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#elezioniRovigo2019

Il Re nudo e l’assedio al Castello

L'avvocato rodigino Elena Gagliardo ritiene si debba far presente e sottolineare la situazione ridicola del Comune che persiste in una città assai bisognosa di interventi e non di siparietti

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E' una situazione ormai insostenibile, il sindaco Massimo Bergamin non intende dimettersi anche se non ha alcuna maggioranza che lo sostiene (LEGGI ARTICOLO) e per vari motivi, la paura in primis (LEGGI ARTICOLO) non viene contrastato da un gruppo di 17 persone disposte a dimettersi per liberare la città capoluogo dall'inerzia amministrativa portata avanti dal Sindaco Re. In questo scenario interviene l'avvocato del foro di Rovigo Elena Gagliardo, neofita della politica attiva, candidata alle ultime elezioni politiche tra le fila di Fratelli d'Italia.

L’equivoco di Rovigo nasce dalla storia del nome e la farsa di una possibile rivincita.
Re Massimo Bergamin siamo sicuri sia davvero..Re? Siamo sicuri che sia capo legittimo. Ha modi e fascino? Ma soprattutto ha la “parola di re”?

Pensiamo ai più grandi della storia, che per conquista, sviluppo del territorio, amor di luogo e fortificazioni cittadine con progetti urbanistici all’avanguardia, ancora oggi vivono nella storia, mentre lui invece, autoproclamatosi imperatore, manifestazioni ed idee le ha celate come fossero editti, Rovigo l’ha sminuita e ridicolizzata davanti non solo al Polesine, ma a tutto il Veneto e all’Italia.

Leonida di Sparta e Serse di Persia combattevano a tutela del popolo e soprattutto per il popolo, mentre cosa è stata Rovigo se non un misero feudo di poche e scarne iniziative per il bene non di certo di molti, suvvia diciamola così. L’unico furor di popolo è un grido congiunto, abdica!

In lui nemmeno le qualità geografiche di Alessandro Magno, al secolo le nostre viabilistiche; per fino Luigi XIV nonostante un forte egocentrismo monarchico regnò pro Francia, per i francesi. Lui era il Re sole, ma Bergamin ci potrebbe anche dire che il sole a Rovigo non c’è mai, in fondo è sempre colpa degli altri o della nebbia. Sigh

Cambiando angolazione quindi, più che il Re di questo scacchiere, il Sindaco, forse ex, è il giocatore, quello che non vuole ammettere la sconfitta, ma questo bellissimo e storico gioco, ci insegna nella sua nobiltà, anche quella d’animo: se volete migliorare fate attenzione agli errori altrui e dato che la pagliuzza nell’occhio degli altri è sempre facile a vedersi, diamo un occhio di riguardo alle nostre travi.
Una regola è non proteggere per forza sempre i pezzi, perseverare è stato diabolico.
E infine per dignità e bon ton, pubblica morale, giusta resa smettere di giocare appena l’avversario ha realizzato un vantaggio enorme, incolmabile. Quando il tuo avversario diventa un’intera città al di là dell’elettiva assemblea Comunale allora è il caso di dire basta.

Ma in città, forse per scaramanzia, forse per troppa prospettiva si parla già del dopo, della nuova scacchiera, ma i nomi che circolano sono “circolari”, come se dal Castello rientrassero tutti. E allora Rodigini prima di muovere i pedoni, pensateci bene.

Auspico per Fratelli d’Italia uno stampo conservatore di idee e valori e liberale nei modi futuri, non certo nei nomi! Gli stessi che per anni hanno usurpato il Castello, reso il Re nudo per una lotta di scettro.
Lancio l’hashtag #elezioniRovigo2019
Elena Gagliardo
Articolo di Mercoledì 20 Febbraio 2019

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