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AMBIENTE ROVIGO

Strade avvelenate in Polesine

Chiusura delle indagini per una maxi inchiesta partita da Milano e passata alla Dda di Venezia. Centinaia di migliaia di rifiuti sepolti sotto le strade dei vari comuni polesani

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ROVIGO - Strade avvelenate in provincia di Rovigo e non solo. L'indagine partita da Milano ed arrivata poi alla Direzione distrettuale antimafia di Venezia, sta portando alla luce uno scandalo dalla portata gigantesca.

Tonnellate di rifiuti “sepolti” proprio sotto gli occhi di tutti e in 3 regioni diverse: in Veneto, in Emilia Romagna e in Lombardia. Si parla di ingenti quantità di rifiuti, quasi 9mila tonnellate, interrati nelle campagne tra Trecenta e Giacciano. Tra il 2013 e il 2016 sarebbe stato usato il cosiddetto “concrete green”, materiale di cui sono state prodotte 718mila tonnellate; di questi 309mila sarebbero state usate per rilevati stradali, su strade più o meno “bianche, nelle forme di conglomerato cementizio preconfezionato a basso dosaggio di cemento (non strutturale)”. 
Secondo le carte e i dettagli che stanno emergendo, nei pressi di Trecenta, sulla sponda sinistra del Canalbianco: tra il 27 febbraio e il 17 marzo 2014 vi arrivarono ben 7.732 tonnellate del materiale incriminato, attraverso 318 viaggi.

Ma non si tratta dell'unico Comune sotto la lente d'ingrandimento. Si teme infatti che anche ad Arquà, Badia, Bergantino, Canaro, Canda, Castelmassa, Castelnovo Bariano, Costa di Rovigo, Fratta, Gaiba, Melara, Occhiobello, Pincara, Salara, San Martino, Stienta, Villadose e Giacciano siano state compiute operazioni illecite sulle strade portando ad un inquinamento a base di nichel, cromo, piombo e cloruro. 
Nei guai, ora che le indagini sono terminate, sono finiti 3 imprenditori veronesi che, non sottoponevano il materiale sottoposto ai dovuti procedimenti di inertizzazione (in sostanza alla decontaminazione). Tutto ciò avrebbe portato al superamento delle soglie limite delle sostanze pericolose e quindi, secondo la Procura antimafia, veri e propri rifiuti.

Ma a quale scopo sarebbe stata condotta tale operazione? Sempre secondo le indagini sembra che il tutto fosse necessario per ottenere il materiale ad un prezzo di mercato molto più basso rispetto ai tariffari regionali. In questo modo poteva essere venduto alle Amministrazioni spacciandolo per “conglomerato ecologico certificato” anche se vi era poco o nulla. L'udienza è prevista per i primi di marzo, resta da capire se i vari comuni coinvolti, compresa la Provincia, vorranno costituirsi parte civile. 
Articolo di Mercoledì 27 Febbraio 2019

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