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SANITA' PROVINCIA DI ROVIGO

[VIDEO] Sindacati e politica uniti in difesa della sanità polesana

Cortei nei tre diversi ospedali di Adria, Trecenta e Rovigo organizzati da Cgil, Cisl e Uil per dire, assieme agli amministratori e ai consiglieri regionali, no alle schede sanitarie

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ROVIGO - Un lungo corteo è partito sabato 13 aprile dall’ospedale civile di Rovigo per convogliare alla Cittadella sanitaria. I sindacati si sono riuniti per dire di no ai tagli e alle schede sanitarie che a breve andranno in approvazione in Regione Veneto. 

Rovigo non è stato l’unico punto in cui Cgil, Cisl e Uil hanno sfilato: già dalle 9 si sono infatti riuniti ad Adria, davanti al comune e poi alle 9.15 davanti all’ospedale della città etrusca mentre dall’altra parte, a Trecenta, avveniva la stesa cosa. Tutti quanti si sono poi dati appuntamento a Rovigo. Non c’erano solamente le parti sociali ma anche la politica rappresentata dai sindaci Omar Barbierato (Adria), Antonio Bombonato (Costa di Rovigo), Antonio Laruccia (Trecenta), Vinicio Piasentini (San Martino di Venezze), Franco Vitale (Rosolina) in veste di presidente della conferenza dei sindaci e altri. Oltre a loro anche i consiglieri regionali Patrizia Bartelle e Graziano Azzalin. Tutti si sono schierati apertamente contro le schede sanitarie che, se approvate in sede di consiglio regionale, rischiano di impoverire la sanità del Polesine. 

“Manteniamo i servizi pubblici, difendiamo i nostri ospedali - ha detto Davide Benazzo della Fp Cgil in testa al corteo - No alla svendita dei nostri servizi pubblici al privato!”. Dalla scalinata della Cittadella sanitaria, improvvisato palco del comizio tenuto dalle sigle sindacali, Benazzo ha denunciato lo smantellamento della sanità ad opera della Regione Veneto. “Ci troviamo di fronte ad un piano socio sanitario da parte della Regione nel 2012 dopo tanti anni che mancava - ha ricordato Benazzo - Un piano fortemente discusso e anche con dei principi ritenuti importanti da Cgil, Cisl e Uil, ma che poi non si è tradotto in realtà. Ci siamo poi trovati davanti ad un altro piano senza che il primo sia stato valutato e discusso per poter capire quale fosse effettivamente il bisogno del territorio”.

Il sindacalista della Cgil ha chiesto per quale motivo si va a depauperare la chirurgia di Adria in favore di Porto Viro, “a Trecenta hanno tagliato anche stavolta come i 4 posti di terapia intensiva”. 

“Ci sono dei servizi che non possono non essere sul territorio - ha detto invece Francesca Rizzo della Cisl di Padova e Rovigo - Non è possibile dover andare da Rosolina a Trecenta per fare un esame. La popolazione vive in un territorio molto complesso e messo in difficoltà anche dalle infrastrutture stradali. Altro tema importante è il punto nascite che è stato sì salvaguardato ma temiamo, per quanto riguarda Adria, che sia solo un procrastinare nel tempo la chiusura. Ricordiamo anche lì che una donna che deve partire da Porto Tolle per andare a partorire non può andare a Chioggia se è estate perché incontra la coda per il mare e non può andare a Rovigo se è inverno perché c’è nebbia”.

Riccardo Dal Lago della Uil di Padova e Rovigo ha invece sottolineato come “rischiamo di essere un paese che non è interessante per i giovani e non è accogliente per le persone anziane. Un paese che ha perso le condizioni per cui si sta insieme, legate ad una serie di servizi: scuola, sanità, previdenza. La prima ragione per cui noi siamo qua è il desiderio di una sanità pubblica, che sia buona e che spenda bene i nostri soldi”. 


“Non è solo il Polesine che sta protestando per le schede ospedaliere, ma è una rivolta dell’intero Veneto, segno che la programmazione prevista con il nuovo piano sociosanitario è sbagliata - ha rimarcato invece Graziano Azzalin, consigliere regionale del Pd - la Lega che promette tutto a tutti, non mantiene gli impegni. E in particolare ha penalizzato Rovigo e la sua provincia, approfittando del silenzio compiacente dei suoi esponenti locali”. 

“La riforma delle Ulss doveva portare a dei risparmi che sarebbero stati investiti sul territorio, invece con la nascita dell’Azienda Zero non ci sono stati benefici. Anzi. E la programmazione successiva ha aggravato la situazione: la specificità per il Polesine non è uno slogan vuoto, va riempito con organici e servizi, altrimenti è a rischio la sanità pubblica. Le schede penalizzano sia Trecenta, che perde Terapia intensiva, che Adria dove sparisce l’apicalità di chirurgia e urologia. Ma anche sull’ospedale di Rovigo non c’è chiarezza: il riconoscimento di hub provinciale deve essere confermato dai fatti, non bastano le parole. E in quest’ottica è fondamentale il ruolo dell’amministrazione comunale, che non può essere ‘agnostica’, come è stato negli anni a guida centrodestra con le due esperienze fallimentari di Piva e Bergamin nelle quali il tema della sanità è stato completamente ignorato, è invece una questione fondamentale. È indispensabile che il Comune capoluogo faccia sentire la propria voce con la Regione, difendendo il ruolo dell’ospedale. Negli ultimi anni, invece, c’è stato un disinteresse totale ed ecco i risultati”.
“La mobilitazione non si fermerà oggi - ha ricordato Pieralberto Colombo, segretario generale di Cgil - saremo presenti anche il giorno dell’approvazione delle schede a Venezia in Regione: non ci accontentiamo della carità che ci vogliono fare dandoci indietro qualche posto letto ma vogliamo che sia diversa la filosofia e l’attenzione in questo territorio in termini sanitari altrimenti continuerà lo spopolamento della provincia di Rovigo”.

Articolo di Sabato 13 Aprile 2019

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