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AUTORI BADIA POLESINE (ROVIGO)

La regina del romanzo storico e le “Donne di spade” 

La scrittrice Cinzia Tani in sala Soffiantini ha presentato il suo ultimo avvincente romanzo

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BADIA POLESINE (ROVIG) – Introdotta dai saluti istituzionali dell’assessore Valeria Targa e dalla presentazione di Annalisa Marini, sabato 27 aprile nella sala convegni Soffiantini, Cinzia Tani ha presentato il suo ultimo libro: “Donne di spade”, nell’ambito di ‘Polesine Incontri con l’autore’. Cinzia è Cavaliere della Repubblica per meriti culturali ed è docente di Storia del delitto all'Università La Sapienza di Roma. Autodefinitasi “una secchiona” che vive, orgogliosamente single, in una casa con 25.000 libri e ne legge almeno 250 per ogni sua nuova storia narrativa, è autrice e conduttrice di programmi radiotelevisivi, tra cui “Il caffè di RaiUno”, “Assassine” e la trasmissione radiofonica pomeridiana ‘Mangiafuoco’. Sono programmi culturali di nicchia, talvolta proposti in orari impossibili, “però è meglio così perché evito la concorrenza delle ‘fidanzate di …'" ha sarcasticamente rilevato l’autrice che non ha risparmiato qualche frecciatina all’establishment dell’editoria, reo d’aver trasformato le case editrici in centri commerciali senz’alcun rapporto con l’autore.

Nella presentazione del libro Cinzia Tani ha posto l’accento sull’importanza del “romanzo storico” che ha il pregio di far conoscere in modo, per così dire “leggero”, la storia ma la cui difficoltà sta nell’inserire i personaggi di fantasia tra i personaggi reali affinché siano verosimili. Purtroppo in Italia non c’è una tradizione di questo genere e i libri reperibili sono quasi tutti inglesi, spagnoli, francesi, tedeschi … “Fortunatamente ho frequentato la scuola d’interpreti e mi sono recata sui luoghi d’origine, dove ho avuto modo di respirare l’aria dei protagonisti rivivendone le sensazioni”. Nella trilogia sugli Asburgo invece la difficoltà maggiore è stata quella di dividere il materiale in tre parti uguali in modo che ogni libro avesse un ugual numero di colpi di scena e di fatti.  “Donne di spade” è il secondo volume della trilogia “Il volo delle aquile”, dedicata agli Asburgo. 

Perché gli Asburgo e perché le donne? La risposta: “Perché le vicende legate alla famiglia del potente Carlo V (quello del Sacro Romano Impero sul quale ‘non tramontava mai il sole’) introducono il lettore tra le maglie di un secolo: il Cinquecento, dentro i meccanismi del potere politico e delle relazioni umane. Capire il cinquecento significa avere gli strumenti per comprendere l’attualità. È incredibile vedere le analogie con quel secolo in cui gli scontri religiosi (i due scismi di Martin Lutero e di Enrico VIII, i tremendi massacri tra calvinisti, luterani, ugonotti) e i giochi di potere sostenuti da un imponente ‘giro di denaro’ (l’impero asburgico non era dinastico e per diventare imperatore bisognava chiedere prestiti alle banche) sembrano del tutto assimilabili a quelli odierni”. Nella trilogia Carlo V è una specie di protagonista occulto che, in questo secondo libro, abdica, "fatto meraviglioso, se pensiamo all’attaccamento alle poltrone dei nostri politici”, si chiude in convento e poi muore. In quel quadro, in cui l’Europa si appresta a celebrare il tramonto di Carlo V e si fa teatro di una cruenta guerra di religione sotto la spinta di Filippo II, le Donne di spade raccontate sono tutte bellissime, anticonformiste, spregiudicate, a volte ambigue e cattive. Benché utilizzate ancora come ‘pedine’ di scambio nei giochi di potere, Maddalena, Flora, Agnes, Dorotea e l'imperscrutabile Ana de Mendoza (che soggiogò lo stesso re), però sono ‘forti’ e ciascuna è protagonista della propria vita rivendicando il diritto alla libertà, in un’oscillazione fra temerarietà e calcolo, orgoglio e ipocrisia, bisogno di amare e sentirsi amate e desiderio di riscatto.

Ugo Mariano Brasioli

Articolo di Lunedì 29 Aprile 2019

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