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INQUINAMENTO

Pfas, tra allarmismo e buonsenso

Il sindaco di Adria, Omar Barbierato chiede spiegazioni all’Ulss 5 Polesana per la consigliera regionale Patrizia Bartelle la situazione è fuori controllo. La Regione fa chiarezza

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ROVIGO - Sul caso di inquinamento da Pfas (sostanze perfluoroalchiliche) del fiume Po continua ad esserci preoccupazione, anche se Acquevenete ha tranquillizzato sostenendo che non esiste alcun rischio per la salute (LEGGI ARTICOLO). Ma probabilmente questo non è bastato.  

Il sindaco di Adria, Omar Barbierato, infatti ha inviato una nota in cui scrive di aver richiesto come amministrazione comunale all’Ulss 5 Polesana “notizie ufficiali e non ufficiose sul caso Pfas e sulle misure che dobbiamo eventualmente adottare come sindaci e se sia indispensabile un’indagine epidemiologica sul territorio. Abbiamo chiesto ad Arpav se in questo anno abbia individuato le cause della presenza nel Po di queste molecole. Queste molecole normalmente non dovrebbero essere nel nostro fiume. Chiediamo di avere informazioni precise e sapere tutte le azioni intraprese e che gli enti competenti hanno messo in campo”. Anche qui, in verità, Acquevenete aveva specificato che i filtri erano già attivi e la sostanza non era mai entrata in circolo.

In allarme anche la consigliera regionale di Italia in Comune, Patrizia Bartelle che ha presentato alcune interrogazioni sul tema: “Quando nel 2016 ho avvertito del pericolo di contaminazione da Pfas delle falde acquifere utilizzate dai polesani - spiega - sono stata smentita da tutti: l’assessore regionale parlò di procurato allarme, il direttore generale dell’allora Ulss 18 (oggi Ulss 5 Polesana) ribadì come non ci fosse alcun problema relativo ai Pfas in Polesine e il sindaco di Corbola organizzò un evento pubblico con Arpav per rassicurare la popolazione sull’infondatezza dell’allarme”. Secondo la Bartelle “il caso Pfas ormai è scoppiato ed è fuori controllo la musica è cambiata e all’indomani della diffusione della notizia che Arpav ha rinvenuto tracce di contaminazione c’è la corsa a chi fa la dichiarazione più forte. Addirittura il sindaco di Corbola si affretta a dire “se non mi dicono cosa fare io chiudo tutto”. Ci avesse pensato anni fa forse oggi non saremmo a questo punto”.

Da parte sua, a portare un po’ di chiarezza, ci ha pensato la Regione Veneto che spiega di aver posto limiti zero Pfas nelle acque destinate al consumo umano in zona rossa fin dall’ottobre 2017. 

“In relazione a quanto dichiarato in questi giorni da alcuni esponenti politici del Partito democratico sulla necessità espressa dalla Regione del Veneto di porre limiti zero Pfas - si legge in un comunicato stampa della Regione - il Commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione civile in conseguenza della contaminazione da Pfas delle falde idriche nei territori delle province di Vicenza, Verona e Padova, Nicola Dell’Acqua precisa quanto segue: la Regione del Veneto ha provveduto a definire nuovi livelli di riferimento per i valori di performance delle sostanze perfluoroalchiliche (Pfas) nelle acque destinate al consumo umano con la deliberazione della giunta regionale numero 1590 del 3 ottobre 2017 e con la numero 1591 è stato posto il limite Pfas zero per la zona rossa. Il provvedimento è stato preso in assenza di limitazioni nazionali ed europee in materia, con tutto ciò che questo comporta. La Regione, infatti, a tutela dei propri cittadini, si è posta dei limiti, per l’intero territorio regionale e, comunque, diversi dalla zona rossa, dove i limiti sanitari per i Pfas catena lunga sono addirittura zero, unica zona al mondo dove vengono applicati termini di limitazione così restrittivi”.  

Nel corso di questi anni, anche in seguito alle conclusioni della commissione Bicamerale Ecoreati del 14 febbraio 2018 che evidenziava la mancanza di limitazioni nazionali in materia Pfas, sia per le acque a consumo potabile che per gli scarichi industriali, sono state inviate richieste a più livelli affinché il ministero dell’Ambiente, allora presieduto dal ministro Galletti, prendesse in considerazione l’adozione di limiti più ristretti in materia, spiega il commissario delegato. 

“Sorprende, infine, che manchino a livello di Commissione europea provvedimenti in materia. Ribadisco che, innanzi tutto, servono limiti nazionali a tutela dell’ambiente per poter rendere efficaci le misure adottate in Regione del Veneto: senza il supporto di normativa nazionale in tema Pfas zero l’azione regionale rischia di essere molto limitata. Tutto ciò come visibile e riscontrabile nella copiosa documentazione inviata alla competente Commissione del consiglio regionale Veneto nell’indagine sui Pfas”.

Articolo di Mercoledì 17 Aprile 2019

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