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POLITICA ROVIGO

Dal popolarismo al populismo, ricordando l’appello di don Sturzo

Il Gruppo Bachelet, assieme alle associazioni Albarosa e A Corto di Idee Mai hanno organizzato un convegno per ricordare l’Appello ai Liberi e Forti lanciato un secolo fa alla classe politica

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ROVIGO - Si è svolto l’11 aprile in una affollata sala degli Arazzi in Accademia dei Concordi il convegno, organizzato dal Gruppo Bachelet, assieme alle associazioni Albarosa e A Corto di Idee Mai in occasione del centenario dell'Appello ai Liberi e Forti di Don Luigi Sturzo, fra i cui firmatari vi era anche il rodigino Umberto Merlin. Tema dell'incontro: "C'è ancora bisogno di persone libere e forti".

Un incontro non celebrativo come voluto dagli organizzatori, ma proteso all'attualità che ha visto gli interventi non di circostanza del presidente dell'Accademia, Giovanni Boniolo che ha moderato i lavori, del vescovo di Adria-Rovigo, Pierantonio Pavanello, degli storici locali Leonardo Raito e Marco Chinaglia e del già deputato e senatore, Marco Follini a cui è stata affidata la relazione di base.

Si è trattato di interventi puntuali che hanno fatto sempre riferimento all'attualità con richiami forti ad una politica alta e con accenni anche critici al panorama di oggi.

Il vescovo Pavanello, in una prolusione molto apprezzata da tutti i convenuti, ha parlato di incontro in linea con l'invito della Chiesa "ad un rinnovato impegno politico", proseguendo poi evidenziando come vi sia una profonda differenza fra "popolarismo" e "populismo". "Il popolarismo è una politica che tiene conto dei bisogni delle persone e riconduce ad una proposta concreta e reale difendendo il diritto di tutti, la libertà e la democrazia, - ha sottolineato il vescovo - il populismo invece rincorre i bisogni sfruttando per fine di parte le paure e gli egoismi". Forte il richiamo anche alla necessità di una politica onesta ovvero che dica la verità.

"Essere Liberi e Forti dovrebbe essere una precondizione normale soprattutto per chi si impegna nell'amministrare la cosa pubblica - ha fra l'altro evidenziato il presidente dell'Accademia, Giovanni Boniolo, nella sua prolusione ai lavori - ci deve invece far riflettere il fatto che dobbiamo prendere atto che occorre ancora richiamarne la necessità. Tanto più che i partiti sono aggregazione di uomini e la loro qualità e capacità ne determina il valore".

A Leonardo Raito il compito di inquadrare l'appello nel contesto storico nazionale ed internazionale. Raito ha, fra l'atro, evidenziato la carica innovativa dell'appello, sottolineandone l'essenzialità: “Dodici punti, un paio di paginette, a fronte dei tomi che nessuno legge, ai quali ci ha abituato la politica odierna. Bastavano per enunciare un programma che ancora oggi è in gran parte attuale. Piuttosto c'è da chiedersi come mai dopo 100 anni quelle proposte programmatiche in alcune parti essenziali siano ancora da raggiungere".

I riferimenti storici locali sono stati toccati da Marco Chinaglia che ha evidenziato la figura di Umberto Merlin assieme a quella di tanti illustri polesani a cominciare da monsignor Sichirollo, ma non solo, dimostrando nei fatti, come "il Polesine sia una terra ricca di fermenti e di forti personalità che hanno contribuito a costruire la storia del Paese, non solo nell'ambito cattolico ma pure in quella che è l'altra forte cultura popolare, il socialismo. Non terra dimenticata, ma luogo di fermento culturale e politico”.

Infine, la relazione di Marco Follini che non ha dato una rappresentazione agiografica, ma piuttosto una lettura puntuale ed anche misurata degli eventi proiettati all'oggi. “Oggi parliamo di un’avventura politica lontana nel tempo e dalla sensibilità dei nostri giorni e ma confrontarsi con la storia è sempre utile ed anche un modo per progettare il futuro – ha iniziato il senatore, chiarendo poi che quella storia - non si possa riprodurre tale e quale", quindi un ricordo senza false nostalgie, ma con il "diritto di dire la sua" cioè di essere presente nel dibattito perché utile "a raddrizzare le cose che tanto dritte non sono”.  

"Il grande contributo che i cattolici hanno dato alla storia e alla democrazia di questo Paese - secondo Follini - è stato nell'interpretazione di un equilibrio e di tessitura affinché il Paese fosse tenuto insieme, attraverso una politica popolare e non populista”. 

"Credo che si debba capire - ha concluso il relatore - che mentre attraverso il popolarismo che non fu solo del mondo cattolico, si costruiva una comunità che guardava avanti e che progrediva, con il populismo si va indietro, verso forme di potere ottocentesche, basate su di una concentrazione del potere stesso in poche mani, dalle connessioni e dai processi decisionali spesso oscuri".

Articolo di Lunedì 15 Aprile 2019

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