AGITAZIONE SINDACALE ADRIA
Verso uno sciopero inutile e strumentale. “Omar, basta bugie”
Il presidente della casa di riposo Csa di Adria Sandra Passadore spiega l’inconsistenza delle ragioni che spingono una parte dei lavoratori a manifestare e sottolinea anche le distorsioni del sindaco alla realtà dei fatti
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ADRIA (ROVIGO) - Dopo l’incontro in Prefettura a Rovigo dove la presidente Sandra Passadore ha esposto la situazione al prefetto Maddalena De Luca insieme alle sigle sindacali (LEGGI ARTICOLO) i sindacati vanno avanti con l’azione di lotta rivendicando un miglior trattamento economico per i lavoratori che si sono visti azzerare, per il momento, la quota variabile del salario accessorio dello stipendio.
“Difficile comprendere le motivazioni per le quali le organizzazioni sindacali vogliano promuovere lo sciopero presso il Centro servizi anziani di Adria - comunica il presidente del Csa, Sandra Passadore - Al di là degli slogan che peraltro hanno il solo effetto di creare confusione e si prestano facilmente alle strumentalizzazioni, il dato vero è la ritrosia delle organizzazioni sindacali anzi il rifiuto di confrontarsi con l'Amministrazione del Csa nei termini, nei modi, nei limiti e sui contenuti previsti dalle disposizioni di legge e dalla contrattazione collettiva nazionale.
Il contratto di lavoro degli operatori socio sanitari del Csa di Adria è tra i migliori in Veneto in termini di garanzie, è pubblico ed è Enti locali, gli stipendi sono pagati puntualmente ed in caso di festività sono pagati in via anticipata. Non licenziamo nessuno anzi abbiamo in corso nuove assunzioni.
Diversa la situazione in altre strutture anche vicine, peggiorativa sia per inquadramento e sia per il mancato rispetto dei termini contrattuali come nei casi di ritardo del'accredito del salario anche di oltre due mesi.
Eroghiamo il servizio con personale in numero superiore agi standard, inquadrato secondo legge e stipendiato puntualmente come da contratto.
Nessuno mette le mani nelle tasche dei lavoratori ai quali viene richiesto unicamente di svolgere le proprie mansioni: nessuna tortura o vessazione.
L'Amministrazione è sempre stata aperta e disponibile agli incontri ed al dialogo. E' di una decina di giorni prima del tavolo prefettizio una richiesta di incontro urgente formulata dalle organizzazioni. La presidenza proponeva una data entro le 48 ore, la proposta non andava bene alle organizzazioni, così sollecitamente ne venivano proposte altre due, ancora oggi senza riscontro, eppure in risposta arrivava la convocazione dal Prefetto.
Ma nel giornale e nei proclami si legge l'accusa di mancanza di dialogo da parte del Csa. Siamo nel mondo dei contrari. Fatico a pensare che ciò sia fare l'interesse dei lavoratori.
Non vi è alcuna intenzione di danneggiare o punire alcuno ma solamente di garantire ai dipendenti quanto è legittimo e nei limiti dei vincoli economici. Csa di Adria non seguirà l’esempio di altri enti che pur con bilanci deficitari mettono a disposizione risorse per la parte cosiddetta variabile, cioè non obbligatoria.
Deve essere chiaro che il confronto ed eventuali accordi in sede di contrattazione decentrata, non potranno essere assunti in danno del patrimonio dell'ente o scaricando ulteriori costi sugli utenti del Csa.
Quindi, ancora una volta, e pubblicamente, invitiamo le organizzazioni sindacali a dare avvio alla trattativa per la definizione del contratto collettivo decentrato integrativo per i dipendenti del Csa di Adria, stante che ad oggi gli inviti dell'Amministrazione non sono stati accolti dalle organizzazioni sindacali.
Non vi è alcun bisogno che il sindaco di Adria funga da "ufficio reclami", tanto meno perchè sinora non ha dimostrato di possedere alcuna competenza in materia di gestione di servizi residenziali per anziani auto e non autosufficienti. Anche in ordine alle verifiche compiute dagli organi preposti il Sindaco dovrebbe assumere informazioni più precise. La struttura è stata oggetto di verifica, negli anni, e in particolare negli ultimi due, da parte di più organi competenti: Nas, Servizio Igiene e Nutrizione dell’Ulss, team di verifica dell’Ulss per il rilascio dell’autorizzazione e dell’accreditamento, e altri uffici competenti. Tutti sono stati accolti per consentire l’esercizio dei loro poteri e del loro mandato. Chi non è stato accolto è un funzionario dell’Ulss il quale non ha mai dimostrato di poter disporre di poteri ispettivi, né attribuiti da disposizioni normative, né per mandati di carattere aziendale. Ma in questa circostanza di legittima tutele dell'ente il sindaco avrebbe dichiarato, mentendo, che abbiamo ostacolo le funzioni ispettive. La storia di Pinocchio non è mai finita.
