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ROVIGOFINANZA

I diamanti, le banche e gli interessi dei clienti

Paolo Rimbano, consulente finanziario, spiega la truffa che ha coinvolto molti risparmiatori

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ROVIGO - Non sempre un diamante è per sempre. Soprattutto se lo si è comprato in una banca italiana. Nei giorni scorsi ha fatto molto clamore la notizia del sequestro da parte della Guardia di Finanza di oltre 700 milioni di euro a carico di due società che vendevano diamanti (la Intermarket Diamond Business, ora fallita, e la Diamond Private Investment) e di cinque banche: Banco Bpm, Banca Aletti, Unicredit, Intesa San Paolo e Monte dei Paschi.

Perché parlare di diamanti in una rubrica di educazione finanziaria? Perché educare significa anche “aiutare a capire”, e quanto accaduto ci aiuta a capire una questione fondamentale.

La puntata del 17 ottobre 2016 di Report di Milena Gabanelli aveva acceso i riflettori sul mondo dei diamanti venduti in banca, denunciando un business tutt’altro che chiaro: diamanti venduti a prezzi molto superiori rispetto ai prezzi di mercato, quotazioni delle pietre letteralmente inventate per dimostrare il continuo incremento dell’investimento e, per dare maggiore credibilità, pubblicate su “Il Sole 24 Ore” per farle sembrare ufficiali, mentre la pubblicazione era un mero annuncio pubblicitario. Quale miglior canale per piazzare le pietre se non quello bancario, dove sfruttare il rapporto fiduciario tra banca e cliente? Dal 2016 ad oggi le indagini svolte hanno dimostrato come in effetti si trattasse di una truffa, e il sequestro di questi giorni ne è conseguenza.

Tanti risparmiatori purtroppo ci sono cascati. Come sicuramente ci sono cascati i tanti operatori bancari che nelle filiali proponevano in assoluta buona fede ai loro clienti un investimento che le loro direzioni dicevano essere sicuro. E le direzioni delle banche coinvolte, con manager pagati centinaia di migliaia di euro, se non milioni, ci sono cascate anche loro? Questo lo appurerà la magistratura.

Quello che invece possiamo appurare noi è che questo è un esempio evidente del conflitto di interesse che sta alla base del rapporto tra banca e cliente nel nostro sistema.

Da un lato c’è la banca, che negli ultimi anni fatica a far quadrare i conti. Si dice che “ha problemi di redditività”. Presta soldi a tassi molto bassi con poco margine di guadagno. In più spesso li presta e li perde perché il cliente non restituisce più i prestiti. Senza mettere in conto che i clienti in banca ci vanno sempre meno perché operano da casa, da computer o smartphone, rendendo di fatto inutili molti dipendenti bancari, che però ci sono e giustamente non si possono mandare a casa. Che fare per uscire da questa situazione? Non resta che una parola: commissioni. 

Le commissioni sono i costi che le banche addebitano ai clienti per la prestazione di servizi e la vendita di prodotti: dai conti correnti, alle carte, alla gestione del risparmio, alla vendita di diamanti…

Una commissione di 12.000 euro su 100.000 euro di diamanti venduti (questo era quello che guadagnavano le banche), senza rischio per la banca, non vi sembra un buon modo per far quadrare i conti? E allora via a vendere diamanti, e via con pressioni commerciali sugli operatori di filiale per venderne sempre di più. Perché c’è un interesse da tutelare, ed è quello della banca che se non fa commissioni chiude in perdita e questo non va bene.

Dall’altra parte c’è il cliente, che tutti questi retroscena non li conosce e fa una cosa molto semplice: si fida.

Il fatto è che la questione diamanti è solo la punta, non di diamante, ma di un iceberg di conflitti di interesse. Immaginate che il vostro consulente/operatore bancario, nel darvi le vostre carte, vi lasci per sbaglio una mail interna del suo coordinatore commerciale che dice che: il mese precedente come obiettivi per la banca è andato molto male; che nel mese corrente bisogna recuperare la strada perduta; che ogni operatore deve piazzare 300.000 euro del prodotto “A”; che questo prodotto può essere appioppato a quasi tutti i clienti perché ha un basso livello di rischio mentre ha commissioni elevatissime per la banca; che la vendita di quel prodotto è l’unico modo per non far chiudere in perdita la banca… Come vi sentireste se nel colloquio il vostro consulente vi avesse venduto proprio il prodotto “A”? Non vi sentireste vittime più che clienti, vittime di una pressione commerciale che tiene conto di tutto tranne che dei vostri interessi?

E’ quello che ha pensato il cliente che questa mail l’ha ricevuta per sbaglio davvero, e l’ha girata a “Il Sole 24 ore” che l’ha pubblicata su Plus del 10 novembre 2018. Vi invito a cercare in rete l’articolo digitando “l’agostone dei private banker”, per capire come funzionano certe banche.

A questo punto mi direte che tanto le banche sono tutte uguali. Lo so che lo pensate, ma non sono certo che ci crediate veramente, perché in fondo avete la speranza che non tutte siano così. Per questo nel prossimo articolo vi darò degli esempi concreti per capire se la vostra banca assomiglia a quella dell’articolo de “Il Sole 24 Ore”.

Paolo Rimbano
 

La rubrica "RovigoFinanza" pubblicata dal quotidiano RovigoOggi.it, curata dal dott. Paolo Rimbano è una rubrica di educazione finanziaria e NON è una rubrica di consulenza finanziaria. I contenuti pubblicati dal giornale potranno fare riferimento ad analisi e dati che provengono da fonti ritenute serie, attendibili e affidabili. Non si garantisce tuttavia in alcun modo che il contenuto del sito e dei report di analisi sia esatto, completo o affidabile. In particolare, le informazioni e le opinioni vengono fornite senza alcuna garanzia. Quanto contenuto nella rubrica NON rappresenta un consiglio di investimento e NON si garantisce pertanto che se ne possa fare affidamento per effettuare un investimento. L’eventuale utilizzo dei dati e delle informazioni come supporto di scelte di operazioni di investimento personale o altre decisioni è pertanto a completo rischio del lettore utente, che si assume in proprio le responsabilità derivanti da perdite o da ogni altro danno diretto o indiretto

Articolo di Domenica 3 Marzo 2019

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