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RUGBY PERONI TOP12

Il derby visto dalla tribuna Quaglio

L’urlo di gioia del Battaglini la fotografia di una città in mischia pronta ad “invadere” Calvisano per l’ultimo atto. Tifosi della FemiCz Rovigo pronti a partire

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ROVIGO - Solo al Battaglini possono capitare certe cose. Tipo quello di ritrovarsi abbracciati al proprio vicino di posto dopo una trasformazione inaspettata e tanto attesa, e ridere e piangere assieme. A me è capitato di più. 

Era ormai da circa metà del secondo tempo, quando ormai era evidente la supremazia della mischia rossoblù, soprattutto dopo la biblica spinta che ha fatto scivolare per una decina di metri indietro quella tuttanera, che sentivo di stare per perdere la voce, però continuavo a incitare i ragazzi in campo con tutte le forze che avevo in corpo. Purtroppo le mie corde vocali ne hanno subito le conseguenze, tanto da costringermi quasi a comunicare a gesti il giorno dopo a lavoro. Ma la cosa più strana è che ho avuto come vicino di posto, nel gradone di sotto, sulla tribuna Quaglio, un povero signore calvo in sovrappeso, che ha avuto la sfortuna, e anche la pazienza, di sopportare tutti i miei colpi sulle spalle durante la partita e le mie grida. 

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Poi è arrivato quel momento magico, unico e irripetibile, quando il pallone è schizzato via come una saponetta sopra la traversa dei pali, e allora in quel momento ho capito che era finita, l’avversario era battuto definitivamente e finalmente era giunta al termine la nostra passione. Mi sono ritrovato, non so come, avvinghiato a suddetto signore, con le mani sulla sua nobile pelatta nel tentavo come di mordergliela. Ovviamente in senso affettuoso. Tutto è finito vedendo riprendere il gioco, pensavo che dopo la trasformazione l’arbitro avrebbe fischiato direttamente la fine dei giochi, e invece ha voluto far ripartire ancora palla al centro.

Domenica scorsa, con un tempaccio da lupi, sembrava di essere a novembre, Mantelli ha ritrovato il suo piede caldo, quello che gli ha consentito di realizzare il novanta per cento dei calci franchi la stagione passata. C’è quasi da augurarsi che anche sabato prossimo vi siano le stesse condizioni climatiche. 

Il Rovigo è giunto meritatamente in finale. In fin dei conti il Petrarca aveva prodotto poco gioco e la sua strategia era semplicemente quella di giocare di rimessa sui nostri errori. Ha ragione da vendere il nostro coach a rispondere in modo ironico al giornalista padovano che, ineducatamente e impropriamente, gli rivolgeva osservazioni che non stavano né in cielo né tanto meno in terra riguardo la posizione di Majstorovic. Noi li abbiamo dominati sotto tutti i punti di vista a cominciare dai punti d’incontro, e la linea “verde” della nostra prima linea nel primo tempo ha respinto i loro ben più esperti piloni. Poi i “Caterpillar” del secondo tempo hanno completato l’opera, demolendo ogni loro speranza di successo. 

Tra gli scudi personalmente, a parte l’ottimo Halvorsen, avevo visto sia capitan Ferro che Denis “Barbanera” Majstorovic. Quest’ultimo è un vero e proprio toro scatenato quando corre palla in mano, non lo ferma niente e nessuno, guadagna sempre campo, e se in qualche modo viene placcato libera sempre il pallone al compagno accorrente che si trova senza marcatore diretto. Idolo delle folle, fa sognare grandi e piccini, le sue bufalesche corse fanno tornare alla mente quel gigante di Calanchini, che grande e grosso com’era accelerava e distruggeva qualsiasi cosa si opponesse alla sua traiettoria di corsa.

Adesso c’è da sistemare un conto in sospeso col Calvisano, là a casa loro. L’unica preoccupazione, se così si può dire, è il tempo di recupero dei nostri eroi. Ce la giocheremo alla morte. Sono sicuro che i primi a credere nel successo, prima del più scatenato dei tifosi, sono i giocatori stessi, e prima ancora l’allenatore che condividerà assieme al gruppo la soluzione dei problemi, come sempre è stato quest’anno. Questo è sempre stato un gruppo fantastico, fin dall’inizio, anche quando i risultati non arrivavano; non si è mai scollato e non si è mai sentito di disguidi o dissapori, nonostante le vicende societarie. E’ un gruppo magico che tiene vivi i propri sogni, e noi tifosi faremo lo stesso.

Stefano Padovan       

 

Articolo di Lunedì 13 Maggio 2019

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