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POLITICA ROVIGO

Fabio Benetti, l'ultimo commissario della Lega Nord

Sospeso sub judice del direttivo nazionale della Liga Veneta il commissario della sezione comunale di Rovigo dopo la caduta del sindaco Massimo Bergamin

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ROVIGO - Dalla Lega Nord alla Lega Salvini premier, questa è la sfida che attende il partito guidato da Matteo Salvini nei prossimi mesi, si parla di un "travaso" di iscritti da completarsi prima del voto per le Europee di maggio.
Lo sanno bene i vertici del partito che hanno già messo in calendario l'incontro del loro direttivo nazionale della Liga Veneta, ovvero il coordinamento regionale, in Veneto per lunedì 25 febbraio, appena terminato il voto per le regionali in Sardegna.
In quella occasione tutti i commissariamenti verranno sciolti, a partire dal regionale Gianantonio Da Re, il provinciale Fausto Dorio, il locale Fabio Benetti, per lasciare spazio ai traghettatori, commissari del territorio, che porteranno gli iscritti al "sindacato del Nord" nel nuovo partito nazionale del Ministro Matteo Salvini.

Per Benetti il provvedimento di sospensione da commissario locale arriva poche ore prima, ovvero nella giornata di sabato 23 febbraio, per via di qualcuno che non ha giudicato bene l'iniziativa decisa dalla sezione di Rovigo di staccare la spina al sindaco Massimo Bergamin. Era prevista per lunedì sera una riunione indetta proprio dal commissario locale Benetti per discutere della caduta della amministrazione comunale quando è stata formalmente sospesa "dopo i fatti amministrativi avvenuti nel Comune di Rovigo, in attesa del pronunciamento del Direttivo Nazionale di lunedì 25".

Oltre all'annullamento della assemblea Benetti si è visto ritirare la delega ricevuta a suo tempo da Fausto Dorio in occasione del suo avvicendamento a Stefano Raule del 21 dicembre scorso come commissario locale della sezione di Rovigo.

Un atto di sospensione quindi che porterà all'attenzione del direttivo regionale la questione della caduta/cacciata di Massimo Bergamin da sindaco di Rovigo e la condotta tenuta dal commissario Fabio Benetti e dai consiglieri Luca Gabban, Nicola Marsilio, Stefano Raule, Giancarlo Andriotto e Andrea Denti.

La Lega regionale e provinciale sapeva benissimo a chi aveva affidato la guida di commissario locale, non può certo stupire che la caduta di Bergamin sia avvenuta proprio con Fabio Benetti, quello stesso Benetti che ha formulato interrogazioni ed interpellanze che hanno messo in evidenza la pochezza della azione amministrativa del sindaco Bergamin, tanto da essere additato come un elemento di disturbo, possibilmente da espellere dal partito, colpevole, addirittura, di aver attivamente contribuito alla candidatura per la segreteria federale di Gianni Fava in antagonismo al segretario Matteo Salvini.

Una nomina, quella di Benetti, letta dai più come un "acquisto" dell'ultim'ora della squadra di Bergamin, in realtà l'ultimo avvertimento per il primo cittadino di imboccare finalmente la strada maestra, finchè fosse stato in tempo.
Sì perchè il tempo è stato dato tutto a Bergamin di provare a condividere la propria azione amministrativa con il proprio partito, ma inutilmente. Invece che ascoltare e chiedere un indirizzo, l'ex primo cittadino si è arroccato dietro due posizioni: l'essere il vicepresidente della Lega, quindi non soggetto ad alcun indirizzo, e l'essere appunto il sindaco, anzi il Signor sindaco, a cui i leghisti dovrebbero rispondere solo Signor Sì.

Il tempo, appunto, si è esaurito con una cacciata all'ultimo giorno utile per poter approfittare della finestra elettorale di primavera 2019. Un tempo sprecato da Bergamin nel non nominare una giunta che lui stesso aveva revocato senza condivisione alcuna con i partiti della sua maggioranza, un tempo sprecato nel provare a trovare accordi, magari anche non ortodossi, per riuscire a tirare avanti ancora un poco.

E' evidente che la Lega ha perso una "bandierina" in Italia, ma non può certo lamentarsi di aver perso un "suo" sindaco, perchè la parola condivisione e confronto con il partito di appartenenza Massimo Bergamin non le ha mai pronunciate. A conti fatti le 22 firme di dimissioni "inchiodano" l'operato dei 6 leghisti di Rovigo perchè 22 meno 6 fa 16, ovvero il 17esimo firmatario potrebbe essere considerato il gruppo Lega, ma se si considera l'assenza della firma di Nello Chendi, del Pd, impossibilitato a recarsi in Comune, l'assenza dell'indipendente Simone Dolcetto, a Belluno per lavoro, il quadro cambia.

Una cosa è certa: il modus operandi della Lega è sempre stato quello di "fare pulizia" ed espellere i dissidenti, per poi riprovarci con lo stesso candidato, vittima di "traditori" che non ci saranno più.
Se venisse applicata questa regola anche a Rovigo, nella fase di passaggio dalla Lega Nord al nuovo partito di Matteo Salvini, Rovigo si ritroverebbe la candidatura a sindaco di Massimo Bergamin e la Lega rischierebbe di perdere tutta la sezione di Rovigo.
I 6 consiglieri che si sono dimessi infatti avevano condiviso proprio con la base le loro intenzioni. Una base formata da oltre 30 iscritti, la maggioranza assoluta dei componenti della sezione di Rovigo, che aveva indicato loro la "strada" da seguire. Purtroppo l'ex sindaco non l'ha imboccata ed ha preferito coltivare una maggioranza trasversale mentre i consiglieri della Lega di Rovigo, eletti tra le fila del partito, nella scelta se dare fiducia alla Lega o se dare fiducia a Bergamin hanno scelto la Lega.
Articolo di Sabato 23 Febbraio 2019

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