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CADUTA DEL SINDACO DI ROVIGO

I fedelissimi dell’ex contavano sulle tessere, non hanno contato le persone

I numeri della convergenza trasversale della cacciata di Massimo Bergamin sono evidenti, ma dall'altra parte della barricata c'è chi credeva ancora di poter andare avanti

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ROVIGO - La vita è fatta di scelte, così come la politica e spesso si è chiamati a prendere posizione.

Lo si può fare per passione, per lavoro, per interesse o perchè ci si crede. Giovedì 21 febbraio il Carnevale a Rovigo è finito, dopo 22 giorni senza una giunta, 22 consiglieri eletti dal popolo hanno deciso di staccare la spina. 22 sono tanti, tanto da far intendere che è stata una vera e propria cacciata da palazzo.
Una convergenza trasversale tra le persone che hanno decretato la fine dei giochi portati avanti dalla politica. Tutti i gruppi consiliari si sono dimostrati lacerati nella scelta, a maggioranza, di mandare a casa il sindaco Massimo Bergamin che non si sarebbe mai dimesso. Tutti tranne uno.

Abituato ad essere forte per le debolezze altrui, Massimo Bergamin alle 21 e 16 non era comunque più il sindaco del comune capoluogo (LEGGI ARTICOLO). Questa volta il "dividi et impera" non ha funzionato. Le persone hanno superato i partiti e si sono dati appuntamento in massa in Comune al motto: meglio uno in più che uno in meno, basta raggiungere il risultato. Sono scomparsi tutti i veti personali imposti dai partiti in un colpo, è scaturita la condivisione di un obiettivo comune: mandare a casa Massimo Bergamin, ed è stato un trionfo.

A firmare le dimissioni volontarie sono stati in 22, assente giustificato, perchè a Belluno per lavoro, Simone Dolcetto, altrimenti sarebbero stati 23 su 32. Un plebiscito.

Ma se l’unione d’intenti anche se con posizioni politiche differenti ha cambiato il futuro del capoluogo polesano, stridono le assenze di chi non ha firmato, di chi è rimasto attaccato a Massimo Bergamin fino alla fine, come l'orchestra del Titanic che ha continuato a suonare fino all'inabissamento del transatlantico.

Fa specie l’assenza di alcuni consiglieri, inconcepibile pensando che due sono anche di minoranza. La vita è fatta di scelte, e quella di Matteo Masin, ex rifondazione comunista, è quella che balza subito agli occhi. Distante anni luce per ideologia politica da Massimo Bergamin, ha sempre rifiutato di firmare dal notaio le proprie dimissioni in opposizione ad un Sindaco leghista, così come non si è reso disponibile per la firma davanti al segretario generale. Una posizione che avrà modo di spiegare ai suoi elettori alla prossima tornata elettorale.
Coerente l'assenza di Antonio Rossini, il tosiano che è stato iscritto anche in Lega e Forza Italia e che ha fatto da stampella a Bergamin fino in fondo, così come è stata scontata la solidarietà al sindaco dei consiglieri Michele Aretusini e Riccardo Ruggero che hanno rotto il gruppo Lega. Stessa sorte quella di Paolo Avezzù, presidente del consiglio, politico di grande esperienza che però, per via della assoluta vicinanza al sindaco Massimo Bergamin, ha disgregato i due gruppi che lo avevano portato in consiglio comunale con 6 componenti. E' rimasto isolato dal "superstite" Obiettivo Rovigo, mentre Area popolare è semplicemente scomparso, ed oggi non sarebbe intervenuto nemmeno se non fosse andato a Roma ad un incontro dell'Anci.

Assente Nello Chendi, da tutti considerato estremamente in linea con Nadia Romeo (quindi forse bastava la presenza di uno dei due...) rappresentato comunque dalla capogruppo del Pd in consiglio, assente anche Alba Rosito che non ha condiviso la scelta di Silvano Mella di dimettersi ed ha portato avanti la promessa di fedeltà al sindaco a tutela della salvaguardia del proprio assessore Gianni Saccardin.

Non c’era Renato Borgato che nervosamente da giorni cercava di ricomporre la frattura, e mancava anche Giacomo Sguotti, padre dell’ex assessore Alessandra Sguotti che sarebbe dovuta essere rinominata assessore ad ore.

Senza giunta è stato cancellato il Carnevale dei vip al Teatro Sociale (LEGGI ARTICOLO), non per incapacità di organizzare l'evento, ma perchè, adesso, le maschere sono finite.
Articolo di Giovedì 21 Febbraio 2019

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