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QUESTIONE PISCINE COMUNE DI ROVIGO

Se va bene, il prossimo sindaco si troverà 2-3 milioni da spendere subito

Rigettati entrambi i ricorsi in Corte d’Appello a Venezia promossi dal Comune di Rovigo e da Veneto Nuoto sulla questione della ex Baldetti. Giorni di attesa per la sentenza di Bologna in merito al decreto ingiuntivo di Unipol da 6,8 milioni di euro

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VENEZIA - Passa in parte la linea del Comune di Rovigo, mentre viene bocciata la richiesta aggiuntiva di Veneto Nuoto al lodo già sancito in fase di arbitrato tra le parti in merito al ritardato trasferimento dell’area comunale delle ex piscine Baldetti di viale Porta Adige. E’ stata depositata infatti mercoledì 8 maggio la sentenza della Corte d’Appello di Venezia in merito al doppio ricorso presentato in via principale dal Comune di Rovigo tramite l’avvocatura civica affidata al legale Ferruccio Lembo, ed in via incidentale da Veneto Nuoto tramite l’avvocato Valerio Migliori del curatore fallimentare della società di progetto del polo natatorio cittadino.

L’esito è semplice: sono stati rigettati entrambi, l’unico documento che ad oggi ha valore di sentenza è il “vecchio” lodo arbitrale che vede il Comune di Rovigo impegnato a corrispondere poco meno di 1,5 milioni di euro a beneficio di Veneto Nuoto per via del ritardo nel trasferimento di proprietà della ex Baldetti alla società che l’ha poi venduta ad Aspiag per costruire l’attuale Interspar in area ex piscine.

Avverso la sentenza del collegio arbitrale, il lodo appunto, il Comune aveva fatto ricorso a Venezia, così come la società, oggi fallita, che rivendica invece una somma più che doppia per via del “danno” subito dal ritardo che avrebbe causato una svalutazione importante nella compravendita, poi avvenuta ad un prezzo più basso rispetto a quanto inizialmente messo a bilancio nel progetto di realizzazione del polo natatorio.

Anche per questi motivi la società Veneto Nuoto imputa al Comune la difficoltà con cui avrebbe dovuto restituire il mutuo ricevuto da Unipol Banca per la realizzazione del polo natatorio di viale porta Po, garantito comunque, per la clausola della surroga del mutuo, dal Comune stesso.

Le parti ricorreranno probabilmente entrambe in Cassazione cercando di ottenere soddisfazione, ma una cosa è certa: la sentenza più attesa non è questa di Venezia, ma quella che da oltre 45 giorni, dal 21 marzo scorso, si attende dal Tribunale di Bologna, ovvero la decisione sulla provvisoria esecutività (se pagare subito) del decreto ingiuntivo promosso da Unipol Banca al Comune di Rovigo da 6,8 milioni di euro, ovvero tutto il residuo non ancora pagato da Veneto Nuoto di quei 10 milioni che gli furono dati per costruire il polo natatorio.

Se da Venezia è emerso un ininfluente nulla di fatto, la somma infatti è già accantonata e pronta dai tempi del commissario Ventrice che decise di accantonare prima 750mila euro durante la gestione commissariale, poi altrettanti in eredità al primo anno di amministrazione Bergamin nel 2015, per Bologna si attende ancora e si spera di vedere accolto il ricorso per non dover pagare subito i 6,8 milioni del decreto ingiuntivo.

Anche da questo punto di vista la somma è accantonata, tanto che il fondo rimpinguato recentemente dal commissario Nicola Izzo in sede di approvazione del bilancio comunale dovrebbe essere sufficientemente capiente, era a 5,5 milioni a dicembre 2018, ed è stato incrementato (LEGGI ARTICOLO), ma l’auspicio dell’amministrazione comunale rimane sempre quello di una ipotesi conciliativa tra tutte le parti interessate che porti a chiudere la vicenda, nella sua interezza, ad una somma inferiore a 6,8+1,4 milioni, ottimisticamente a 4-5 milioni considerando che nel mentre la Veneto Nuoto è stata dichiarata fallita.

Se così fosse, il prossimo sindaco si troverebbe l’onere di saldare una somma importante, i 4-5-6 milioni appunto, ma il “piacere” di poter disporre da subito di una somma libera da 2-3 milioni di euro per poter avviare immediatamente opere che attendono da anni la luce.
Articolo di Giovedì 9 Maggio 2019

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