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LAVORI PUBBLICI BADIA POLESINE (ROVIGO)

Ambientalisti arrabbiati: “Salviamo l'argine dell’Adige... anche dai ciclisti”

Gli ambientalisti Corrado Carone e Claudio Vallarini scrivono al Sovrintendente perché una pista per biciclette sull’argine del fiume “snaturerebbe il sito"

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BADIA POLESINE (RO) - La costruzione del sottopasso nei pressi del ponte sull’Adige deve ancora iniziare (LEGGI ARTICOLO) che gli ambientalisti Corrado Carone e Claudio Vallarini hanno già fatto sentire la loro voce scrivendo all’architetto Fabrizio Magani, sovrintendente per i beni culturali e il paesaggio delle province di Verona-Vicenza-Rovigo, affinché intervenga per salvaguardare la bellezza paesaggistica del tratto arginale dell’Adige tra l’Acquedotto e la Malopera  per un percorso complessivo di 1200 metri. Il fiume è stato dichiarato sito di importanza comunitaria da Verona est a Badia Polesine e soggetto a tutela ambientale, per questo motivo i due ambientalisti si appellano al Sovrintendente manifestando la loro preoccupazione per il rifacimento del sedimento arginale (dallo Stante 1, al Ponte della Rosta) nell’ambito della realizzazione del sottopassaggio a ridosso del ponte a tre archi nella progettata pista ciclopedonale che da Badia Polesine andrà a San Martino di Venezze. 

Carone e Vallarini, già noti alle cronache locali per le loro critiche “sull’inutile" belvedere in legno denominato “Il fiume e l’Abbazia” nella golena di Villa d’Adige e per la contestata aula didattica con banchi e cattedra in pietrame e rete di ferro dedicata a Bruno Munari (“costata alla comunità qualcosa come 5.000 euro”) non discutono i percorsi ciclabili sulle sommità arginali, “dall’indubbio interesse turistico che pure noi condividiamo poiché porterebbe benefici all’economia localema sostengono che, per fare questo, non si dovrebbe snaturare un elemento essenziale di paesaggio tradizionale che contraddistingue l’Adige in un luogo suggestivo, frequentato quotidianamente da decine di persone per passeggiare in sicurezza e tranquillità. Secondo i due firmatari per promuovere il turismo sostenibile non è necessario eradicare il manto erboso dal dosso dalla strada arginale anche perché, per evitare le paventate cadute dei ciclisti, invocate dai sostenitori dell’intervento, basterebbe rallentare la corsa nel rispetto dei pedoni che frequentano quel tratto. I due ambientalisti concludono il loro appello con malcelata polemica,  ricordando che in ogni caso la nuova costosa pista ciclabile  (40.000 euro al chilometro) non dovrebbe snaturare un elemento del paesaggio tradizionale che contraddistingue il nostro fiume. Si lasci il percorso arginale così com’è (nei 1200 metri sui 50 chilometri previsti), “perché anche un umile sentiero inerbito contribuisce a valorizzare il nostro antico e fragile territorio migliorandone l’immagine” mentre, chi di dovere,  potrebbe intervenire con la posa del nuovo manto stradale (leggi stabilizzato) laddove non sussistano realtà paesaggistiche di pregio analoghe a quelle segnalate”.Salviamo l'argine dell’Adige... anche dai ciclisti”, è l’appello finale lanciato da Vallarini ma, poiché il sindaco non ha voluto entrare nel merito della polemica, a  questo punto il pallino sembra tornare nelle mani del sovraintendente Magani.

Ugo Mariano Brasioli

 

Articolo di Venerdì 22 Febbraio 2019

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