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TEATRO ROVIGO

Amaora il musical che conquista l’anima 

Tutto esaurito al Duomo. Lo spettacolo scritto da Fabio Destro, musicato dagli UncleMine e messo in scena da Micol Andreasi

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ROVIGO - Ama Ora da tutto esaurito al teatro del Duomo di Rovigo. E’ andato in scena domenica scorsa al teatro del Duomo il musical scritto da Fabio Destro, musicato dal gruppo UncleMine, per la regia di Micol Andreasi. Lo spettacolo accolto dal pubblico delle grandi occasioni ha aperto la rassegna “Il teatro dell’anima”, organizzata dalle parrocchie di Rovigo come occasione di riflessione in previsione della Pasqua.  

Sul palco solo un tavolo, una sedia, una valigia. Sei musicisti, 5 cantanti e una ballerina. 12 i pezzi cantati ed interpretati. Il ritmo è quello rock, le parole arrivano dritte al cuore. Un giovane uomo sulla scena, Filippo Guglielmo cerca di sbrogliarsi dalla catena dei condizionamenti al ritornello di “Libero arbitrio” che rimbomba tra il pubblico come una disperata richiesta di libertà, di cui però il protagonista non conosce nulla se non il suono della parola. E’ così che quel giovane uomo lascia la sua casa e sceglie di perseguire la più facile di tutte le promesse di felicità e libertà: l’ambizione, il successo, il divertimento fine a se stesso. Mette il suo Ego sopra ogni cosa. Ma la sensazione di profondo smarrimento non  tarda ad arrivare. Le luci si fanno più intime, il rock abbassa i volumi. Il protagonista si guarda dentro e sente di avere una profonda nostalgia di casa. Sulla strada del ritorno, è riaccolto da un padre (interpretato da Fabio Destro) amorevole e felice di ritrovare suo figlio. Il loro abbraccio si trasforma in  sincera commozione.  

E’ l’altro figlio ora a rivendicare attenzione e a chiedere giustizia per sé, da sempre ligio al dovere, rispettoso della regola. Interpretato da Emanuele Gazzetta, anche il secondo figlio si accorge di essere lontano dal vero amore quando il padre gli mostra l’inganno in cui è caduto: la gelosia, il risentimento, la competizione. Anche lui cede all’abbraccio comprensivo, non giudicante ed accogliente del padre. Il pubblico ascolta e si lascia interrogare da quel dito puntato con cui avanza il coro composto da Stefania Seren (che interpreta anche la voce del Bene), da Matteo Dall’Ara (che interpreta anche la voce del Male) e Jessica Fecchio (ballerina) al suono di “Tu chi sei per giudicare lui?”. Poi esplode l’applauso che si trasforma in una festa quando i musicisti Paolo Rosa (chitarra), Federico Ziscardi (chitarra), Federico Rosa (fiati), Luca Zanato (basso), Daniele Pellegrini (tastiere) intonano l’ultima canzone AmaOra. 

Ci sono storie che hanno un potere straordinario, quello di risvegliare un dialogo profondo con la coscienza, di metterci faccia a faccia con le nostre debolezze ed i nostri bisogni, primo fra tutti quello di sentirsi riconosciuti, amati e quello di amare. Questa è la storia provocatoria ed avvincente raccontata nel musical AmaOra e liberamente ispirata alla parabola del Padre Misericordioso.   Scrivera Henri Nowen nel libro a “L’abbraccio Benedicente. Meditazione sulla parabola del figliol prodigo”: “ Quando guardo le mie mani invecchiare, capisco che mi sono state date per tendersi verso tutti quelli che soffrono, per posarsi sulle spalle di tutti quelli che vengono, per offrire la benedizione che emerge dall’immensità dell’amore di Dio”.  Perché siamo tutti così: figli  pronti a rinnegare tutto e ad andarcene o accecati dal risentimento ed in cerca di giustizia. Ma siamo sempre tutti  chiamati a diventare padri, capaci di amore incondizionato, di gratuità, di perdono.

 Il prossimo appuntamento con il musical AmaOra è il 4 maggio a Granze (Pd).

FOTO di Stefano Teneggi e Anna Bechis

Articolo di Venerdì 22 Marzo 2019

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