tutti i costi? “Irricevibile. Volevano privarci della libertà di coscienza. Saremmo dovuti diventare dei meri esecutori di desiderata su cui non ci hanno e non ci avrebbero mai coinvolto”.
Quindi nessuna firma al documento proposto, ma Bergamin vuole andare avanti lo stesso con due nomi per la fantomatica giunta: Stefano Falconi e Susanna Garbo, nomi che durante la riunione ha fatto Bergamin e sui quali i consiglieri della Lega, per motivi umani e di stima personale, non hanno posto alcun veto. Ma di sicuro non sono i loro nomi. “Non abbiamo sentito altri nomi, se non quelli voluti da Bergamin”.


I 17 nomi della "sua" maggioranza, secondo il disegno di Bergamin  sarebbero questi: 8 leghisti, più il sindaco, i 2 consiglieri di Presenza Cristiana, 3 di Forza Italia (Vani Patrese, Renato Borgato e Paolo Avezzù), l'ex forzista Giacomo Sguotti, più il tosiano Antonio Rossini e l'indipendente Simone Dolcetto.
Dolcetto non sa più come dire che, nonostante lo abbia ripetuto pubblicamente due volte, non è disponibile a sottoscrivere nessun documento di fedeltà a Bergamin, ma per la seconda volta è stato inserito nei 17.
Di Matteo Masin, durante l’incontro con i leghisti, non è mai stato fatto il nome essendo stato sostituito con Dolcetto (LEGGI ARTICOLO).

Dai sogni del sindaco alla tremenda verità di un primo cittadino solo ed abbandonato, senza maggioranza prima e con 6 consiglieri al seguito oggi, un sindaco a cui probabilmente, sono già state chieste le dimissioni, che però lui si ostina a non rendere.

Alla prova dei fatti anche i vertici del nazionale della Lega devono prendere atto che la maggioranza del sindaco Massimo Bergamin è solo la seguente: dalla Lega Bergamin, Aretusini, Ruggero, con il sostegno del tosiano Antonio Rossini, più l'ex di Forza Italia Giacomo Sguotti, con la promessa di Bergamin di nominare la figlia assessore, e gli indipendenti, visto che non seguono le indicazioni del partito azzurro, Paolo Avezzù e Renato Borgato.

Totale 7 invece che 17. L'impressione è che sia, oggettivamente, un po' poco...
Articolo di Martedì 19 Febbraio 2019

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