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ROVIGOFINANZA

Gli italiani, la liquidità e l’illusione monetaria

Paolo Rimbano, consulente finanziario, spiega come funziona l’inflazione in Italia e perché ci illudiamo di avere lo stesso capitale in un dato momento, mentre in realtà non è così

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ROVIGO - In questi giorni ci sono state tante notizie che i telegiornali hanno continuato a riportare: prima che l’Italia è fuori dalla recessione, poi che le stime di crescita economica dell’Italia sono deludenti mentre il debito continua a crescere, con un intermezzo di Trump che con un tweet ha promesso nuovi dazi, eccetera. Tutto passa, ma il principio finanziario di cui voglio parlarvi oggi invece resta ed è importante che sia ben chiaro.

Sempre in questi giorni sono uscite due notizie passate quasi inosservate: la prima è che la liquidità (ossia i soldi in conto corrente) degli italiani ha superato l’importo di 1.500 miliardi di euro; la seconda è che l’inflazione italiana è leggermente cresciuta all’1,1%.

Mettendo insieme queste due notizie possiamo affermare che gli italiani soffrono della cosiddetta “illusione monetaria”, che è l’errore di valutazione che ognuno di noi commette quando ragiona in termini di valore nominale della moneta, trascurando la variazione del suo valore reale. 

Mi spiego meglio. Il valore nominale della moneta è l’importo in euro: se ho mille euro sul conto, il valore nominale è mille euro. Se mantengo questi mille euro sul conto per un anno, in un mondo di tassi zero e immaginando l’assenza di costi, a fine anno avrò ancora mille euro. Ragionando in termini di moneta, ho la stessa quantità dell’anno prima, per cui non mi sento né più ricco né più povero a distanza di un anno. Ecco l’illusione monetaria. 

Se è vero che ho ancora la stessa quantità di moneta, per fare una valutazione corretta devo chiedermi: con i mille euro attuali, a distanza di un anno, posso comprare ancora la stessa quantità di beni e servizi che avrei potuto acquistare un anno fa? Ossia il valore reale in termini di cose (reale deriva dal latino “res” = cosa) che posso acquistare, della mia moneta è sempre quello?

La risposta dipende dall’andamento dei prezzi dei beni e servizi, che è misurato dal tasso di inflazione. L’inflazione all’1,1% come quella attuale mi dice che a distanza di un anno i prezzi sono cresciuti dell’1,1%, il che vuol dire che per comprare gli stessi beni e servizi che un anno fa compravo con mille euro ora devo spendere 1.011 euro e che con i mille euro di oggi posso acquistare l’1,1% in meno dei beni e servizi che con gli stessi mille euro avrei potuto acquistare un anno fa.

Entrambi i punti di vista mi dicono che, se a livello monetario ho ancora mille euro, in realtà oggi sono più povero di un anno fa perché non riesco più ad acquistare le stesse cose. Mi illudo di avere ancora lo stesso valore, ma non è così.

Se questo ragionamento lo porto avanti nel tempo, immaginando che la liquidità sul conto corrente rimanga lì ferma, senza interessi, per 5 o 10 anni, i danni in termini “reali” possono essere molto significativi. Il grafico che segue evidenzia l’andamento del valore reale di 100.000 euro dal 2002 ad oggi. 


Chi aveva 100.000 euro all’inizio del 2002, data di entrata in vigore dell’euro e li avesse mantenuti sul conto corrente a tasso zero e senza spese, oggi avrebbe ancora 100.000 euro nominali, che varrebbero però 75.495 euro in termini reali, di beni e servizi. L’inflazione dal 2002 ad oggi ha eroso il 25% circa del potere di acquisto di quei 100.000 euro nominali.

Considerato che gli italiani detengono una quota enorme del risparmio in liquidità e questa liquidità permane sui conti da molti anni, questo è l’effetto che gli italiani hanno subito e continuano a subire.

Il messaggio è semplice e molto chiaro. Mantengo la liquidità sul conto corrente per non rischiare di perderci investendola e in realtà accetto senza esserne consapevole di avere una perdita certa, quella in potere di acquisto, in valore reale. La liquidità è a rischio zero in termini monetari, ma a perdita certa in termini reali.

Di fronte a questa nuova consapevolezza posso scegliere di adottare la politica dello struzzo, mettendo la testa sotto la sabbia lasciando che il leone-inflazione mi sbrani, oppure posso intraprendere un’azione di difesa del valore reale del mio risparmio:

  • limitando la liquidità a quanto effettivamente mi serve avere sempre disponibile;
  • pianificando quanto non mi serve tenere liquido in coerenza con obiettivi e tolleranza al rischio;
  • privilegiando soluzioni a capitale garantito per il risparmio a breve termine (2-3 anni) e forme più bilanciate man mano che aumenta l’orizzonte temporale;
  • ben sapendo che un ipotetico rendimento dell’1,10% dei miei investimenti in questo momento è un guadagno in termini monetari ma in termini reali è appena sufficiente a compensare l’inflazione.

 

Paolo Rimbano

 

La rubrica "RovigoFinanza" pubblicata dal quotidiano RovigoOggi.it, curata dal dott. Paolo Rimbano è una rubrica di educazione finanziaria e NON è una rubrica di consulenza finanziaria. I contenuti pubblicati dal giornale potranno fare riferimento ad analisi e dati che provengono da fonti ritenute serie, attendibili e affidabili. Non si garantisce tuttavia in alcun modo che il contenuto del sito e dei report di analisi sia esatto, completo o affidabile. In particolare, le informazioni e le opinioni vengono fornite senza alcuna garanzia. Quanto contenuto nella rubrica NON rappresenta un consiglio di investimento e NON si garantisce pertanto che se ne possa fare affidamento per effettuare un investimento. L’eventuale utilizzo dei dati e delle informazioni come supporto di scelte di operazioni di investimento personale o altre decisioni è pertanto a completo rischio del lettore utente, che si assume in proprio le responsabilità derivanti da perdite o da ogni altro danno diretto o indiretto

Articolo di Domenica 12 Maggio 2019

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