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DIRITTO E TUTELA 3.0

Danni da vacanza rovinata. Ecco come fare per ottenere il risarcimento che spetta

Fulvia Fois, legale, illustra il codice del turismo e i diritti del consumatore: il godimento della vacanza è un diritto

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Care Lettrici e Lettori,

questa settimana, come da vostra richiesta, affronto il tema dei danni conseguenti alla vacanza rovinata e a quanto c’è da sapere per ottenere il risarcimento dei danni.

Molti di voi mi hanno infatti rappresentato di aver prenotato per tempo l’agognata vacanza, di aver affrontato anche dei sacrifici economici per risparmiare quanto necessario, ma che poi giunti sul posto hanno trovato una situazione completamente differente per qualità della location e dei servizi. 

Ma c’è una tutela normativa in tema di vacanza rovinata?                                                                                                             

Al riguardo giova precisare che il nostro Legislatore nel 2011 ha emanato il decreto Legislativo n. 79, noto come Codice del Turismo (più precisamente “Codice della normativa statale in tema di ordinamento e mercato del turismo”), con il quale ha disciplinato il settore del turismo.

Tra le varie norme, particolare rilievo va dato all’art. 47, che prevede un importante strumento a difesa del consumatore e che disciplina il cosiddetto danno da vacanza rovinata

Questa norma prevede espressamente che “Nel caso in cui l'inadempimento o inesatta esecuzione delle prestazioni che formano oggetto del pacchetto turistico non sia di scarsa importanza ai sensi dell'articolo 1455 c.c., il turista può chiedere, oltre ed indipendentemente dalla risoluzione del contratto, un risarcimento del danno correlato al tempo di vacanza inutilmente trascorso ed all'irripetibilità dell'occasione perduta”.

L’articolo citato è andato a sancire un diritto che la giurisprudenza aveva già ritenuto meritevole di tutela, nel senso che aveva statuito pressoché unanimemente riconosciuto al turista non solo il risarcimento del danno direttamente riconducibile all'inadempimento, ma anche il risarcimento di un ulteriore pregiudizio, commisurato al tempo cosiddetto perso o all’occasione mancata e non più ripetibile

Si tratta di ipotesi che si verificano soprattutto quando si acquista un pacchetto da un tour operator,  quando cioè ci si affida a quet’ultimo per l’intera organizzzazione, sognando solo di raggiungere la meta prescelta ed invece poi, quando si arriva sul posto, ci si trova davanti ad un ambiente totalmente diverso rispetto a quello promesso oppure i servizi garantiti sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli pattuiti o addirittura inesistenti.

Quella dell’organizzatore o del tour operator è una responsabilità contrattuale, che ha per oggetto la violazione di ogni elemento concernente il pacchettto turistico o il mancato rispetto delle obbligazioni assunte con riguardo al trasporto, all’alloggio e ai servizi turistici che ne costituiscano una parte significativa.

Infatti, per rilevare a termini di legge l’inadempimento deve essere di non scarsa importanza, il che significa che non tutti i disservizi o le difformità rispetto a quanto previsto dal pacchetto possono cagionare un danno risarcibile. 

Ma quando può ritenersi sussitente un danno da vacanza rovinata?
Le ipotesi sono molteplici e sul punto la casistica è la più varia.

Possiamo dire che quelle più frequenti riguardano:
- la mancata partenza dell'aereo e/o l'eccessivo ritardo nella partenza. In questo caso il risarcimento andrà richiesto alla compagnia aerea, non al tour operator, da cui il disservizio non può dipendere,

- la perdita, la ritardata consegna o il danneggiamento dei bagagli. Anche in questo caso obbligata al risarcimento sarà la compagnia aerea,

- luoghi e alberghi aventi caratteristiche diverse da quelle prospettate o promesse al cliente (ad esempio è previsto un hotel a quattro stelle con vasca idromassaggio in camera e invece ci si ritrova in un albergo a tre stelle con bagno in comune. Oppure l’albergo è quello concordato ma alcuni lavori di rifacimento impediscono il godimento della struttura o dei suoi servizi), 

- disservizi di vario genere imputabili alla negligenza dell’organizzatore del viaggio o del tour operator, che con l’ordinaria diligenza avrebbero potuto evitarli ( ad esempio l’overbooking non garantisce una struttura della stessa qualità o con le medesime caratteristiche di quella prenotata),

- la mancanza negli alloggi forniti, dei servizi essenziali (corrente elettrica, acqua, riscaldamento etc) o di quelli previsti dal contratto (ad esempio era stato promessa l’area bambini, la piscina, il servizio navetta).

