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IL CASO BERGANTINO (ROVIGO)

Finalmente la maxi conduttura esiste anche per il consiglio di Bacino

Si trova una maxi tubatura sotto casa, finalmente Ato Polesine riconosce il problema, ma intanto la signora ha pagato le spese legali di un primo procedimento mai discusso in Tribunale 

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BERGANTINO (RO) - Un accordo si poteva trovare tre anni fa, invece… ecco la storia assurda. Dopo anni dall’acquisto di una abitazione l’amara scoperta: a Bergantino la signora Tomiolo ha trovato una tubatura, non una qualsiasi, ma una adduttrice in cemento amianto di grandi dimensioni. Probabilmente quella casa non l’avrebbe acquistata se lo avesse saputo, di qui l’azione legale assistita dalla dottoressa Valentina Zapparoli del Foro di Rovigo.

In Tribunale ci sarebbe stato di cui discutere, ma il giudice Federica Abiuso, per un problema di giurisdizione, non si è nemmeno pronunciata accogliendo le richieste della difesa dei Comuni e di Acquevenete Spa (LEGGI ARTICOLO). 

Tubature vecchie, installate decine di anni fa, sulla carta inesistenti. La signora Tomiolo aveva chiesto la trascrizione al Conservatoria dei Registri Immobiliari della Servitù coattiva “visto che l’adduttrice rappresenterebbe un pericolo per la salute pubblica e la propria incolumità, in quanto realizzata in cemento amianto, ovvero in eternit, ed in quanto in stato di usura, con rischio di zampilli fino a 40 metri di altezza”. 

Un difetto di  giurisdizione, evidenziata dal Giudice tre anni dopo, non solo non le ha fatto raggiungere lo scopo richiesto (tra cui un risarcimento economico), ma le è costata anche il pagamento della difesa dei comuni chiamati in causa: Bergantino, Castelnovo Bariano, Castelmassa, Ceneselli, oltre ad Acquevenete. 12.500 euro in tutto

Ma ora c’è la svolta. Ato Polesine, rispondendo ad una richiesta della signora, ammette l’esistenza dell'adduttrice e dispone a Acquevenete la trascrizione e "ulteriori iniziative da concordare tra le parti" pur fermandosi a sollecitare la società di gestione, ovvero ciò che aveva chiesto tre anni fa la signora. “Dalla disamina dell'intera questione appare evidente come questo Consiglio di Bacino, per sua natura e per le funzioni attribuite dalla normativa di riferimento, non disponga delle prerogative per dirimere la controversia in oggetto, afferente all'attività di gestione ed esercizio delle reti idriche affidate alla società gestrice del servizio, peraltro subentrata nei preesistenti rapporti dell'ex Consorzio Acquedotto Polesine Superiore. Ritenendo doveroso tentare di favorire, per quanto possibile, la composizione della situazione, come peraltro già fatto in passato, è disponibile a sollecitare la società di gestione perché provveda senza ulteriore indugio a trascrivere, assumendo i relativi oneri a proprio carico”. 

Tradotto: Ato Polesine non può entrare nel merito di quanto deciso dal Giudice, ma sollecita Acquevenete affinché si trovi una rapida soluzione ad un problema che è sotto gli occhi di tutti, e il fatto che in Tribunale non sia discusso per un problema di giurisdizione, non è detto che non lo si possa fare in altra sede e con costi differenti. Intanto la signora Tomiolo ha pagato i legali dei Comuni per il “disturbo”, ma qui Giustizia non è ancora stata fatta.

Articolo di Mercoledì 3 Aprile 2019

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