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SANITA’ ADRIA (ROVIGO)

Il punto nascite di Adria è salvo, per ora

Sono state ufficializzate dalla giunta veneta le schede ospedaliere del Veneto. La struttura della città etrusca potrà operare in deroga. Esulta l’assessore Corazzari: “Ringrazio Zaia e l’assessore alla Sanità per la sensibilità dimostrata”

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ADRIA (ROVIGO) - E’ salvo per ora il punto nascite di Adria. Sono state approvate dalla giunta regionale le schede ospedaliere del Veneto. Lì è racchiusa tutta la programmazione pluriennale, fino al 2023, delle strutture ospedaliere che si trovano sparse per la regione. Il caso era esploso la scorsa estate che era diventata ancora più calda e torrida quando era giunta la notizia dal Comitato percorso nascita nazionale del ministero (LEGGI ARTICOLO). Un fulmine a ciel sereno che aveva fatto muovere la politica schierata contro la chiusura del servizio. Ciò infatti avrebbe fatto diventare Rovigo l’unico punto “autorizzato” a far nascere bambini in Polesine. Una situazione assurda per chi si trova distante dal comune capoluogo. 

Oggi tecnicamente viene tutto congelato. Salvo interventi ministeriali. Nelle schede inviate dalla Regione, infatti, su quella inerente l’Ulss5 Polesana viene specificato che “per l’ospedale di Adria è prevista la richiesta di deroga per il punto nascita”. 

Il direttore dell’Ulss5 Polesana, Antonio Compostella, specificando di non aver ancora visto nel concreto le schede in quanto dalla pubblicazione della delibera di giunta passa qualche tempo, ha ricordato che “il punto nascite di Adria è salvo, fermo restando che eventuali decisioni ministeriali non concederanno altre deroghe”. Questo sta a significare, in sostanza, che adesso si apre una fase di interlocuzione tra ministero della Sanità e Regione Veneto che proverà a far valere le proprie ragioni. Ma nel frattempo il punto nascite potrà continuare ad operare. “La leggo come una presa di posizione del Veneto - spiega il direttore dell’Ulss5 Polesana - volendo mimare un possibile dialogo posso immaginare che la Regione abbia voluto dire ‘caro ministero, tu hai fatto un decreto che io condivido fino ad un certo punto e non lo condivido per le mie zone disagiate. E quindi lì manterrò il punto nascite anche al di sotto dei 500 parti fintanto che tu non mi obbligherai assolutamente a chiuderlo. Ma la mia intenzione è di mantenerlo”. 

L’assessore Cristiano Corazzari ha spiegato che è stato deciso di non chiudere alcun servizio di quel tipo. “E’ un lavoro che è stato fatto insieme al presidente Zaia - ha detto Corazzari - ci tengo a ringraziare sia lui che l’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin per la sensibilità che è stata dimostrata visto che non ci saranno ripercussioni sull’ospedale di Rovigo che anzi è stato reso più efficiente”. 

Nella scheda inerente il Santa Maria della Misericordia, viene evidenziato come “Hub provinciale; in medicina è prevista attività di malattie metaboliche ed ematologia; svolge anche attività di coordinamento aziendale per anatomia patologica e trasfusionale; anche a Rovigo è prevista un’unità di produzione di farmaci antitumorali”. Per quanto riguarda Trecenta, invece, “è individuato come ospedale in zona disagiata, con attività di procreazione medicalmente assistita; è anche ospedale di riferimento per la fase acuta della neuroriabilitazione delle gravi cerebrolesioni acquisite”.

“Abbiamo fatto un buon lavoro – dice l’assessore alla Sanità, Manuela Lanzarin – che riporta nell’organizzazione Ulss per Ulss le linee indicate dal nuovo Piano socio sanitario. Si confermano i 68 ospedali e la loro strutturazione in rete Hub & Spoke, senza nessun taglio come promesso. Si rafforza l’integrazione tra sanitario e sociale e il collegamento tra ospedale e territorio attraverso le strutture di ricovero intermedie. Si potenziano e diffondono ulteriormente le alte specializzazioni. Si favorisce la deospedalizzazione grazie all’utilizzo delle moderne tecnologie, mettendo al contempo a disposizione tutti i posti letto che servono. Si mantengono tutti i punti nascita della rete potenziando in generale tutto il settore materno infantile. Si potenziano ulteriormente le breast unit per la lotta al cancro al seno e l’oncologia in generale con un aumento dei posti letto dello Iov, e molto altro ancora che avremo modo di approfondire e sviscerare nel corso del confronto in consiglio”.

“Ora – tiene a precisare Zaia – trasmetteremo l’intera documentazione trasmessa al consiglio regionale per il prosieguo dell’iter e il confronto con i consiglieri e i gruppi consiliari che, sono certo, sarà attento e approfondito. Con questo atto – fa notare il governatore – si chiude di fatto una complessa opera di riprogrammazione pluriennale della sanità veneta. Abbiamo approvato in tempi record il Piano socio sanitario 2019-2023 ancora a fine 2018; abbiamo dato certezze economiche ai nostri manager varando il riparto dei fondi necessari per il 2019 e il 2020 con circa 16,5 miliardi di dotazione complessiva; oggi abbiamo tradotto in concreto le indicazioni strategiche del Pssr, disegnando una geografia ospedaliera moderna, qualitativa, con tutti i servizi che servono ai cittadini e a una sanità di eccellenza come quella veneta. Era un obbiettivo qualificante dell’intera legislatura – conclude Zaia – e averlo raggiunto in questi tempi e in questi modi non è impresa da poco”.

In totale, in Veneto, sono previsti 68 ospedali, 754 reparti con altrettanti primari, 19.800 posti letto complessivi, dei quali 17.852 per acuti e 1.948 nelle strutture intermedie, come ospedali di comunità, hospice e unità riabilitative territoriali.

Articolo di Mercoledì 13 Marzo 2019

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