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BADIA POLESINE (ROVIGO)

“Le ultime pagine” di Elia Bacchiega conquistano la città

Grande successo per il libro tra prosa, poesia e fantasie “ribollenti” dello scrittore che ha riempito il teatro cittadino

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BADIA POLESINE (ROVIGO) - Celebrazione doveva essere su “Le ultime pagine” di Elia Bacchiega e celebrazione c’è stata. A condurre magistralmente la serata del 16 marzo, dopo i rituali saluti del sindaco in borghese che definito amichevolmente l’ex comunista “un democristiano doroteo”, è stato Paolo Aguzzoni, memoria storica vivente dell’ultimo mezzo secolo a Badia. 

Con l’ausilio di una foto del novembre 1983 (fatta dall’allora sezione fotografica della civica Bronziero) ha meritoriamente rievocato i lavori di ristrutturazione e consolidamento del teatro Balzan fatti dalla ditta Paolo Virilli di Foligno che, grazie alla gabbia in acciaio inossidabile progettata da Lamberto Fisichella, ha dato una struttura stabile al manufatto con un lavoro pregevole e di grande qualità. 

La sovrintendente Filippa Liberti Gaudioso, recentemente scomparsa, curò tutta la parte artistica. Tutto questo ha consentito a Paolo di contestualizzare l’evento letterario, in cui l’aspetto della memoria è importante, di dare l’abbrivo a Stefano Valentini per dettagliare i 14 racconti contenuti nel libro per la parte narrativa, che per quella dedicata alle 80 poesie (alcune recitate e spiegate). 

La struttura del libro è abbastanza singolare, perché coniugare prosa e poesia non è da tutti, ma Elia Bacchiega c’è riuscito con un’ideazione e una fantasia “ribollenti” mai fini a sé stesse che invitano le persone a pensare e riflettere sulla propria esistenza. 

“In lui - ha detto Valentini - momento creativo e idee sempre in movimento celebrano il rapporto con l’esistenza della condizione umana e si fa universale; Elia ha questa sapienza spontanea”. Nel primo racconto “Storia di un amore possibile” l’autore esplora il valore universale di questo sentimento, mentre nel “Vento e il mare” tratta il tema della partenza, dell’idea che la vita è un viaggio fra partenze e ritorni. Nel brevissimo ma intenso “Ponte di legno” ritorna invece con la memoria ai luoghi del Polesine scomparsi. C’è perfino un racconto sull’amore impossibile fra un ragazzo e una suora. C’è anche una favola “l’orso e il leprotto” metafora molto complessa che indaga la primordialità dell’esistenza in contrapposizione con la moderna civiltà.  Il filo conduttore del libro rimane la constatazione che le cose semplicemente accadono e noi possiamo solo viverle. “L’ultimo tango d’amore” infine ricuce il discorso sull’amore, riaffermandone il potere. In definitiva, sono tutti racconti che partendo da prospettive diverse parlano di un insieme eterogeneo intorno al senso dell’esistenza. 

Nelle poesie, invece, Valentini ha individuato elementi pirandelliani sull’interrogativo perenne che ci affligge su quale sia la verità, sull’insondabilità del destino l’impossibilità di arrivare ad una risposta e, infine,  quale sia nostro ruolo nel cosmo. Tutte incognite che, secondo Valentini,  sono appena stemperate dall’amicizia, dall’amore e dall’esercizio della ragione nel rispetto dell’etica, contro il deprezzamento dell’esistenza. Alla fine, dopo una serie di piazzamenti, è stato consegnato a Elia Bacchiega l’agognato premio de “La Nuova Tribuna Letteraria” ottenuto con la poesia “L’uomo che fugge”, in un tripudio di applausi. Hanno animato la serata con pregevoli intermezzi musicali i Van Greg Paojet.    

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Mercoledì 20 Marzo 2019

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