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TRIBUNALE VENEZIA

Il legale della famiglia di Eleonora contrattacca 

L’Avvocato Mario Cicchetti risponde al teorema della difesa sostenuta dal collega Riccardo Venturi, il caso di Eleonora Gavazzeni, nata tetraplegica, continua a far discutere 

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ROVIGO - Una vicenda che ha già suscitato un clamore mediatico importante, ma che è ritornata prepotentemente alla ribalta dopo la richiesta da parte delle difesa di riqualificare l’indennizzo già deciso dal Tribunale di Rovigo (LEGGI ARTICOLO). 

Un caso che ha scosso Rovigo e l’Italia intera. La piccola Eleonora il 3 dicembre del 2008 nacque tetraplegica, secondo il Tribunale ci fu una responsabilità, 5 milioni e 100 mila euro l’indennizzo immediatamente esecutivo. Le Iene, la trasmissione di Italia 1, ha portato alla luce il mancato risarcimento alla famiglia, pur essendo in presenza di una sentenza  (LEGGI ARTICOLO). Un caso esploso ed arrivato fino in Parlamento. Il clamore mediatico aveva accelerato la fase di liquidazione (LEGGI ARTICOLO), ma non è finita.

"Il comunicato stampa rilasciato dal collega che assiste la dottoressa Cristina Dibello (la cui responsabilità nella causazione della gravissima patologia che affligge la piccola Eleonora Gavazzeni, in sede penale - e, quindi, secondo il noto principio dell’ ”oltre ogni ragionevole dubbio” - e, in quella civile, sono state dichiarate, rispettivamente, dalla Corte di Appello Penale di Venezia e dal Tribunale Civile di Rovigo) ricalca, puntualmente, lo stile della sua difesa: semplicemente, farneticante (LEGGI LA LETTERA DELL’AVVOCATO VENTURI)scrive l’avvocato Mario Cicchetti, legale di Eleonora e della sua famiglia.

"Fermo restando - prosegue l’avvocato Cicchetti - l’astratto diritto per un qualsiasi soccombente di poter proporre appello avverso una pronuncia di primo grado che ritiene per se lesiva, sul quale, posso convenire con il collega, non posso non evidenziare come le robuste risultanze processuali venutesi a formare nel caso dei giudizi della piccola Eleonora avrebbero, invece, dovuto imporre, ad una attenta e scrupolosa difesa, la rinuncia ad ogni appello. Esattamente come ha fatto la difesa della dottoressa Cisotto che le ha sconsigliato di proporre appello e nei confronti della quale la sentenza civile è divenuta, quindi, irrevocabile. E ciò in quanto il rischio di veder confermata la sentenza di condanna nei confronti delle due ginecologhe, dell’azienda Ulss 5 Polesana, dei Lloyd’s e dell’AmTrust Europe Limited è, pressochè, certo". 

"Appare poi di difficile comprensione, - continua la nota di Cicchetti - oltre che privo di ogni pregio giuridico, il richiamo che la difesa della dottoressa Dibello fa in merito al diritto di impugnare la sentenza nella parte in cui affronta il “delicato tema dell’aspettativa di vita della minore” che tanto ha interessato i media nazionali, toccando la coscienza di ognuno di noi. E ciò per i seguenti motivi: il Tribunale di Rovigo, non avendo nessuna delle controparti mai contestata, nel corso di più di sei anni di giudizio civile (e dieci anni di processo penale), la ricostruzione medico scientifica offerta dalla difesa dei genitori - che voleva una aspettativa di vita per la minore pari a quella di una bimba normale (ottant’anni) -, in ossequio al cosiddetto “principio della non contestazione” (ex art. 115 c.p.c.) ha eseguito i calcoli per il danno patrimoniale futuro, giungendo al noto maxi risarcimento; la difesa della dottoressa Dibello, nel proprio atto di appello, non ha mai chiesto la riforma della sentenza di primo grado in relazione a tale delicatissimo tema; le difese dei Lloyd’s e dell’AmTrust Europe Limited che, invece, hanno chiesto la riforma della sentenza sulla scorta di due diversi e discordanti, oltre che inattendibili, pareri, hanno errato nel farlo, ignorando che la Corte, ai sensi di un altro noto articolo del codice che regola la procedura civile (art. 345 c.p.c.), non potrà non dichiarare inammissibili tali pareri (e, conseguentemente, disporne lo stralcio) in quanto contenenti l’argomento dell’aspettativa di vita della minore, mai proposto ed esaminato in primo grado. 

Ma questi, evidentemente, sono principi che sia la difesa della dottoressa Dibello che quella dei Lloyd’s e dell’AmTrust Europe Limited, continuano a ignorare. Fortunatamente, c’è ancora chi, come i Giudici, conosce, in maniera approfondita, le regole che governano i nostri processi e che, quindi, non potrà non dichiarare inammissibili tali pareri e, conseguentemente, confermare la sentenza di condanna". 

"Ad ogni buon fine - conclude l’avvocato - e con la speranza, semplificandolo, di renderlo intellegibile anche alla difesa delle controparti, non può non tornare a evidenziarsi che la Corte di Appello di Venezia non potrà, comunque, riconoscere alcuna riduzione della quantificazione del danno degli oltre cinque milioni di euro compiuta dal Tribunale di Rovigo in ragione dell’asserita diminuita aspettativa di vita (si ripete, non dimostrata scientificamente) atteso che, anche tale pregiudizio, è inscindibilmente causalmente connesso alla condotta gravemente negligente delle due ginecologhe e alle gravissime carenze strutturali e organizzative dell’azienda Ulss 5 Polesana". 

Articolo di Lunedì 18 Marzo 2019

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