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RUGBY TOP12

L’unica soluzione è avere pazienza e fiducia

A diversi giorni di distanza dalla sconfitta con il Calvisano, i tifosi della FemiCz Rovigo sono ancora frastornati, ma sono pronti a sostenere i Bersaglieri per l’ennesima sfida

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ROVIGO - Sgomento e rabbia sono i maggiori stati d’animo che ho provato dopo la nefasta partita di sabato scorso (LEGGI ARTICOLO). E la cosa che mi ha fatto arrabbiare di più è che tutto ciò è condito ad un pizzico di maliziosa rassegnazione.

Stare qui a fare l’analisi tecnica di quello che è andato bene (poco) e male (tanto) in quella partita non è un esercizio che mi piace fare pubblicamente, si potrebbe facilmente incappare nell’errore di esporsi al ridicolo, se non al grottesco. 

E’ altrettanto vero però che, da un punto di vista del tifoso puro, certe considerazioni si possono fare. Soprattutto riguardo gl’imparziali giudici che fin dall’inizio del match, ovvero da quando fu frenata la corsa di quel cavallone di Antl e che ci ha smorzato in gola il grido “Meta!!”, hanno messo in chiaro fin da subito su chi avrebbe governato le vicende di gioco. Nonostante certe decisioni arbitrali che come una fastidiosa pioggia intermittente primaverile hanno interrotto il ritmo della partita, impedendo alla Rugby Rovigo di spiegare le ali e prendere il volo, i “nostri” si sono battuti con coraggio e hanno onorato la maglia come solo un vero Bersagliere sa fare.

Il pubblico di casa ha manifestato, a tratti, tutto il suo disappunto (LEGGI ARTICOLO), inizialmente rumoreggiando e poi sempre più con cori che tanto sono oggetto di imputazione di da parte di tutti gli appassionati di rugby d’Italia. A parte certi episodi recenti, veramente disdicevoli, il pubblico del Rovigo è sempre stato molto caloroso verso la propria squadra tanto da guadagnasi virtualmente la maglia ufficiale n.16, ed è portatore non solo del sostegno verso chi scende in campo, ma anche dei pensieri e delle espressioni dei giocatori non pronunciate per rispetto delle regole all’interno del rettangolo di gioco. Questo non giustifica meschinità o bassezze, ovviamente, anzi tutt’altro, evidenzia solo quella speciale sintonia d’intenti fra la squadra e i propri tifosi, tanto declamata (e invidiata) in tutta l’Italia rugbistica.

Ormai sono passati cinque giorni da quella ‘orribile’ partita e l’unica cosa a cui pensare è come affrontare ancora quel temibile avversario che come un macino informe senza punti di riferimento ci sbarra la strada. Forse aggirarlo? O costruirci una ferrovia a fianco e farlo portar via? Oppure potremmo scavarci una fossa a fianco e scaraventarcelo dentro! Potrebbe essere una soluzione. Comunque sia sono dell’idea che non deve esistere un “piano B”, come più di qualcuno ha reclamato. Il gioco di Casellato è un marchio di fabbrica, al massimo può cambiare la tattica, ma non la strategia, che è quella di muovere il pallone, come nel rugby gallese. 

A tal proposito l’ultima volta che la Rugby Rovigo ha adottato il rugby di movimento fu nel lontano 1977, quando arrivò in città proprio un gallese doc, quel monumento di Carwin James. Anche allora ai giocatori (i fratelli De Anna, Quaglio, Stefano Bettarello, Salvan, Nino Rossi,..) risultò difficile fin dall’inizio adattarsi a quel tipo di gioco che prevedeva molta tecnica e manualità, ma con il tempo e “senza il terrore di sbagliare” (come scrisse Alessandro Zanella sul Gazzettino), arrivarono i risultati tanto sperati.    

Mi piace immaginare la Rugby Rovigo come una musa ispiratrice, che si diverte a giocare a nascondino, ad apparire e a scomparire a tratti, orgogliosa e fiera, sfuggente come “la farfalla della felicità: se la segui non riesci mai a prenderla, ma se ti metti tranquillo, può anche posarsi su di te.” (cit.) L’unica soluzione è avere pazienza e fiducia. 

Stefano Padovan

 

 

Articolo di Giovedì 28 Marzo 2019

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