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BADIA POLESINE (ROVIGO)

Si fermi la mattanza dei tigli

Si tagliano le piante invece di curarle. L’appello degli ambientalisti Corrado Carone e Claudio Vallarini

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BADIA POLESINE (ROVIGO) - Non c’è pace a Badia per i tigli di via Diodato Massimo dal momento che, dopo le polemiche sui social e le risposte, evidentemente non convincenti,  dell’assessore Stefano Segantin, gli ambientalisti si sono rivolti all’architetto Fabrizio Magani, Sovrintendente ai Beni Culturali ed il Paesaggio per le province di Verona - Vicenza - Rovigo, con una missiva indirizzata per competenza all’ architetto Marco Lucat, curatore del Piano di assetto territoriale di Badia Polesine, e al presidente del consiglio comunale di Badia Alessandro Leopardi, sollecitando spiegazioni sulle motivazioni che avrebbero portato l'amministrazione comunale di Badia Polesine “a predisporre il taglio dei bellissimi e maestosi tigli di via Diodato Massimo”. Nella missiva, Corrado Carone e Claudio Vallarini, chiedono all’amministrazione una sospensione e “di agire solamente quando vi sarà l'assoluta certezza che quelle piante sono effettivamente pericolose per l'incolumità pubblica”. “Non conosciamo le motivazioni, dicono i due ambientalisti ma quegli alberi appartenevano al Campo Sperimentale n. 13 dell'Istituto Nazionale di Cerealicoltura fondato da Nazzareno Strampelli e Cirillo Maliani, operante a Badia dal 1930 al 1970”. In quel Campo 13, essi ricordano come “i nostri genitori andavano ad impollinare il frumento per sperimentare le varietà ideate dai due insigni genetisti agrari, molto tempo prima che quella strada venisse dedicata al pittore Diodato Massimo”. 

L’accusa esplicita rivolta all’amministrazione comunale è quella di preferire a tagliare le piante che curarle e, sostengono i due firmatari, se i soldi per curare le piante che si ammalano sono sempre pochi “per quale motivo verrebbero tagliati i tigli di via Diodato Massimo che a nostro parere non disturberebbero nessuno e si lasciano invece in loco i pericolosissimi alberi che, a ridosso del ponte sull'Adige, impediscono la visibilità a chi vuole attraversare le strisce pedonali?”. A rincarare la dose Vallarini e Carone  ricordano i 5 tigli che vennero abbattuti nel 2014 in viale della Stazione (l'ultimo dei quali, sanissimo e di 60 anni) con il disappunto degli stessi operai, per realizzare una pensilina per biciclette “ecologiche” che oggi ne ospita solamente alcune. 

“E' triste quello che sta succedendo - concludono i due - mentre noi ci impegniamo a piantare alberi per fronteggiare la desertificazione, forse perché ottusi e miopi come hanno scritto alcuni giornali, non comprendiamo quelli che abbattono gli alberi della nostra comunità... quantomeno non prima di aver provato a salvarli. Questo viale, oltretutto, sarebbe l'unico integrale da quando fu piantato (solo un tiglio sui 30, infatti, sarebbe stato tagliato alcuni anni fa)”.  

Qualora, invece, le autorità competenti decidessero, comunque, di autorizzarne l'abbattimento, i firmatari chiedono che ne siano collocati altri della stessa specie e di almeno 10 anni di età. A questo punto tutti si aspettano la replica dell’assessore Segantin.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Venerdì 8 Marzo 2019

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