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ACCOLTI A PALAZZO CELIO ROVIGO

Premiati in Provincia i due combattenti contro l’Isis

Claudio Locatelli e Marco Gelhat ricevuti con tutti gli onori dal presidente Ivan Dall’Ara che ha invitato tutti a seguire il loro esempio 

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ROVIGO - Hanno salutato i parenti per andare a combattere una guerra che non era la loro e sono ritornati, non senza aver visto morire i loro compagni al fronte. Loro sono Claudio Locatelli di Padova e Marco Gelhat di Rovigo che sono andati in Siria per aiutare il popolo curdo combattendo l’Isis e che nella mattinata di  giovedì 11 aprile sono stati accolti dal presidente della Provincia, Ivan Dall’Ara che si è congratulato con loro. 

“Hanno avuto il coraggio di diventare combattenti per la libertà. La loro forza dovrebbe essere d’esempio per tutti perché lottare contro l’integralismo e il fanatismo significa dimostrare a tutta l’umanità che è ancora possibile in questo mondo superare le divisioni e le difficoltà e affermare la solidarietà tra tutti i popoli”. Eppure è stato fatto notare che a Torino, chi è andato a combattere il sedicente stato islamico, ha ricevuto un avviso della Digos in cui si dava notizia che un pm aveva richiesto nei loro confronti l’applicazione della sorveglianza speciale con divieto di dimora nel capoluogo piemontese, mentre a Rovigo sono stati ricevuti con tutti gli onori. 

Una differenza evidente che fa pensare. 

“Ognuno di noi dovrebbe farsi messaggero di pace e non solo a parole” ha concluso Dall’Ara. Dimenticando, però, che i kalashnikov non sparano fiori e arcobaleni ma proiettili che uccidono persone. Per quanto riguarda i protagonisti, hanno spiegato le loro motivazioni: “C’è una cosa comune che ci lega tutti - ha detto Locatelli - un certo senso del dovere. Noi siamo nati nella parte del mondo più fortunata. Stiamo ridando forse un po’ al mondo quello che abbiamo avuto e che il mondo non ha”. Il combattente padovano ha affermato che è una cosa naturale e normale impegnarsi quando serve: “Dal consiglio degli studenti alle superiori a intervenire in caso di tentato stupro. Qualunque azione serve per fermare ciò che è sbagliato le persone dovrebbero intraprenderla”. Ma chi decide cosa è giusto e sbagliato? 

“La maggior parte degli internazionalisti ha un sentimento di patria urbana comune come diceva Che Guevara” ha concluso Gehlat.  

Articolo di Giovedì 11 Aprile 2019

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