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TRIBUNALE ROVIGO

Scopre di avere una maxi condotta dell’acquedotto sotto casa, prova a chiedere i danni

Dopo anni dall’acquisto l’amara scoperta a Bergantino e la tubatura è pure in cemento amianto. Il Giudice evidenzia un problema di giurisdizione. La signora Tomiolo condannata a pagare le spese legali di chi ha chiamato in causa

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ROVIGO - Ci sarebbe stato da discutere, ma non si è neppure cominciato. Il giudice Federica Abiuso, del tribunale civile di Rovigo, per un problema di giurisdizione, non si è nemmeno pronunciata accogliendo le richieste della difesa dei Comuni e di Acquevenete Spa.

La storia giunge da Bergantino, Giulietta Tomiolo, diversi anni dopo aver acquistato una proprietà scopre all’interno della stessa, nel febbraio del 2017, il passaggio di una condotta adduttrice (una maxi tubatura) dell’acquedotto. 

Peccato che non risulti indicata da nessuna parte. Tubature vecchie, installate decine di anni fa, chi ha venduto la proprietà alla signora probabilmente non lo sapeva neppure. Di qui la causa intentata dalla proprietaria contro il Comune di Bergantino e Acquevenete Spa, la richiesta è perentoria. La trascrizione al Catasto della Servitù coattiva “visto che l’adduttrice rappresenterebbe un pericolo per la salute pubblica e la propria incolumità, in quanto realizzata in cemento amianto, ovvero in eternit, ed in quanto in stato di usura, con rischio di zampilli fino a 40 metri di altezza”. 

Tra le richieste anche quella di “accertamento della responsabilità per la mancata trascrizione della servitù coattiva di acquedotto nel Catasto”. Documentazione corposa quella fornita dalla querelante, con analisi fatta anche da un geologo. Tutto inutile.

E’ logico pensare che, in caso di un guasto, la casa che insiste a pochi metri dalle tubature, sarebbe gravemente danneggiata. La signora, assistita da Valentina Zapparoli, però si è dovuta scontrare con una realtà diversa dalla logica. Un difetto di  giurisdizione, evidenziata dal Giudice tre anni dopo, non solo non le ha fatto raggiungere lo scopo richiesto (tra cui un risarcimento economico), ma le costerà anche il pagamento della difesa dei comuni chiamati in causa: Bergantino, Castelnovo Bariano, Castelmassa, Ceneselli, oltre ad Acquevenete. 13mila euro in tutto. Di fatto ora la signora dovrà decidere se procedere facendo un esposto al Tribunale regionale delle Acque Pubbliche competente in materia, ma intanto, secondo la Sentenza depositata in questi gionri, dovrà pagare le spese dei legali, nella speranza che nel frattempo non vi sia una rottura al tubo sotto casa.

Articolo di Mercoledì 27 Febbraio 2019

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