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PAROLE D'AUTORE OCCHIOBELLO (ROVIGO)

A tu per tu con l’ultimo templare di Valerio Massimo Manfredi

Lo scrittore-storico-archeologo, ospite di Parole d’autore a Santa Maria Maddalena ha svelato chi si cela dietro al personaggio del suo ultimo libro

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OCCHIOBELLO (RO) - E’ stato una narrazione piena di pathos quella di Valerio Massimo Manfredi al teatro don Gino Tosi di Santa Maria Maddalena, in occasione del quarto incontro di Parole d’autore.

L’archeologo, storico, ma soprattutto grande scrittore ha raccontato il suo ultimo romanzo Quinto Comandamento a un pubblico da tutto esaurito nella platea del teatro.

Un pubblico che ha ascoltato Manfredi, in un’ora di religioso silenzio, spiegare le vicende che l’hanno portato a scrivere un romanzo diverso dagli altri.

“Innanzitutto i fatti che racconto sono tutti realmente accaduti. Io li faccio diventare una storia epica, come deve fare uno scrittore. Ma le documentazioni di ciò che accadde ci sono. Inoltre ho conosciuto il protagonista, con cui mi sono poi incontrato più volte. Stupefatto da ciò che mi diceva”.

Racconta che incontrò padre Angelo Pansa, il vero nome del suo protagonista, che nel romanzo diventa padre Marco Giraldi, a Scanno dove lui era premiato per la Cultura e il prete per l’Ambiente.

“Siamo diventati amici e dà lì è incominciata la mia storia. Una storia che è ambientata in un periodo e in momenti per lo più sconosciuti: la guerra civile in Congo del 1964 a seguito dell’abbandono dei belgi della loro colonia e del tentativo di Patrice Lumumba di dichiarare l’indipendenza”.

Ma la guerra civile oltre a essere una contrapposizione tra interessi economici di varie nazioni, poiché il Congo è ricchissimo di materie prime, fu anche guerra tribale e anche caccia ai colonizzatori rimasti e ai padri bianchi. I padri bianchi erano di origine per lo più belga e dovevano essere evacuati, per essere salvati.

“Arrivarono i missionari italiani in sostituzione dei belgi e tra questi il mio padre Marco Giraldi. Padre Pansa mi ha raccontato di come, nel tentativo di salvare più vite umane possibili si trasformò in una sorta di templare di fine millennio. Addirittura organizzò un commando mercenario, il Quinto Commando, che liberò in quattro anni oltre 1.500 tra preti e suore da torture e morte sicure”.

Manfredi narra a un pubblico attentissimo che non poteva non trarne una storia epica da questi avvenimenti, come non poteva non raccontare cosa fece quel prete straordinario, che girava con lo stemma degli Ospitalieri cucito alla spalla della mimetica. 

“Io chiesi a padre Andrea se aveva mai ucciso. Perché questo era quello di cui si era raccomandato il suo vescovo in Congo. La risposta che mi diede fu - E’ come se lo avessi fatto. Io non ho mai sparato, perché c’erano i miei mercenari che lo facevano per me. Una volta ci sono andato vicino ma il fucile era inceppato. Quindi se mi chiedi se ho ucciso ti ripeto, è come se lo avessi fatto”.

Articolo di Sabato 13 Aprile 2019

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