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TURISMO PROVINCIA DI ROVIGO

Polesine fanalino di coda nel turismo in controtendenza rispetto al Veneto

In Polesine presenze in calo, in Veneto invece aumenta il giro d’affari. La soddisfazione dell’assessore regionale Federico Caner

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ROVIGO - Ancora un segno meno per la provincia di Rovigo, questa volta per il turismo. Gli arrivi in totale sono 304.913 nel 2018, le presenze 1 milione e 523 mila e 337 (alberghi 142.354 e 294.239 presenze), in totale gli arrivi sono quantificati in -0,4%, le presenze -1,8% rispetto al 2017. Bilancio complessivo in Veneto con il segno più come evidenzia  l’assessore veneto al turismo, Federico Caner, dati definitivi del 2018, raccolti ed elaborati dall’Ufficio di Statistica regionale, sull’andamento turistico della regione numero uno in Italia nell’industria dei viaggi e vacanze.

“Pensare di demolire ogni anno i record di arrivi e presenze sarebbe ancor prima che illusorio sbagliato. Non sto dicendo che i saldi positivi del movimento turistico non rappresentino un traguardo da salutare con soddisfazione - commenta  Federico Caner - ma è oggettivamente impossibile puntare a un incessante incremento degli ospiti e soprattutto può essere ingannevole valutare unicamente attraverso questo indicatore il livello di competitività della nostra offerta turistica. Ciò detto, anche l’anno scorso, rispetto al precedente, pur registrando qualche arretramento in alcuni comprensori, il bilancio numerico del turismo nel Veneto si chiude ancora una volta con il segno più sia alla voce arrivi, +2,2%, sia alla voce presenze, +0,2%”.

“Reduci da un continuo crescendo sfociato nel 2017 in primati difficilmente ripetibili – continua l’assessore –, i dati del 2018 confermano pienamente la forte capacità attrattiva del Veneto: ritoccato in rialzo il numero dei visitatori, che superano i 19,5 milioni, grazie all’aumento di arrivi sia stranieri (+1,8%) che italiani (+2,8%), è stato consolidato quello delle notti da loro trascorse nelle strutture ricettive, oltre 69 milioni, con l’aumento di italiani (+1,6%) che compensa la leggera flessione di stranieri (-0,4%)”. 

Peccato che i dati sulla provincia di Rovigo non siano confortanti.  “Una flessione non preoccupante ma da non trascurare – precisa Caner –, soprattutto se si incrocia questo dato con altri. Valutandolo, a esempio, insieme al meno 1,8% di arrivi e al meno 3,8% di presenze del comprensorio balneare, abbiamo la conferma che, seppur faticosamente, alcuni players mediterranei e nordafricani, storicamente competitivi sul piano dell’economicità dei loro pacchetti di vacanza ma fortemente penalizzati dall’instabilità politica e dall’insicurezza dovuta al terrorismo, si stanno riposizionando sui mercati internazionali. Da ciò deriva la necessità di continuare a investire in termini di idee e creatività, di innalzamento qualitativo delle strutture e dei servizi, soprattutto negli ambiti più maturi della nostra offerta, come il mare, appunto, ma anche la montagna, che pure ha fatto segnare nel 2018 un aumento del 4,4% degli arrivi e una sostanziale tenuta nelle presenze, e che nella sola stagione invernale, grazie alle abbondanti nevicate dello scorso anno, ha registrato un +12,9% di arrivi e un +6,7% delle presenze. In altre parole, proprio i prodotti più tradizionali dell’offerta veneta sono anche quelli che si devono misurare con una concorrenza più ampia e più forte e risultano pertanto più vulnerabili: sta a noi saperci rinnovare con continuità”.

Un’importante prerogativa del Veneto, sottolinea l’assessore, è la sua sempre più evidente capacità di catalizzare l’interesse dei mercati internazionali: quasi il 70% delle presenze totali, infatti, sono straniere. I tedeschi, pur segnando un calo, rimangono i clienti stranieri più affezionati e numerosi (15,6 milioni di presenze, quasi un quarto del dato complessivo), seguiti a notevole distanza da austriaci (3,8 milioni) e inglesi (2,6 milioni). Ottime le performance per quanto riguarda gli americani (+14,1% di presenze), cinesi (+5,2%) e russi (+7,9%).

Queste elaborazioni statistiche, inoltre, certificano un’attitudine che si sta manifestando ormai da qualche anno: la continua e progressiva riduzione dei più lunghi soggiorni in occasione delle classiche ferie estive, sostituiti da vacanze brevi in località e in periodi diversi. In altre parole, siano vacanze di scoperta o di svago, culturali o avventurose, attive o riposanti, sportive o enogastronomiche, oppure un mix di queste, la tendenza è quella di scaglionare le proprie uscite, accorciandole e ricercando mete e fattori stimolanti diversi. 

“Segnali in questo senso – evidenzia l’assessore – vengono dall’attenuazione del fenomeno della stagionalità nelle città d’arte, nelle località lacuali e montane, ma anche dalla crescita attrattiva di province come Vicenza (+ 4,3% di arrivi e +4% di presenze), Treviso (+ 3,1% di arrivi e +6,5% di presenze) e Verona (+ 2,9% di arrivi e +2,1% di presenze), i cui territori offrono nuove e interessanti opportunità di vacanza, espressione di quel turismo esperienziale ed emozionale sempre più gettonato, legato all’originalità dei luoghi, alle caratteristiche di ospitalità e di soggiorno,  all’autenticità dei prodotti, siano essi enogastronomici o artigianali. Non a caso, anche nella scelta delle strutture nelle quali alloggiare, i turisti guardano, e non solo per una questione di minor spesa, con sempre maggior favore agli agriturismi (+ 8,3%) o ai b&b e simili (+ 3,4%)”.

“In ultima analisi – conclude Caner – il Veneto del turismo ha la consapevolezza sia dei suoi punti di forza sia delle insidie che possono, anche repentinamente, mutare l’attuale scenario favorevole. Obbligatorio è non stare fermi e non accontentarsi, ma continuare a indagare i modi attraverso i quali gran parte degli uomini intende soddisfare i bisogni atavici di viaggiare e di conoscere”. 

Articolo di Giovedì 21 Marzo 2019

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