Ma cosa bisogna fare per tutelare i propri diritti?
La prima cosa da fare immediatamente è un reclamo al tour operator e ciò anche se si è ancora in vacanza (a mezzo pec o lettera raccomandata a/r).

Se questo non risponde nei dieci giorni seguenti, bisogna inviare un altro reclamo, da inoltrare con le stesse modalittà del primo, descrivendo dettagliatamente le ragioni che hanno determinato la perdita di relax e che hanno datto vita all’inadempimento contrattuale della ccontroparte.

La causa di risarcimento del danno da vacanza rovinata va intentata entro il temine di un anno dal rientro dalla vacanza, a pena di prescrizione.

Il termine si allunga a tre anni se si sono patiti anche danni alla persona.

Come si prova il danno da vacanza rovinata?
Dato che la responsabilità dell’organizzatore ha natura contrattuale, il turista dovrà provare in primo luogo l’esistenza del contratto e le sue condizioni (sarà sufficiente depositare in giudizio la copia del contratto sottoscritto, i vari documenti forniti dall’organizzatore, i depliant etc).

In secondo luogo, dovrà dimostrare in cosa è consistito l’inadempimento di non scarsa importanza rispetto a quanto pattuito (per far ciò potrà utilizzare foto, testimonianze, documenti fiscali o di spesa etc).

Dal canto suo, il tour operator andrà esente da responsabilità se dimostrerà che il servizio offerto era del tutto idoneo e rispondente alla caratteristiche promesse al momento della conclusione del contratto.

La giurisprudenza, però, non si è fermata ma è arrivata a configurare accanto alla responsabilità contrattuale nei confronti del turista contraente, anche una responsabilità extracontrattuale nei confronti dell’accompagnatore non direttamente leso, danno da liquidarsi in via equitativa.

Più precisamente, con sentenza n. 434 del 2016 il Tribunale di Reggio Emilia ha affermato che il danno da vacanza rovinata rileva come lesione del periodo in cui il lavoratore – oltre a giovare del periodo di ferie – dedica del tempo anche agli affetti familiari.

Sulla base di questo principio è giunta a configurare il risarcimento del danno da vacanza rovinata anche in capo al coniuge non direttamente leso.

Ciò in quanto “Le ferie, infatti, consentono il soddisfacimento di esigenze di rigenerazione di esigenze psicofisiche fondamentali del lavoratore, permettendo, peraltro, allo stesso, di partecipare più incisivamente alla vita familiare e sociale: motivo per cui il diritto al godimento della vacanza non può considerarsi soltanto quale diritto di credito, nascente dal contratto di viaggio e tutelabile a livello contrattuale nei rapporti con l'organizzatore o tour-operator ma anche come diritto assoluto tutelabile in via aquiliana”.

Concludendo, vi consiglio di prenotare la vostra vacanza con particolare attenzione, rivolgendovi se possibile ad una agenzia viaggi che conoscete e con la quale avete la possibilità di rimanere in contatto anche durante il viaggio, avendo comunque sempre cura di verificare su depliant, sito e altro la struttura e i servizi offerti.

VI ricordo che la presente rubrica non ha carattere esaustivo e che anche la normativa in questione dovrà essere valutata con riferimento ai singoli casi.

Se vi farà piacere potrete continuare a sottopormi le Vostre questioni scrivendomi al seguente indirizzo: dirittoetutela3.0@gmail.com.

Articolo di Domenica 24 Febbraio 2019

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