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RUGBY ROVIGO

Reale si dimette, Zambelli blinda Casellato e progetta il futuro

Non è un terremoto, ma un segnale. Dimissioni irrevocabili di Paolo Reale dal Cda, Zambelli apre le porte a viale Alfieri a nuovi soci per il rilancio anche del settore giovanile

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ROVIGO - Paolo Reale si è dimesso dal Cda della Rugby Rovigo Delta. Lo ha fatto prima della partita con il Viadana vinta dai Bersaglieri.

Era stato proprio invitato ad entrarvi, nell’ultima assemblea dei soci, dal patron Francesco Zambelli, per provare a riportare serenità tra le due realtà ovali che gravitano al Battaglini. Una mano tesa per durante l’assemblea del 4 dicembre 2018 nel post Nicola Azzi, una notte in cui Zambelli ha spesso alzato la voce. Reale si era preso un po’ di tempo prima di decidere, visto che era anche nel Cda della Monti Junior Rovigo, la società che gestisce il settore giovanile. Dopo qualche giorno aveva sciolto la riserva entrando nel Cda della società della prima squadra con Giuseppe Favaretto, nominato a sua volta direttore generale e sportivo. L’ex campione rossoblù in questi mesi ha provato a fare da mediatore, a ricucire i rapporti anche con le società del territorio.

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“Mi sembra impossibile che esistano delle questioni che evidentemente ci sono - ha commentato il presidente Francesco Zambelli - però ho in mente di convocare l’assemblea dei soci a breve e procedere con l’aumento del capitale sociale. Una condizione essenziale per rimettere in salute la Rugby Rovigo Delta, il Cda rimane operativo anche con due su tre, la scadenza naturale era il 30 giugno, ma anticiperò l'assemblea al 30 maggio, voglio rilanciare la società come merita”.

Dimissioni che hanno colto di sorpresa Zambelli “Sulla mia sponsorizzazione non ci sono problemi, un anno o cinque dipende della progetto, ma non voglio tornare a quello che è successo due-tre anni fa”. Una questione da risolvere in fretta, perché se ci sono dissapori e delle divergenze bisogna appianarle quanto prima.

“Il capitale sociale è quello che compatta una società - spiega Zambelli - la partecipazione è fondamentale sulla fiducia. La società va ampliata con altri soggetti che vorrebbero entrare, dal 2010 ad oggi è cresciuto l’interesse per la Rugby Rovigo. non possiamo stare divisi in casa”.

Rugby patrimonio della città che però non gode di alcun contributo dell’amministrazione comunale, una anomalia tutta rodigina. Questione stadio non risolta, la vecchia convenzione pende come una spada di damocle su Zambelli, l’amministrazione Bergamin in tre anni, non è riuscita a venire incontro alle esigenze di viale Alfieri. Lavori effettuati grazie ai soldi della Regione Veneto e della Fondazione Cariparo, ma c’è ancora da fare.

“Prendo atto delle dimissioni di Paolo Reale che sono irrevocabili - commenta Zambelli - a me dispiace perché credevo facessimo un percorso che avrebbe chiuso le questioni sospese. Quello che sto facendo lo sento come un dovere. nel 2010 ci ho messo la faccia per il bene della città e del rugby”.

“Le perdite di bilancio della società - continua Zambelli - sono imputabili ai lavori sostenuti per l’agibilità dello stadio, ai mancati contributi del Comune di Rovigo, al contributo che abbiamo dato alla Monti Junior, il mancato accesso alla finale dell’anno scorso, e il mancato passaggio ai playoff nell’ultimo anno della gestione Polla Roux”. Voce incassi che, in casa Rugby Rovigo, sono una parte importante del bilancio.

Casellato blindato. “Non è immaginabile cambiare - spiega il numero della Rugby Rovigo Delta - ha a cuore la causa rossoblù e rispetto nei confronti del presidente e della società, gli errori vanno anche perdonati (chiaro riferimento alla squalifica di Continental Shield, ndr). Ha il merito di aver portato la squadra ad esprimersi al meglio, anche con numerose defezioni e senza intervenire sul mercato. Una decisione sofferta, ma fatta per premiare il lavoro del gruppo”.

Se i futuro di Casellato è ormai certo (un biennale sul tavolo), da definire quello dello staff, valutazioni che dovranno essere fatte nelle prossime settimane in funzione anche di un progetto di più ampio respiro che potrebbe coinvolgere magari le società del territorio.

