CSA ADRIA (ROVIGO)
I sindacati alla Passadore: “Ricostruzione fantasiosa”
Cgil, Cisl e Uil passano al contrattacco e smentiscono le dichiarazioni della presidente del Csa di Adria. “I lavoratori stanno perdendo dai 1.000 ai 2.000 euro l’anno grazie alle scelte del direttore e della presidente”
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ADRIA (ROVIGO) - “Fantasiosa ricostruzione dei fatti da parte della presidente Passadore che per difendersi tenta di dipingere i lavoratori del Csa come privilegiati semplicemente perché dipendenti pubblici e perché percepiscono uno stipendio, bruttissimo esempio di una cultura poco rispettosa di chi lavora e che in questi ultimi 10 anni ha visto il suo massimo apice denigratorio e offensivo della dignità di tante persone che ogni giorno, di notte e nei festivi, con il loro lavoro assicurano diritti costituzionali ai cittadini di questo paese”. Le 3 sigle sindacali (Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl) all’indomani dell’articolo in cui la numero uno del Csa, Sandra Passadore spiegava di non riuscire a comprendere le motivazioni delle proteste (LEGGI ARTICOLO), partono al contrattacco.
Secondo Davide Benazzo della Cgil, Francesco Malin della Cisl e Mariella Rossin della Uil, la presidente si inventerebbe la grande disponibilità nel confronto “dimenticando consapevolmente che quel minimo di confronto che in due anni siamo riusciti ad ottenere ha portato alla sottoscrizione di due accordi firmati ma completamente elusi dal direttore e da lei stessa”.
“Parla di una convocazione prima dell’incontro dal prefetto rifiutata dal sindacato - proseguono le sigle sindacali - dimenticando di dire che l’incontro era richiesto dal sindacato per chiederle se confermava quanto precedentemente comunicatoci dal direttore e cioè il taglio di tutta la parte variabile del fondo accessorio, oltre 100.000 euro nel 2018 e altri 130.000 nel 2019, in tutto circa 230.000 euro, cosa che ci ha confermato chiaramente dal prefetto determinando nei fatti l’inutilità di quel confronto e la scelta di fare sciopero”.
Benazzo, Malin e Rossin spiegano che i lavoratori perdono, e si vedono gli effetti gia da questo mese, da 1.000 a 2.000 euro l’anno grazie a questa scelta fatta dal direttore e avallata dalla presidente, senza mai comunicarla ai lavoratori, e ai due storici componenti del cda, “ai quali sarebbe curioso chiedere quanto si sentono contenti di aver ridotto lo stipendio a dei lavoratori che prendono poco più di 1.200 euro al mese. “Curiosa la battuta poi del direttore che ci ha comunicato dal prefetto che nel 2018 con la riduzione del personale e del fondo ha risparmiato tutti i soldi necessari a coprire il costo del rinnovo contrattuale sottoscritto un anno fa... e per fortuna che la presidente dichiara che non si sono messe le mani in tasca ai lavoratori”.
“Altra parte molto infelice del suo racconto fantasy - ironizzano i sindacati - è che non hanno licenziato, infatti si sono solo limitati a non sostituire chi se ne è andato via o ha terminato il contratto a tempo determinato con la conseguenza che al Csa lavorano circa 30 persone in meno, dati sempre confermati da loro durante l’incontro dal prefetto. In merito poi che ai Lavoratori “viene richiesto unicamente di svolgere le proprie mansioni: nessuna tortura o vessazione”, la invitiamo a fare un po di volontariato, farsi su le maniche e provare il lavoro di assistenza per una settimana... forse dopo ne avrebbe un po più di rispetto”.
Le tre sigle ricordano come nel 2016 si viveva e lavorava molto meglio e gli ospiti erano assistiti al meglio e nessuno ha lanciato allarmi di bancarotta, nemmeno la Passadore che era già presidente da tempo. Si chiedono quindi se, anche a causa di una Regione che non riforma le Ipab e non aumenta le impegnative, il bilancio cominciava ad avere problemi perché non si è aperta una discussione condivisa per fare le scelte insieme. “Si è scelto di ridurre in modo brutale il costo del lavoro scaricando tutto sulle spalle, e ora sulle tasche, dei lavoratori. Curioso sarebbe un’analisi approfondita di questi tagli. Infatti se per ogni impegnativa in meno il Csa perde circa 9.000 euro moltiplicato per la media delle 30 mancanti (anche se sono meno) il dato di minor ricavo è di 270.000 euro mentre il risparmio (circa 25.000 ore in meno di assistenza per 16 euro circa e i 230.000 euro di fondo variabile), a conti fatti anche approssimativi e al ribasso, risulta essere circa 650.000 euro... dove sono i 400.000 anno di differenza?”.
Per concludere i sindacati ricordano che il ruolo della presidente non è tale per potere divino ma per scelta politica, “scelta sconfessata per ben tre volte dalla precedente amministrazione e ulteriormente sconfessata dalla attuale. Essendo le amministrazioni comunali votate dai cittadini possiamo essere abbastanza sicuri che la maggior parte dei cittadini di Adria attraverso i suoi rappresentanti ha chiesto alla Passadore di dimettersi, diversamente da quanto sta facendo utilizzando norme che forse, visto quanto votato dai cittadini, non dimostrano di essere poi così democratiche nell’applicazione”.
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