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RUGBY

Massimiliano Dolcetto: “L’unica soluzione sarebbe fare gioco di squadra”

A Badia Polesine si festeggia la permanenza in Serie A e si guarda ad un futuro che non può prescindere dalla FemiCz Rovigo che milita in Top12. Intervista a Massimiliano Dolcetto

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BADIA POLESINE (RO) - C’è chi dice che a volte è meglio fare un passo indietro per farne tre in avanti, domenica la Bosaro Badia ha mantenuto la Serie A con una salvezza meritata e costruita sul campo (LEGGI ARTICOLO). Lo ha fatto allo stadio Battaglini, e palcoscenico migliore non ci poteva essere per la maggior parte dei rodigini in campo. Una categoria importante perchè permette ai giovani di crescere, per chi è già in odore di prima squadra in Top12 è un banco di prova importante. 

Una giornata di festa, ma anche di riflessione. Prima del match stravinto sul Brescia alcuni ex compagni di squadra di Nicola Perin hanno consegnato alla famiglia una maglia del Badia autografata. Recentemente è stato anche presentato il libro “Il mediano di Dio” (LEGGI ARTICOLO), una storia che ha toccato tutto il Polesine ovale, e Nicola, nella tragicità dell’evento, durante l’ultimo viaggio lo ha riunito tutto nella sua Borsea.

Massimiliano Dolcetto, ex rossoblù, della realtà di Badia è il motore pulsante. Non avrebbe potuto costruire tutto da solo, ma si è circondato di validi collaboratori.

Quanta importa ha la salvezza ottenuta dalla Borsari?
“Per quanto ci riguarda ovviamente tanto, perché per prima cosa era l’obiettivo per la prima squadra, di società, ma soprattutto era l’obiettivo dei ragazzi e del relativo staff, considerato che l’anno scorso se l’erano guadagnata vincendo il campionato. Infine credo che avere mantenuto la categoria sia un bene a livello provinciale, poiché la serie A, soprattutto quella del nostro girone Veneto, di fatto a mio avviso va a sostituire la mancanza dell’under 20, per cui può diventare un laboratorio prezioso per preparare chi ha più maggiore prospettiva all’eccellenza e per tutti gli altri offrire un campionato di buon livello da abbinare ai propri progetti di vita”.

La collaborazione con il Rovigo di Casellato e gli allenamenti del martedì hanno aiutato ad aumentare il livello della squadra?
“Sicuramente hanno contribuito, avere la possibilità di allenarsi e confrontarsi con un livello più alto, aiuta sempre. Di questo occorre ringraziare sicuramente la disponibilità di Umberto Casellato che ha costruito un buon rapporto con il nostro tecnico Alessandro Lodi, però vorrei ringraziare Nicola Azzi che già ad agosto aveva voluto questa collaborazione che a livello dirigenziale sta proseguendo ottimamente con l’attuale ds Giuseppe Favaretto, persona di garanzia in questo momento ed indispensabile per le relazioni tra i club”.

In termini di prospettiva Badia, con il numero di tesserati ha superato Rovigo, sta cambiando la geografia ovale?
“Sinceramente non so se ha superato il numero di tesserati o meno. Il paragone tra le nostre società polesane non lo ritengo personalmente importante ed indicativo, in quanto i ragazzi delle prime squadre si muovono tra le varie società in funzione dei loro obiettivi tecnici e di vita ed hanno provenienze diverse, lo stesso spesso capita nei settori giovanili in funzione delle annate. Il dato più indicativo a livello generale invece riguarda tutto il nostro movimento rugbystico provinciale, che è in forte regressione da alcuni anni nei numeri, da questo punto di vista non c’é una società che sta meglio o peggio, tutte hanno dei punti di forza e di debolezza e direi anzi come nel caso nostro con la franchigia, insieme al rugby  Frassinelle, che tutte hanno bisogno l’una dell’altra”.

La collaborazione con il Frassinelle come sta procedendo e quali ulteriori sviluppi ci saranno in futuro?
“La collaborazione nasce sicuramente per una affinità di vedute e di strategie nel rugby ma non dobbiamo nasconderci che nasce sopratutto da una esigenza immediata, in quanto da soli non saremo riusciti a fare l’under 16 soprattutto. Frassinelle che ha svolto un lavoro impressionante nei numeri nel mini rugby, aveva bisogno di dare continuità al lavoro fatto per per le categorie under 16 e 18 oltre che di dare  una prospezione  di maggiore qualitá ai campionati dei ragazzi, come  Badia spesso per vari motivi non riusciamo ad essere autosufficienti nei nostri numeri delle giovanili ed in ogni caso avevamo bisogno anche di avvicinarci ad un modello che sta funzionando sperando di trarne beneficio. Per il futuro, si andrà avanti con semplicità in quanto nei nostri incontri mettiamo al primo posto le esigenze dei ragazzi stessi. Vorrei ricordare anche che abbiamo una collaborazione con il Cus Ferrara per la seniores femminile, proprio domenica le nostre ragazze guidate da Marco Crivellaro hanno raggiunto anzi tempo la qualificazione al giorno élite della serie A per il prossimo anno, direi un grande risultato ottenuto in poco tempo ed il prossimo anno si aggregheranno altre nostre ragazze under 18 di valore”.

Borin, Vecchini, Parolo (i più recenti), sono tutti usciti dal vivaio del Badia, quanti ne usciranno ancora?
“Si provengono dalle giovanili nostre, occorre dire anche che la loro formazione tecnica  è stata completata a Rovigo, usciranno sicuramente altri ragazzi interessanti nei prossimi 2-3 anni almeno, alcuni hanno già debuttato in serie A quest’anno, altri lo faranno, poi dipenderà molto dallo loro attitudine al lavoro ed anche da quello che noi riusciremo a mettere a disposizione per crescere”.

L’under 18 si giocherà il passaggio in Elite, un traguardo importante. Il Valsugana nella recente storia ha fatto dei progressi enormi in ambito giovanile, e con la prima squadra fino a raggiungere il Top12, e il Badia?

“L’under 18 sta facendo bene al di là delle vittorie - conclude Massimiliano Dolcetto - nel senso che stiamo vedendo dei ragazzi crescere con lo giusto spirito e per la prima volta dopo diversi anni avremo un gruppo da inserire gradualmente in prima squadra. Il girone élite é essenziale per noi proprio per una maturazione migliore confrontandosi con squadre di prestigio. Per il resto non abbiamo i numeri di Valsugana e soprattutto l’obiettivo di salire di categoria, anzi gìà la serie A per noi è un impegno al limite delle nostre possibilità economiche ma non solo, in alcuni ruoli sopratutto negli avanti anche estendendo il discorso alla provincia non abbiamo ragazzi fisicamente da categoria.

Per cui l’unica soluzione sarebbe fare gioco di squadra anche in provincia, ad esempio personalmente per il prossimo anno non vedrei 2 élite under 18,  ne avrebbero beneficio anche  Villadose e Frassinelle per le loro prime squadre. Chiaramente per progetti seri e duraturi servono al di là di persone competenti o che perlomeno sappiano di cosa parlano, anche di persone in primis volontarie libere da condizionamenti di natura personale, e soprattutto le linee strategiche devo essere fatte ed  affidate a persone con capacità  di relazionarsi con il prossimo e  che conoscono i problemi e le esigenze  dei ragazzi e delle famiglie dei nostri tempi, in questo senso servirebbe un rinnovamento generale, siamo già in ritardo”.

Giorgio Achilli

Articolo di Mercoledì 3 Aprile 2019

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