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LENDINARA

Esasperata dal dolore comincia lo sciopero della fame

Monica Bin si dice pronta a morire piuttosco che convivere nell'atrocità di un dolore incessante giorno e notte che ha trasformato la sua vita da oltre due anni

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LENDINARA ((Rovigo) - La signora Monica Bin di Lendinara denuncia una situazione che per lei ormai è diventata insostenibile. A 56 anni, dopo una diagnosi senza appello di poco più di due anni fa è costretta a convivere con l'impossibile: un dolore incessante giorno e notte che non le consente di stare nemmeno a letto, figuriamoci in piedi.

Solo con l'uso continuo di un olio di cannabis terapeutica in gocce da mettere sotto la lingua si riesce ad alzare e recarsi alle sedute di fisioterapia. Non ritorna ad una vita normale, ma almeno riesce ad uscire di casa, fare qualche centinaio di metri a piedi, prima di usare una sedia a rotelle per gli spostamenti più lunghi.

In Veneto la patologia della signora Bin è riconosciuta come malattia invalidante, ma la terapia antalgica a base di cannabis non rientra tra quelle previste dai Lea della Regione ovvero convenzionate e dispensate dal Servizio sanitario nazionale. L'alternativa proposta da Venezia sarebbe farmacologica, peccato che la signora sia diventata ormai intollerante a tutti i principi attivi cosiddetti tradizionali degli antidolorifici. L'alternativa farmacologica sarebbero gli psicofarmaci, gli oppiacei o la soluzione del ricovero e la somministrazione di altri farmaci in regime di ricovero e sotto il controllo diretto del medico di pronto soccorso dell'ospedale di Trecenta.

La terapia a base di olio di cannabis, invece per la signora Bin è efficace, ma scomoda e costosa: 120 euro ogni 10 giorni con l'aggravante di doversi spostare. Reggio Emilia o Modena le farmacie galeniche più vicine.

"Da oltre un anno sono iscritta alla associazione "Pazienti cannabis terapeutica" la cui presidente è stata anche recentemente ricevuta dal Ministro alla salute Giulia Grillo - commenta Monica Bin - ma riceviamo solo promesse ed io ormai sono stanca di vivere giorno e notte con dolori atroci. Nessuno mi ascolta perciò mi vedo costretta a passare ad una azione di sciopero della fame fino a quando non verrò ascoltata, non solo per me, ma per tutti i pazienti che come me sono in questa situazione".

La richiesta è semplice: il rispetto della possibilità del paziente di curarsi attraverso l'uso dell'olio di cannabis terapeutica così ciome fanno in Regione Lombardia dove le ricette vengono fatte in ospedale ed il paziente può rivolgersi tranquillamente in farmacia.
La richiesta è quella di poter condurre una vita dignitosa e l'appello è forte: "nessun pietismo, ma andare avanti così non ha senso. Meglio morire di stenti e di fame piuttosco che vivere in questo dolore"

Chiunque volesse contattare direttamente la signora Bin lo può fare alla mail: monicabin2013@gmail.com
Articolo di Venerdì 12 Aprile 2019

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