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FESTIVAL CONTAMINAZIONI CONSERVATORIO VENEZZE

[VIDEO] Strepitoso Paolo Fresu chiude il festival jazz in onore di Tamburini

Il grande trombettista al Teatro Sociale ha ricordato l’amico scomparso con il concerto di chiusura del festival del conservatorio Venezze

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ROVIGO - La pioggia non ha fermato ma ha solo spostato la location della chiusura del festival Contaminazioni del conservatorio Venezze di Rovigo, inserito nel Maggio rodigino. Protagonista al Teatro Sociale, col pubblico delle grandi occasioni, domenica 12 maggio è stato senza dubbio un Paolo Fresu in grande spolvero accompagnato dalla Venezze Big Band che ha con tromba e flicorno ha dato il meglio di sé. In realtà c’è stato anche un altro protagonista. Non lo si è visto ma è stato presente nel corso di tutta la manifestazione. Si tratta di Marco Tamburini a cui è stato dedicato l’auditorium del conservatorio (LEGGI ARTICOLO) .  

“E’stato un gesto di gratitudine e riconoscimento che il conservatorio ha voluto dedicare alla memoria di Marco - ha detto il presidente del conservatorio Venezze, Lorenzo Liviero dal palco - ed è proprio percorrendo la sua memoria che siamo arrivati ad invitare Paolo Fresu, suo amico e più volte le loro trombe si sono incrociate”.  

“La musica e la bellezza è ciò che ci può salvare e ci può far stare meglio ed è quella magia che ci può far stare in contatto con passato,presente e futuro - ha spiegato il direttore del conservatorio Giuseppe Fagnocchi - Il libretto che abbiamo stampato segna un importante punto di passaggio. Alla pagina dedicata a mercoledì c’è scritto ‘auditorium del conservatorio di via Pighin’. Se andate alle pagine successive a venerdì c’è scritto ‘auditorium Marco Tamburini’ colui che ha fondato il dipartimento di jazz. Ma riusciva anche a dare la gioia della musica”. 

“La ferita della mancanza di Marco è ancora troppo viva” ha detto con emozione Paolo Fresu che ha anche rivelato che cosa accomuna lui a Marco: mettere nella musica tutta la passione che si ha dentro, proprio ciò che fa la differenza. 


E Fresu è riuscito a trasmettere questa passione al numeroso pubblico, questo metalinguaggio che è il jazz che non ha bisogno di parole ma solo di buoni ascoltatori che sappiano sbirciare nell’animo del musicista (e compositore in questo caso). 

Dopo un “riscaldamento” assieme alla Venezze Big Band diretta da Massimo Morganti, il grande trombettista ha regalato al pubblico rodigino tre brani scritti da lui: “Un tema per Roma”, “Perfetta” scritto per un monologo teatrale di Geppi Cucciari e dedicato alle donne nella giornata della festa della Mamma e “Jetrium”. Fresu ha il potere di evocare atmosfere e suoni onirici per poi accelerare i ritmi che diventano dolci quando invece dedica un valzer alla moglie, quando è costretto ad effettuare lunghe tournée. Difficile non rimanere estasiati e a non farsi catturare oltre che dal ritmo anche dalla magia che traspare. Sempre con quel nome che aleggia e cui, molto probabilmente si deve l’incantesimo.

A fine concerto non può mancare il bis, chiesto a gran voce dagli scroscianti applausi. Bis che non può che essere di un brano scritto da Tamburini e il cui titolo dice tutto. My life is now. 

Articolo di Lunedì 13 Maggio 2019

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