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CONVEGNO BADIA POLESINE (ROVIGO)

Il pensiero di Armando Rigobello tra vecchia e nuova Europa

Si è svolto a Badia Polesine il ricordo del filosofo badiese scomparso 3 anni fa; nel corso della sua vita seguì la nascita e la crescita della Comunità europea

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BADIA POLESINE (RO) – Anche quest’anno un pubblico “inevitabilmente maturo ma fedele” si è ritrovato, sabato 6 aprile in abbazia della Vangadizza, per ricordare il pensiero del compianto filosofo Armando Rigobello deceduto a Roma tre anni fa.  

L’incontro, promosso dalla biblioteca del Seminario di Rovigo (depositaria di oltre 6.000 volumi del professore), dalla parrocchia di Badia, in collaborazione dalla Fondazione Stefanini di Treviso, fa parte delle attività della “Cattedra Rigobello”. Hanno dato la loro adesione all’iniziativa: il Comune di Badia Polesine, la biblioteca civica Bronziero e l’Accademia dei Concordi di Rovigo. 

Dopo i saluti istituzionali dell’assessore alla Cultura, Valeria Targa, il moderatore Adriano Mazzetti ex direttore dell'Accademia dei Concordi, ha dato la voce a Renato Pagotto che ha parlato degli intensi legami culturali del filosofo con Luigi Stefanini, che ne influenzò il percorso formativo.  L’avvocato Dainese per la Consulta dei laici ha ricordato come Rigobello raccolse da Stefanini la sensibilità speculativa per la centralità della persona, sviluppando la capacità d’intrecciare l’eredità classica col pensiero contemporaneo. 

Armando Rigobello fu uomo di fede che seppe coniugare rigore e passione, umiltà e tenacia, cordialità e speranza. Nato a Badia Polesine nel 1924,  fu professore ordinario di filosofia morale a Perugia e Roma e visse l’arco temporale della nascita e della crescita della Comunità europea della quale si occupò, avendo soggiornato a lungo in Germania e Francia. Diventò una figura di riferimento nel panorama filosofico contemporaneo ed è ricordato per la sua voglia di aprire il confronto fra il personalismo filosofico francese e quello italiano. 

Per raccordarne il pensiero all’attualità europea, sono intervenuti il segretario della Fondazione Stefanini Matteo De Boni e Alberto Lo Presti direttore di Nuova umanità.  Il primo ha parlato dell’idea di Europa, nata con Carlo Magno e il Sacro  romano impero, poi sviluppatasi nei secoli con l’idea mazziniana della Giovane Europa, il pensiero di Carlo Cattaneo, per arrivare al “manifesto di Ventotene” con Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi. Lo Presti, invece,  ha sviluppato i meriti dell’Unione europea che ha garantito 75 anni di pace e vantaggi economici innegabili nell’appartenervi con  una prosperità diffusa ineguagliata al mondo. 

“È vero - ha detto - ci sono alcune criticità come l’invecchiamento generazionale, un declino demografico e la difficoltà di coordinare 11 nazionalità e 15 lingue diverse ma l’idea non pare avere alternative, se anche i “sovranisti” pur con differenziazioni non la rifiutano, a dispetto delle pessimistiche previsioni di Soros e del Financial Times sulla prossima dissoluzione dell’Unione. Solamente il dialogo fra le culture e l’accoglienza, è stata la conclusione del relatore, potranno però garantire un futuro di condivisione e di pacifica convivenza dei popoli”.  

Qualcuno in sala, però, si è domandato che cosa ne penserebbero Schuman, Adenauer, De Gasperi e lo stesso Rigobello di questa Europa. Qualcun altro ha rilevato la carenza nel convegno di quel raccordo col pensiero europeo di Armando, pubblicizzato in locandina, fatto salvo l’accenno al “concetto di fraternità” prevalente sul principio della tolleranza. 

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Sabato 13 Aprile 2019

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