Il Consiglio di Amministrazione non viene "eletto", ma nominato dal sindaco del Comune di Adria, non per un potere proprio in capo all'amministrazione comunale, ma per disposizione dello statuto del Csa tutti i consiglieri dovrebbero fornire un apporto costruttivo per il miglioramento dei servizi, ma finora da parte in particolare della consigliera Visentini si registrano azioni finalizzate ad ostacolare il normale svolgimento dell'attività amministrativa, se non a gettare discredito sull'ente.
A proposito di competenze degli organi, al sindaco dovrebbe ben sapere che la Direzione dell'ente non è un organo politico, ma tecnico, e che quindi non appartiene ad alcuna maggioranza o minoranza, ma esercita le proprie prerogative nel rispetto delle leggi, nell'interesse dei residenti e nel rispetto degli indirizzi fornito dal consiglio di amministrazione.
Non vi è alcuna volontà di isolamento da parte dell'Amministrazione del Csa o di non dialogare con la “politica”, come sostenuto recentemente, tutt'altro. Basti ricordare che poco più di un anno fa poco più di un anno fa l'Amministrazione del Csa aveva richiesto il supporto del Comune di Adria (a guida di Massimo Barbujani) per realizzare una nuova struttura residenziale per gli anziani, sicura, funzionale, moderna, incontrando anche la disponibilità di Ater Rovigo nell'operazione. Non se ne fece nulla in quanto l'Amministrazione comunale di Adria non volle proseguire nel cammino di collaborazione per la fiera opposizione di alcuni consiglieri comunali, tra i quali Omar Barbierato che fece in tal modo perdere al Csa un finanziamento regionale pari a 5 milioni di euro, senza nemmeno voler approfondire le ragioni e le modalità di realizzazione di quell’ipotesi.
Ma sempre in punto di addebito di mancanza di dialogo appare paradigmatico il tavolo tecnico indetto dai sindacati e previsto per domani. In realtà promuovono un tavolo invitando politici e non tecnici. Le organizzazioni di fatto rifiutano il dialogo con direzione ed amministrazione, evitandone persino gli incontri e guardandosi bene dall'estendere l'invito quanto meno al "tecnico direttore".
Vi sono nicchie di argomenti in cui invece non è previsto il dialogo con le organizzazioni e tanto meno con le figure politiche esterne all'ente ed in carica presso diverse Istituzioni, la partecipazione sarebbe ingerenza oltre che inutile caotica vetrina per taluni. Ed è quello che accade in questi giorni. Vediamo persino riapparire figure deflagrate dopo la caduta della scorsa amministrazione che cercano di ricavarsi un ruolo stanchi di rimanere nell'oblio di coloro che non hanno più cariche da appuntarsi alla giacchetta. Sermonano ma non si sono mai visti in Csa per raccogliere informazioni o condividere un pensiero. Vivono di social network ed argomentano attraverso post.
Queste nicchie sono competenze e prerogative proprie della dirigenza, neppure del cda, e vengono definite dalla legge. Parlare di questi temi in un consiglio comunale, più o meno direttamente, farlo diventare argomento di discussione equivale ad impegnare le risorse pubbliche del gettone di presenza per finalità illegittime.
Quando terminerà il mandato di questo cda che ha saputo mantenere i livelli di servizio e l'equilibrio di bilancio senza aumentare le rette, adeguando obtorto collo la struttura esistente, il sindaco potrà nominare chi vorrà, e chi verrà, in ossequio al mandato, sarà libero di decuplicare il personale, aumentare le rette per sostenere l'operazione elettorale promessa e gettare in dissesto anche la casa di riposo, uno degli enti più importanti della città oggi è indiscutibilmente sano ed efficiente. Ma questo traguardo, raggiunto nell'interesse della città, per certa politica miope adriese è solo un disturbo, meglio perdere posti lavori e distruggere virtuosismi. Adria sta diventando la città dei fantasmi grazie a buona parte dei nostri rappresentanti.
Noi abbiamo scelto di amministrare con responsabilità e fuori dagli slogan e dal populismo. La strada virtuosa è l'aggregazione delle strutture pubbliche del territorio, unica via per la salvaguardia del servizio pubblico, dei posti di lavoro e per la contrazione delle rette di ospitalità che di fatto oggi penalizzano pesantemente gli ospiti e le loro famiglie. Infatti l'attuale sistema di erogazione della impegnative e quindi della compartecipazione pubblica regionale della spesa, appare deficitaria.
L'auspicio è che la politica esca dalle ingerenze tecniche ed affronti i temi di indirizzo reale. C'è tanto lavoro da fare. Occorre chiara visone politica preparazione e responsabilità amministrativa”.
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