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AUTONOMIA VENETO

[VIDEO] Zaia in Parlamento per l'autonomia. Per l'opposizione è una retromarcia

Dopo l’incontro a Roma del governatore col ministro Erika Stefani e gli altri presidenti di Regioni il commento dei polesani Graziano Azzalin e Patrizia Bartelle

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VENEZIA - “La madre di tutte le battaglie rischia di trasformarsi nella nuova Guerra dei cent’anni e allora Zaia fa retromarcia. Non accordo definitivo tra Governo e Regioni, ma una pre intesa da sottoporre poi al Parlamento. Anche se i tempi si allungano ancora” commenta Graziano Azzalin, consigliere del Partito Democratico interviene all’indomani dell’incontro tra il ministro per gli Affari regionali Erika Stefani e i governatori, non risparmiando critiche al presidente del Veneto Luca Zaia.. “L’urlo bellicoso dell’ottobre 2017 è diventata una timida supplica: firmiamo qualcosa giusto perché ci sono le elezioni e può tornare utile per fare propaganda. La pre intesa, inoltre, c’era già ed era stata siglata con il sottosegretario del governo Gentiloni, Bressa, a inizio 2018. Eppure la firma era sempre di Zaia”.

Dello stesso parere l’altra consigliere regionale polesana, Patrizia Bartelle (Italia in comune). “Ci sono voluti 530 giorni ma alla fine il bluff presidente Zaia è crollato: addio residuo fiscale, addio al principio del 90% da trattenere per i Veneti, addio intesa "blindata" col governo e benvenuto iter parlamentare. Ma ve la ricordate la proposta di legge per il Veneto regione a statuto speciale?”.

Dall’incontro di ieri a Roma è emerso che nessun progetto di autonomia può andare a compimento senza il necessario passaggio parlamentare. 




“È ancora tutto in alto mare, ma era fin troppo prevedibile. C’è chi ha provato a fare il furbo, con scorciatoie assolutamente non coerenti con quanto stabilito in Consiglio regionale” spiega ancora Azzalin.  In aula regionale era stato approvato un Pdl statale che prevedeva un percorso preciso che impegnava Zaia a trattare con il Governo e informare l’aula. 

“Il presidente ha cambiato idea? - si chiede Bartelle - Chiediamo che Zaia venga subito a riferire in consiglio, ci deve spiegare perché ha presentato ieri al Parlamento una linea profondamente diversa da quella assunta nella campagna referendaria e nella proposta di legge votata dal Consiglio Regionale, perché ci ha fatto votare su un bluff? Ma soprattutto ha il dovere nei confronti dei veneti di confessare che li ha presi in giro e che da questa autonomia il Veneto non riceverà un euro in più, anche con il suo consenso!”.

“Almeno chiedesse scusa ai veneti - conclude Azzalin - per i 16 milioni spesi in una consultazione che si rivela ogni giorno sempre più inutile, visto che altre Regioni si sono mosse per chiedere pure loro nuove competenze allo Stato, senza aver sborsato un euro”.

Articolo di Giovedì 4 Aprile 2019

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