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LA STORIA CHE HA SCONVOLTO ARQUA POLESINE (ROVIGO)

L’appello dei genitori di Raul: “Tu che sai aiutaci a ridare verità a nostro figlio"

Con il cuore in mano Terenzio, Nicoletta e Silvia Stefani lanciano un appello a chi ha visto Raul morire. “Ci racconti cosa è successo, lo tuteleremo" 

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VILLAMARZANA (ROVIGO) - Il 18 aprile di 6 anni Raul Stefani veniva travolto dal treno nella stazione di Arquà Polesine. Le indagini classificarono l’evento come “suicidio”, l’autorità giudiziaria ne dispose l’archiviazione. I genitori Terenzio, Nicoletta e la sorella Silvia, di Villamarzana, a 6 anni dalla tragedia che ha sconvolto le loro vite e mai rassegnati all’idea di suicidio del figlio, sia per suo temperamento sia un virtù di diverse lettere anonime che avrebbero raccontato come le cose andarono diversamente, dopo aver assoldato un pool di investigatori privati e tecnici informatici ed esperti in criminologia, le cui indagini sembrerebbero dare ragione alla loro idea. Ma per riaprire il caso a livello giudiziario senza qualcosa in più. Ecco che lanciano un appello.

"Abbiamo ricevuto quattro lettere anonime con una chiara e circostanziata dinamica dell’accaduto e che coinvolgono delle persone citandone nomi e cognomi. Attraverso i contributi di investigatori privati ed esperti informatici, del dottor Luca Massaro, medico legale ed esperto in scienze criminologiche, dell’ingegnere forense Andreas Melinato coordinati dal legale che ci assiste fin dall’inizio, si è arrivati a escludere totalmente le conclusioni dell’autorità giudiziaria che ha disposto l'archiviazione lasciando purtroppo ampissime zone grigie e prive di concreta spiegazione” hanno scritto alla redazione i familiari che da sempre sostengono l’incongruità del suicidio nel caso del figlio (LEGGI ARTICOLO), anche la trasmissione televisiva Chi l’ha visto seguì il caso (LEGGI ARTICOLO).

"Le indagini viziate dalla prima semplicistica versione del suicidio - raccontano - hanno di fatto trascurato la ricerca di prove ed elementi essenziali primi fa tutte le varie telecamere presenti sul territorio, quando poi interrogando amici e conoscenti è risultata evidente la gioia di vivere e la assoluta serenità di nostro figlio, gli elementi essenziali di indagine erano definitivamente perduti”. La richiesta di opposizione all’archiviazione in tribunale fu sopportata da un picchetto di amici e conoscenti che mai hanno creduto che Raoul si fosse potuto togliere la vita volontariamente (LEGGI ARTICOLO).

E spiegano: "I limiti tecnici dell'attività investigativa in cui hanno operato i nostri consulenti non ci consentono di andare oltre”.
Ed ecco il loro appello a chi ha scritto loro in maniera anonima. "Per riaprire il giudizio su una morte giudicata, ingiustamente, suicidio fin dall’inizio serve che chi era presente quella sera del 18 aprile 2013 e chi ha scritto le lettere che tanto ci hanno rivelato, e per questo li ringraziamo e saremo loro per sempre grati, prendano posizione e riportino all'autorità giudiziaria quello che sanno e quello che hanno visto”.
Come riporta il medico legale dottor Massaro “il suicidio è una diagnosi difficile al pari dell’omicidio, soprattutto quando la dinamica (investimento ferroviario) porterebbe a escludere a buon senso la causa naturale, quella accidentale e quella omicidiaria, ma la death investigation non è buon senso, è tecnica di indagine, metodo nella raccolta dei dati e interpretazione critica di questi. Il suicidio è una diagnosi positiva e servono chiari indicatori, non è una diagnosi di esclusione delle altre cause".
"Ci rivolgiamo a chi sa sperando che ora trovino il coraggio di dire quello che, comprensibilmente, non si è sentito di dire sei anni fa". "Quello a cui hai assistito è  terribile - si rivolgono al possibile testimone - ma pensa a cosa è stato per noi sapere che tu hai visto e non hai potuto impedire, e sono state ancora più terribili le conclusioni della Procura: Raoul si è suicidato. Tu lo sai bene che non è andata così. Contattaci e parleremo insieme e se a quel punto non vorrai parlarne più, capiremo ti chiediamo di dirci di persona quello che hai scritto, non faremmo mai nulla di pericoloso per te o da metterti in pericolo. Cerchiamo giustizia e chiediamo che venga restituita dignità alla vita del nostro figlio adolescente e al suo ricordo. Raoul non si è suicidato". 

Articolo di Mercoledì 17 Aprile 2019

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