Società interpellate e la risposta di Badia, Villadose e Frassinelle è stata perentoria. Con Zambelli e la Rugby Rovigo Delta sì, con altri no.

Una risposta importante alla luce di quanto successo durante questa stagione sportiva. Se gli atleti azzurri non nascono sopra gli alberi, nella città in mischia, la squadra seconda in classifica nel massimo campionato italiano, qualche settimana fa è riuscita a non schierare una Under 18 (erano in 14, il numero minimo è di 15). Non era mai accaduto.

Settore giovanile della Rugby Rovigo Delta che è gestito dalla Monti Junior Rovigo, numeri ridotti all’osso già ad inizio stagione, la squadra Cadetta che milita in C1 non brilla, e sotto il profilo sportivo ci sta, se le altre squadre sono più forti.

Il fatto preoccupante è che la squadra giovanile, che dovrebbe essere il cancello d’ingesso in prima squadra, non ha avuto 15 giocatori da schierare in campionato, è un allarme che non va sottovalutato. La partita dell’under 18 non disputata con il Mogliano è stata dichiarata persa a tavolino 0-20 dal Giudice sportivo, con 4 punti di penalizzazione.

Il gruppo è ben coeso, lodevole l’impegno dell’U18 per il ripristino della vecchia palestra riportata a nuovo in poche settimane, e al di là dei risultati sportivi, sono i numeri a preoccupare. Non è colpa dei ragazzi, questo deve essere chiaro e cristallino. L’anno scorso sotto la guida di Tellarini e Romeo l’Under 18 aveva centrato le finali nazionali con la gestione Delta.

Ma bisogna fare diversi passi indietro. Il Progetto Polesine come era concepito aveva una sua logica, ma è naufragato. La Rugby Rovigo come stella polare di un movimento polesano che doveva dare linfa ai colori rossoblù, invece si è generato l’esatto contrario. Una fuga generale. Frassinelle e Badia numericamente scoppiano di salute, Villadose con dignità e spirito di sacrificio sta facendo il suo, è proprio Rovigo che manca all’appello.

Risultati sportivi che in un settore giovanile devono passare in secondo piano rispetto ai valori che la disciplina deve trasmettere. E’ chiaro però che senza atleti è difficile anche pensare di ottenerli.

Nel 2016 la città in mischia era ai vertici nazionali, scudetto con prima squadra ed Under 18 (con il grande supporto dell’Accademia Federale) e un brillante secondo posto con l’Under 16. Ne è seguita una stagione di veleni senza precedenti, dimissioni a raffica, Cda notturni allargati e poi ristretti. Una guerra che ha impoverito viale Alfieri, primo e secondo piano. Urge un cambio di rotta, una strategia comune che solo gli attori protagonisti devono trovare. Il tempo dello scarico di responsabilità è finito, serve una svolta.

In primis bisogna riportare i bambini al Battaglini, sono loro il futuro. L’impianto lentamente si sta rifacendo il trucco, ma Rovigo è l’unica piazza importante a non avere un campo in sintetico. A Calvisano in pochi anni sono riusciti a costruirsi il più bell’impianto d’Italia (e non è ironia, ma un dato di fatto), mentre la città in mischia litigava, il Petrarca Padova si è costruito un settore giovanile monumentale con una organizzazione invidiabile. Per non parlare del Valsugana Padova che negli ultimi anni ha raggiunto i massimi livelli nazionali (anche se si avvia alla retrocessione, ndr).

Rovigo vive ancora di luce riflessa, sicuri che basti?

Bisogna ridare più impulso al settore giovanile, e non è più una questione di risultati, ma di futuro. Una stabilità societaria che si basa su un sostegno economico di peso, e sul coinvolgimento che in questo momento solo il Commendatore possiede. La piazza e i tifosi gli sono sempre stati vicino, il plauso durante la presentazione della squadra, quando aveva tentato di defilarsi, lo testimoniano. Preso per i fondelli dall’amministrazione in varie occasioni con promesse parzialmente mantenute, se si volesse candidare (ma non lo farà) avrebbe sicuramente un peso specifico importante. La testimonianza di affetto di sabato 6 aprile gli dà maggiore forza, i tifosi sono con Zambelli, e questo è un dato di fatto inequivocabile (LEGGI ARTICOLO) . E’ il momento delle decisioni importanti in viale Alfieri.

Giorgio Achilli

Articolo di Domenica 7 Aprile 2019

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