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TRIBUNALE MANTOVA

Tutti assolti gli imputati appartenenti ai Fasci italiani del lavoro

Vittoria su tutta la linea dell’avvocato di Rovigo Federico Donegatti, il Gup ha respinto le richieste della Procura ed ha assolto Fiamma e Claudio Negrini di Trecenta e Pasqua Lombardo 

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MANTOVA - E’ stata pronunciata venerdì 22 marzo la Sentenza di assoluzione per tutti gli imputati appartenenti ai Fasci Italiani del Lavoro dal Giudice per l'Udienza preliminare Gilberto Casari. Il procedimento aveva destato un certo scalpore mediatico, una inchiesta partita da Mantova, e che aveva visto coinvolti anche Fiamma Negrini (nata a Trecenta e residente a Megliadino San Fidenzio in provincia di Padova), il padre Claudio, leader storico del movimento, e Pasqua Lombardo, di Bologna. 

Vittoria su tutta la linea per l’avvocato del Foro di Rovigo Federico Donegatti “Il mio plauso alla onestà intellettuale del giudice Casari che ha saputo rimanere indipendente e scevro da condizionamenti esterni, stante il vergognoso clima da "caccia alla streghe" e di odio e intolleranza scatenato dalla carta stampata e dalle Televisioni a seguito delle dichiarazioni dell'ex presidente della Camera dei deputati, onorevole Laura Boldrini”.

“Hanno volutamente inteso creare un "mostro" - commenta l’avvocato Donegatti - non legato alla realtà. Le imputazioni erano "pesanti" come riorganizzazione del disciolto Partito Fascista e violazione della Legge Mancino e le pene che erano state richieste dal Pm Manuela Fasolato (rodigina doc), nella propria requisitoria erano di 20 anni complessivi”.

“Cade rovinosamente il teorema accusatorio della Procura della Repubblica di Mantova che nella propria requisitoria ebbe modo di fare riferimenti al Nazismo, al razzismo, all'antisemitismo ed ad aspetti inesistenti nella effettiva attività dei Fasci italiani del lavoro”.

Ma l’avvocato Donegatti rincara la dose e afferma: “Preannuncio che vi saranno iniziative giudiziarie nei confronti di Laura Boldrini, P.B (giornalista, ndr) e di tutti quelli che con protervia hanno cercato di "criminalizzare" i Fasci italiani del lavoro esponendoli ad una "gogna mediatica". Il mio intervento in aula di oltre un'ora, unitamente alle difese degli altri imputati, hanno trovato accoglimento nella statuizione del Gup che è riuscito a dare un giudizio fondato sulla sola lettura delle carte processuali non denotato da aspetti ideologico-politici.

Le carte processuali lasciavano chiaramente ritenere che l'attività dei Fasci italiani del lavoro traeva innegabilmente ispirazione dal Fascismo -movimento, dal fascismo di sinistra, dalla carta del lavoro, dallo stato corporativo, dal sindacalismo rivoluzionario senza per questo intendere riorganizzare il disciolto partito fascista. Mera libera espressione delle idee, al massimo elogiative della figura di Benito Mussolini”.

“Domani - conclude l’avvocato Donegatti - ricorre la fondazione dei Fasci di combattimento del 23 marzo 1919 e del discorso di San Sepolcro; questo è uno dei riferimenti primari dei Fasci Italiani del Lavoro, con tutto il portato di forza propulsiva che quel movimento (nato dalla unione di futuristi, interventisti, nazionalisti, reduci della Prima guerra mondiale, reduci di Fiume legati a Gabriele D'Annunzio, arditi, sindacalisti rivoluzionari, ecc.) seppe esprimere per cercare di rifondare un Italia uscita dalla Guerra mutilata. Di certo i Fasci italiani del lavoro non hanno armi o una struttura militare in grado di rifare la marcia su Roma. Meri riferimenti ideali”.

Articolo di Venerdì 22 Marzo 2019

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