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STAGIONE DI PROSA TEATRO ROVIGO

Romeo e Giulietta travolgente. Il pubblico si innamora davvero

Al Teatro Sociale martedì 16 aprile Lo Stivalaccio Teatro ha portato Shakespeare rivisitato e corretto ai giorni nostri facendo partecipare in prima persona gli spettatori

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ROVIGO - Martedì 16 aprile al Teatro Sociale con il suo “Romeo e Giulietta. L’amore è saltimbanco” Lo Stivalaccio Teatro ha dato un calcio al teatro digestivo.  

Il pubblico provocato e coinvolto è diventato parte attiva dello spettacolo come nella migliore tradizione tanto del teatro di strada che della commedia dell’arte: ed ecco lo spettatore della quarta fila salire sul palco e incarnare Romeo e la platea divisa diventare coro di sostenitori delle opposte fazioni durante un duello tra Montecchi e Capuleti e poi ancora scossa dalle poltrone dalla “benedizione” di un frate Lorenzo partenopeo ed infine “coautrice” del testo. Sì perché ad un certo punto il copione è andato perso e gli spettatori hanno dovuto “aiutare” fornendo cinque parole tra cui ombrello, Batman, aspirapolvere su cui gli attori hanno imbastito la costruzione di due atti improvvisando ad arte.

Nella Venezia del 1574 Girolamo Salimbeni e Giulio Pasquati sono due ciarlatani e saltimbanchi sfuggiti alla giustizia a cui si presenta una di quelle occasioni che capitano una volta nella vita, occasione di guadagno sì, ma soprattutto di riscatto: il doge li incarica di recitare “Romeo e Giulietta” davanti ad Enrico III di Valois, futuro re di Francia di passaggio in città quella sera stessa. Il tempo per prepararsi è pochissimo e se per interpretare in due i diversi personaggi maschili basta cambiare accento, tono, indossare una maschera o uno straccio per cappuccio, il problema è la giovane, l’eterea ed illibata Giulietta. Sarà “l’honorata cortigiana” Veronica, con la sua prorompente fisicità, a vestirne i panni.

Gli spettatori hanno assistito alla loro prova aperta, quasi due ore scandite da un ritmo incalzante e mai uguale. Unica scenografia il tavolaccio di legno dei due ciarlatani, unici effetti sonori quelli creati dal vivo con fisarmonica, ukulele, tamburo e una campana a scandire i momenti di maggiore intensità. Un teatro artigianale nel senso più alto del termine in cui è la bravura dell’attore a trasformare i pochi oggetti scenici in qualsiasi cosa....e il pubblico coinvolto ci crede, c’è, si sente parte. La leggerezza di questo spettacolo nasconde una ricerca ed un lavoro approfonditi. Una macchina teatrale perfetta con giochi di parole che attingono tanto alla tradizione letteraria che alla contemporaneità, con quella capacità, che è solo dei grandi, di far convivere ed interagire piani diversi in una complessità che si assapora senza sentirne il peso. 

In questo teatro popolare c’è stato ampio spazio per le risate, ma non solo. Shakespeare ha certamente fornito, citando ciò che Lo Stivalaccio dice di sé, “materia viva da plasmare per portare sul palco le grandi passioni umane” ma che dire della riflessione della cortigiana Veronica sul parallelismo tra il mestiere della prostituta, che vende il proprio corpo e quello dell’attore che ogni sera vende un pezzo della propria anima? 

Un’altalena di emozioni che si è meritata applausi scroscianti per Marco Zoppello (che firma anche soggetto e regia), Michele Mori ed Anna de Franceschi che a fine spettacolo, dopo il loro tradizionale saluto “Viva il teatro, viva la commedia!” sono rimasti in mezzo al pubblico a continuare il dialogo così ben avviato.

Articolo di Mercoledì 17 Aprile 2019

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