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PAROLE D'AUTORE OCCHIOBELLO (ROVIGO)

Umberto Galimberti tra nichilismo e false speranze

Il filosofo e psicologo, al quinti appuntamento di Parole d’autore, ha analizzato il ruolo di scuola e famiglia nell’educazione dei ragazzi per il loro futuro

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OCCHIOBELLO (RO) - Nella quinta serata di Parole d’autore, Umberto Galimberti ha fatto il tutto esaurito al teatro don Gino Tosi di Santa Maria Maddalena. Il filosofo e psicologo, seppur febbricitante, ha intrattenuto per un’ora e mezza il pubblico parlando come ha dimostrato di saper fare in molte occasioni, in modo appassionato e provocatorio, dei giovani di oggi e del loro futuro.

L’occasione è stata la presentazione del suo ultimo lavoro non accademico: La parola ai giovani, dialogo con la generazione del nichilismo attivo.

“Dopo il libro pubblicato nel 2007 L’ospite inquietante, il nichilismo e i giovani, questo è un approccio diverso al nichilismo giovanile: da quello passivo a quello attivo. Ho voluto dare la parola direttamente ai giovani pubblicando 72 tra le lettere inviate a “D” l’inserto femminile di Repubblica, che curo dal 1996. Settantadue lettere scritte da ragazze e ragazzi tra i dodici e i trent’anni, che affrontano tutte le problematiche che incombono sui giovani oggi. Dal futuro del lavoro, alla scuola, ai rapporti con i genitori, alla cultura, all’amore e anche alle domande ultime”.

E’ un fiume in piena Galimberti quando dichiara che i genitori non devono essere amici, ma devono essere la norma e la legge, anche se questa autorità se la devono meritare. “I padri dovrebbero parlare con i figli tra i 2 e i dodici anni, dopo è troppo tardi, dopo tutto si è già formato e i figli si costruiscono un mondo senza genitori”.

Continua, sottolineando che è proprio la cultura occidentale, strutturata in quella che lui chiama l’età della tecnica, a non consentire ancora una educazione da parte delle famiglie, impegnate prima del tutto nel lavoro, come è richiesto da una società del maggior utile possibile con lo sforzo più efficiente.

“Non dobbiamo scordarci che è il cristianesimo la struttura del pensiero occidentale che ha messo l’ottimismo come scopo del futuro. La scienza stessa è assolutamente cristiana, con la correlazione passato/presente/futuro, ma lo è stato anche Marx e lo sono anche gli atei occidentali. Perché la triade passato-da cambiare/presente- i cambiamenti e le lotte in atto/futuro il mondo migliore, è intrinseca nel nostro modo di pensare”.

Afferma con forza che la speranza è una parola passiva che va eliminata. E’ necessaria la cultura per conoscere il sé e l’identità è un dono sociale e non di natura.

Il filosofo affronta, nella serata, tantissimi argomenti: dal desiderio che si alimenta di mancanza, al ruolo degli insegnanti che devono essere empatici  e avere qualità per affascinare e desiderio di imitare: “Solo con una scuola che educa si creano degli individui sociali e la nostra scuola non educa, al massimo forma per il lavoro e questo non è lo scopo ultimo della vita”. Ma nel duro realismo della società che ha dipinto chiude con questo:  “Nei giovani che mi hanno scritto ho letto un desiderio di vivere dentro il nichilismo comprendendolo, sostituirlo con un nichilismo attivo di chi, partendo da uno scenario desolante,inventa il proprio futuro senza consolanti speranze”.

Articolo di Venerdì 19 Aprile 2019

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